L’Europa ha un gran bisogno di lavorare in pace dal Portogallo agli Urali


UKRAINE-UNREST-EU-RUSSIA-POLITICS

di Giovanni Palladino

Tra la caduta del muro di Berlino e la riunificazione della Germania passò poco più di un anno. Poi subito al lavoro per fare di Berlino un gioiello di città. Chi visita oggi la capitale della Germania riunita non crede ai propri occhi, soprattutto se ha il ricordo di quanto fosse brutta e deprimente Berlino Est. Il confronto fa capire quale dei due sistemi doveva per forza prevalere sull’altro: l’efficiente sistema liberale di Berlino Ovest sul fallimentare sistema comunista di Berlino Est.

Eppure Putin, in una intervista fatta nel 1999, ricordava come nel 1989 fosse stato costretto – con sua grande amarezza e rabbia – a lasciare il suo lavoro di agente del KGB a Berlino Est, dicendo che “l’Unione Sovietica aveva così perso il suo posto al sole in Europa”. Sole e buono stipendio per lui, ma buio e povertà per i tedeschi della Germania Est.

Ma l’amarezza e la rabbia di Putin aumentarono quando seppe come Gorbaciov uscì sconfitto da Bush e da Kohl nella trattativa di 13 mesi per la riunificazione della Germania. Dapprima Mosca era disposta a concedere la “luce verde” a condizione che la NATO non avesse mai alcuna presenza e influenza non solo nei paesi dell’Europa dell’Est, ma anche nella (ex) Germania Est. Washington e Bonn respinsero questa richiesta e alla fine Gorbaciov cedette “per un piatto di lenticchie”: il pagamento del rimborso spese per il rientro a casa e la risistemazione del consistente esercito sovietico dislocato in Germania Est. Spese che Bush e Kohl pagarono con piacere.

La riunificazione della Germania agì poi da “calamita” per l’avvicinamento all’Ovest degli altri paesi dell’Est Europa, sino a far ritenere possibile la realizzazione di una delle tante profezie di Luigi Sturzo: la creazione di una Europa unita dal Portogallo agli Urali. In particolare faceva ben sperare la porta aperta di Putin agli investimenti tedeschi, francesi e italiani in Russia, nonché la diffusione dei gasdotti russi verso Ovest.

Purtroppo i gravi fatti dell’Ucraina hanno per il momento interrotto questo “sogno”. Peccato, perché sia l’Europa che la Russia hanno un gran bisogno di questa grande unificazione. Putin sbaglia nel temere un avvicinamento dell’Ovest verso l’Est, mentre la NATO sbaglia nell’alzare la voce e le armi, in una fase storica in cui ad avere maggiore voce e peso dovrebbe invece essere la diplomazia economica. Il “gioiello” Berlino insegna che concordia e unione funzionano, mentre conflitto e divisione costano caro e non rendono.

2 thoughts on “L’Europa ha un gran bisogno di lavorare in pace dal Portogallo agli Urali

  1. Il gioiello tedesco lo abbiamo pagato tutti assieme (e in realtà non mi dispiace, mi paiono soldi spesi bene). Quello che non capisco è la scarsa attenzione mediatica verso il deserto che si sta producendo in aree quali Grecia, Portogallo, Italia meridionale. Non ha molto senso coltivare una unione europea che crea cittadini di serie a e di serie b, e forse non è nemmeno tecnicamente fattibile sul lungo periodo. Prima di preoccuparci di Mariupol avremmo forse fatto meglio a prestare attenzione ai guai di Messina.

  2. Caro Giovanni buonasera, . ho letto ed apprezzato il tuo articolo che, da una breve sintesi, in cui esalta l’efficienza dei tedeschi della Germania dell’ovest nel ricostruire la Berlino post guerra fredda; dopo un breve excursus, sulle vicende che sono seguite alla conclusione della cosiddetta “cortina di ferro”; partendo dal pensiero dell’illuminato quanto lungimirante Don Luigi Sturzo, ti soffermi e poni l’accento sull’opportunità o meno dell’occidente di fronteggiare la crisi Ucraina, ricorrendo ad un braccio di ferro, assumendo un ruolo di contrapposizione contro la Russia, anziché affrontare la vicenda con spirito collaborativo e di mediazione; d’altro canto quest’ultima, ha sempre visto come una minaccia, piuttosto che come una probabile e/o possibile opportunità, l’espansione dell’ influsso occidentale, verso i Paesi dell’est Europa, ex Sovietici/dipendenti. Ma, io mi chiedo, perché non intraprendere, da parte dell’occidente, un percorso diplomatico tendente ad includere nel medio/lungo termine, nel patto Nato, anche Russia e Ucraina, prima ancora, che le stesse possono un giorno essere integrate anche nell’Europa Comunitaria? Del resto, tu a ragione citi il pensiero del grande Don Sturzo, che già poco meno di un secolo fa, sognava e non a torto, visto le comuni radici di etnie, di interrelazioni sociali ed economiche dei popoli Europei ma, soprattutto la comune matrice Cristiana, una “Europa unica e pacificata, anche nel lavoro, dal Portogallo agli Urali! Per quanto mi riguarda, invece, io asserisco che, “il processo di integrazione Europea, non potrà mai definirsi concluso fino a quando Paesi importanti come: Turchia, Ucraina e Russia non faranno parte integrante di tale compagine comunitaria”. Paesi accomunati da importanti eventi storici, economici e culturali nonché, religiosi e sociali, le cui interrelazioni affondano le radici in millenni di storia. L’argomento di un’Europa veramente integrata e pacificata anche da eventuali conflitti economici e sociali, è stato da me trattato anche a margine di articoli a sfondo economico, come per esempio quello del 14.07.2014 del prof. Zingales dal titolo “L’ineluttabilità storica dell’Europa secondo Draghi”, il cui mio commento è stato il seguente:
    Prof. Zingales buonasera, … io mi chiedo ma, se a parlare dell’ineluttabilità storica dell’Europa è proprio il Presidente Draghi, di cui ho grande stima e ne condivido la sua governance della BCE, ciò conforta il mio pensiero, che tale assunto prescinde dai vari tecnicismi, comunque interpretati e suggeriti, legati alla convenienza economica dell’Europa Comunitaria. Quindi, bisogna ricercare le ragioni, di tale necessità, non in mere alchimie economico-finanziarie ma, nelle nostre radici e sulla condivisione dei valori comuni; ergo, prima l’unione dei popoli europei, con particolare riguardo al welfare comunitario poi, tutto il resto. Come ebbi a dichiarare in un altro precedente intervento, la moneta unica avrebbe dovuto costituire la fase finale dell’integrazione comunitaria, l’atto conclusivo di tale operazione, ancora dopo aver istituito il Fondo partecipativo per l’emissione degli Eurobond; invece, si è pensato bene di anticipare tale evento prima ancora di dotare i popoli europei di politiche comunitarie convergenti ma, anche di politiche fiscali convergenti, senza pensare che i cambi fissi della moneta, finivano per avvantaggiare i Paesi con fiscalità agevolate, innescando una forte tensione competitiva tra aziende di Paesi diversi. Ulteriore motivo di presa di distanza dalla Moneta Unica e di disaffezione per l’Europa Comunitaria. Cordialità, Dott. S.re DeVono – B.A.
    luglio 14, 2014 alle 7:28 pm

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