Conciliare diversità e uguaglianza per vincere la sfida europea


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Il libro “La diversità come ricchezza” di Michele Canonica e Pier Carlo Padoan parte dall’idea che “fino alla nascita dell’euro, lo sfruttamento positivo delle diversità è stato alla base dell’idea di integrazione economica come motore dello sviluppo. Una moneta unica, al contrario, richiede che le diversità siano ridotte al minimo, possibilmente eliminate”. Il presupposto per vincere “la grande sfida dell’Europa” si basa quindi sulla conciliazione tra questi due parametri: diversità e uguaglianza.

Lo scopo del volume non consiste nel prendere di petto la demagogia dei cosiddetti “euroscettici”, ma nell’offrire argomenti a sostegno dell’Europa secondo una prospettiva nuova e più concreta. La costruzione europea – è questa la convinzione degli autori – potrà avere un futuro “soltanto a condizione di difenderla in modo razionale, spazzando via i luoghi comuni – che hanno finito per renderla poco credibile – e mostrandone con chiarezza tutti gli elementi di gracilità”.

I due autori partono dunque dall’analisi dei punti deboli. Lo fanno proponendo una serie di domande la cui risposta non può essere che negativa: esiste in Europa una “leggenda”, un’epopea capace di generare e alimentare il sentimento di appartenenza a una patria comune? C’è fra gli altri paesi (Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Brasile eccetera) qualcuno che prenda in considerazione come interlocutore politico-economico credibile l’Ue e non i singoli stati? Analizzando la situazione oggettivamente, bisogna riconoscere che l’Europa è formata da “popoli molto differenti, abituati per secoli a combattersi fra loro, a organizzare la loro esistenza secondo regole e gerarchie di valori spesso incompatibili”.

Ma l’uscita dall’euro cosa comporterebbe per l’Italia? “Potremmo stampare moneta, svalutarla, aumentare le esportazioni, riempire i nostri alberghi di turisti stranieri. Ma si tratta di una medaglia che in brevissimo tempo rivelerebbe un’altra faccia, molto meno allegra. Più inflazione, più debito, meno ricchezza”. Alla resa dei conti, la cura risulterebbe peggiore della malattia: è consigliabile, affermano gli autori, “avanzare con cautela e fermezza sulla strada della costruzione europea”.

L’unità politica è dunque necessaria, anche se impraticabile a breve: Canonica e Padoan prendono le distanze dall’idea condivisa da molti che l’Europa debba accelerare il processo di integrazione politica: “se l’obiettivo è quello di avere più Europa, come si può pensare che un’identità comune europea possa formarsi rapidamente, nel mezzo di una crisi così profonda?”

Una “crisi dell’euro” – così viene definita nel pamphlet quella che stiamo vivendo – che ha evidenziato le carenze tecnico-istituzionali della concezione iniziale della moneta unica, ma che soprattutto ha messo in dubbio la capacità stessa di collaborare fra paesi così diversi. A ciò ha contribuito la presenza di quello che nel libro viene definito il “triangolo infernale”: “mercato senza guida; governi nazionali incapaci di gestire la crisi e di collaborare secondo una volontà collettiva; cittadini che hanno perso progressivamente la fiducia nelle promesse dell’Europa di più lavoro e più benessere”.

Questi i principali punti critici che si presentano nell’immediato e sui quali occorre lavorare se si vuole “dare concretezza all’idea di un’integrazione politica che un giorno permetta ai governi di definire strategie di lungo periodo, guidare i mercati e migliorare le prospettive di vita delle popolazioni”.

Marco Cecchini

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