Senato, riforma per caso?


bianco

“Non siamo ‘tacchini in pericolo alla vigilia del Natale’, però la prospettata riforma del Senato non ci sembra orientata nella direzione giusta”: parla con ‘Libera e Forte-l’Informazione dei Popolari’ il Presidente dell’Associazione ex Parlamentari, Gerardo Bianco. Deputato per svariate legislature, presidente dell’ultimo Gruppo parlamentare democristiano e poi segretario del Ppi, è stato anche vicepresidente dell’Assemblea di Montecitorio. Ex deputato oggi, come i 2/3 dell’ Associazione, gli altri sono ovviamente ex senatori e dunque tutti al di sopra di ogni sospetto di conflitto d’interessi nel ricoprire il ruolo di ‘saggi’ sulle riforme istituzionali e in particolare sulla riforma del Senato. A Bianco stanno arrivando riflessioni e proposte da lui sollecitate con una lettera agli associati, che comunque ne hanno discusso più volte in incontri e convegni: l’anno scorso, Gerardo Bianco pungolò gli ex parlamentari anche sulla questione della legittimità degli eletti grazie al Porcellum e al suo abnorme premio di maggioranza…

“Tema delicatissimo” quello del Senato, avverte Bianco, come quello della legge elettorale. “Il superamento del bicameralismo perfetto è un passaggio obbligato per dare efficienza al sistema istituzionale -afferma- ma non sarebbe affatto lungimirante procedere ‘tout court’ con la soppressione del Senato e della sua funzione deliberante… La strada da seguire è un’altra, già indicata da eminenti costituzionalisti, ed è quella della differenziazione delle competenze e delle funzioni, con la possibilità di richiamo delle leggi da parte della Camera esclusa dalla prima lettura su richiesta di una maggioranza qualificata o dal Governo”. Aggiungiamo noi: già la Bicamerale D’Alema, che fece un ottimo lavoro prima di essere affossata da Berlusconi, insistette sulla riforma del procedimento legislativo (abbinata alla riforma dei regolamenti parlamentari). “Sulla fiducia all’Esecutivo e su alcuni limitati atti legislativi o su materie di particolare rilevanza le Camere potrebbero deliberare insieme, come avviene per la elezione del Presidente della Repubblica e altre cariche elettive. E’ questo il modello del Parlamento procedurale che supererebbe i limiti del bicameralismo perfetto, senza annullare la possibilità del secondo esame correttivo”.

Il presidente degli ex parlamentari ritiene che si andrebbe a realizzare un disastroso ‘pasticciaccio’ trasformando il Senato in una Camera dei già eletti nelle amministrazioni locali: scarsa, eventuale riduzione di costi, “mentre si ridurrebbe lo spessore della nostra democrazia”. “Per coniugare rappresentatività, efficienza, qualità legislativa e anche risparmio economico, senza indebolire l’assetto democratico  -afferma con convinzione Gerardo Bianco- è necessario battere altre strade, che passano, appunto, per la differenziazione, e insieme per la parità istituzionale dei due rami del Parlamento, per il dimezzamento del numero dei deputati e senatori, per l’adozione di innovativi regolamenti parlamentari, cominciando a privilegiare il metodo redigente in commissione”.

Troppo ‘renzianamente’ semplice e chiaro, vero? Beh, in effetti col dimezzamento i ‘tacchini’ sarebbero molti, e i costi davvero ridotti quasi alla metà,

poi…! Scommettiamo che si procede verso il ‘pasticciaccio’? Del resto la turbo-riforma di Quagliariello, saggi e comitato dei 42 è stata stoppata solo dal caso. Riforme a caso.

Gian Paolo Vitale

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