“L’Italia che vorrei”, il manifesto civile dell’uomo dei libri


mattoncini

40 titoli al giorno, per un totale di 200 milioni di copie l’anno, con una tipografia di 100.000 metri quadrati che funziona interamente grazie ai raggi del sole catturati dai pannelli solari e che con l’energia prodotta in eccedenza è in grado di alimentare cinque paesi del circondario. Nel libro-intervista “L’Italia che vorrei. Il manifesto civile dell’uomo che fa i libri”, Fabio Franceschi, proprietario della Grafica Veneta, racconta a Stefano Lorenzetto com’è riuscito “ad aumentare di quasi 200 volte il fatturato dal 2001 a oggi; a conquistare i mercati dell’Est europeo, dell’Africa e dell’America Latina; a produrre gli allegati per il New York Times e la Komsomól’skaja Pravda; a diventare, nel comparto librario, l’impresa tipografica più moderna e con il margine operativo lordo più alto d’Europa”. E presenta il proprio manifesto civile, convinto che sia possibile ridare all’Italia speranza, orgoglio, efficienza, giustizia sociale e “restituirle il posto che le compete nel mondo”. Cosa serve? Lavoro, onestà e soprattutto buonsenso.

L’imprenditore si scaglia in particolare contro la corruzione, “il problema dei problemi, la nostra vergogna agli occhi del mondo, la lebbra dilagante”, che “pesa per 1.000 euro su ogni italiano”. Calcolando “un nucleo di cinque persone dove entrano 30.000 euro l’anno di stipendio significa che gli stai fregando il 20 per cento del reddito. E infatti sono le fasce deboli a essere massacrate per colpa dei furfanti”.

Parlando di politica, Franceschi constata e lamenta la mancanza di un vero leader alla guida del Paese, che parli poco e lavori tanto, e che “non voglia diventare un mostro del piccolo schermo con otto ore di esposizione al giorno”: chiaro riferimento all’attuale presidente del Consiglio che definisce “uno spaccamontagne che non ha mai lavorato in vita sua. Che crede di poter governare l’Italia a colpi di tweet digitati alle 6 di mattina sul suo smartphone. E che ha investito 10 mld di euro, non suoi, nostri, nella campagna elettorale più cara del secolo: gli 80 euro”. Mossa oltretutto inutile, precisa, perché i ministri “sono ostaggi di un apparato burocratico che sta lì dal 1946, inamovibile, formato da consiglieri di Stato, magistrati della Corte dei conti, capi di gabinetto, consiglieri giuridici, consiglieri legislativi, consiglieri militari, un esercito di boiardi che ha già seppellito 26 presidenti del Consiglio, prima di Renzi”.

Siamo d’accordo con il proprietario della Grafica Veneta, come siamo d’accordo con Corrado Passera quando, nella propria ricetta per risanare l’Italia, afferma che si debba lavorare proprio in queste due direzioni: semplificazione burocratica e lotta alla corruzione. Passera propone inoltre di ripristinare il reato di falso in bilancio, sulla cui depenalizzazione, attuata dal governo Berlusconi, si scaglia anche Franceschi. Non è improbabile che una azione volta in questo senso possa rappresentare per l’Italia la migliore delle “manovre” che il Governo potrebbe mai riuscire a mettere in atto.

MC

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