La stabilità del panettone


2011-12-29-17-23-21

La crisi batte dove il governo duole. “Quest’anno lo avevamo auspicato, ma l’anno prossimo ne usciremo davvero”. Dall’andamento dello spread alla “stabilità” del panettone: ricette agrodolci per ogni occasione.

Di anno in anno ci propinano un menu tradizionalmente velato di finta speranza. E zuccherini a gogo per non piangere. Vorremmo, ci piacerebbe, faremo, vedremo. Il grande assente resta sempre il tempo presente. Lo stesso che vede il proliferare delle imprese e dei negozi che chiudono, mentre la disoccupazione dilaga soprattutto tra i giovani. Per tacere di Pompei, teatri e musei. Così gli antipasti culturali aprono e chiudono banchetti ripieni di misera pietas. E alla fine un po’ di beneficenza per sovvenzionare una ricerca scientifica qualsiasi, perché fa tendenza. Ma la crisi morde bocconi sempre più scarsi. E chi salverà le briciole? Il nuovo berlusconismo mascherato da giovanilismo renziano, la tragicommedia ben retribuita di Grillo, o il sorriso accigliato di Silvio che già pregusta la sua prossima vittoria elettorale, sapendo che sarà l’ultima? Passeranno mesi, forse anni. Proporranno ancora taglia e cuci, per rattoppare una tovaglia tricolore sempre più logora e indecente. E continueranno a proporci piatti a base di grande Paese condito da grandi risorse. Ma la fuga dei palati più fini proseguirà la sua inesorabile corsa verso l’estero.

Aspettando passivamente che passi la crisi, non capendo che, una volta accaduto, niente sarà più come prima. Continuando ad avere dei pessimi maitres, quando le materie prime saranno più ricche, non sapremo più nemmeno come e perché cucinarle.

Gianfranco Zucchi

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