Libertà di movimento


Immigrazione-italia_1297208852

Consideriamo utile in questi giorni attirare l’attenzione su un interessante scritto dell’economista liberale Àlvaro Vargas Llosa in cui si riflette sul ruolo e sull’importanza dell’immigrazione nello sviluppo economico: “Global Crossings: Immigration, Civilization, and America”. Il volume, analizzato da Alberto Mingardi sul Sole24ore del 29 settembre, è incentrato sull’immigrazione negli Stati uniti, ma il discorso di fondo e alcune considerazioni superano i confini d’Oltreoceano.

Ciò che si tenta di confutare è la concezione che chi arriva da altri Paesi rappresenti un pericolo in quanto può togliere una porzione di lavoro ai residenti. Vargas Llosa pone invece l’accento sullo “spirito imprenditoriale” e sulla voglia di produrre propria dei migranti, che si inseriscono in un meccanismo economico a cui donano nuova energia. In questa ottica, il fenomeno migratorio – e la disposizione ad accettarlo – diventa un mezzo per supplire a una situazione economica squilibrata che si rinnova con la creazione di nuova offerta di lavoro per nuova forza lavoro.

Se ulteriori incrementi della forza lavoro avessero un effetto negativo – afferma l’autore – come mai tra il 1950 e oggi (un periodo in cui la forza lavoro negli Stati Uniti è cresciuta da 6o a 150 milioni grazie alla massiccia entrata delle donne e dei baby boomers nell’economia) non si è registrato alcun aumento di lungo periodo nel tasso di disoccupazione?”

Dopo aver fatto notare che il tasso di lavoratori autonomi è maggiore fra gli immigrati che fra quelli che sono nati in America, Vargas Llosa indica una sfilza di personaggi, riportati nell’articolo di Mingardi, che hanno influito enormemente sullo sviluppo contemporaneo: “Sergey Brin di Google lasciò la Russia da bambino; Pierre Omidyar, fondatore di eBay, è figlio di immigrati iraniani in Francia; il fondatore di Intel Andrew Grove («only the paranoid survive») è nato in Ungheria; Jerry Yang (Yahoo) viene da Taiwan; Elon Musk, fondatore di PayPal, è sudafricano. Queste sono la punta dell’iceberg: negli ultimi anni, un sesto delle start up innovative è sorto per iniziativa di un ‘americano di prima generazione’”. La garanzia di avere libertà di movimento, oltre a essere un diritto che non può essere negato ad alcuni e concesso ad altri, è dunque fonte di sviluppo sociale, culturale e anche economico.

Un argomento di riflessione anche per i Paesi dell’Unione europea, in cui, a dispetto del valore tributato alla libertà di movimento, risulta che solo un europeo su dieci è nato da genitori stranieri.

Marco Cecchini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...