Lottare contro i mulini a vento della Pubblica amministrazione


Don_Chisciotte_contro_i_mulini_a_vento

Nella rubrica Memorandum (Il sogno di Valentina e la scossa meritocratica che serve, il Sole 24 ore del 21 settembre) Roberto Napoletano riporta la vicenda di Valentina Petricciuolo che, dopo dieci anni al servizio dell’amministrazione pubblica inglese e australiana, lavora da tredici in quella italiana, in cui è entrata con l’obiettivo di “essere di aiuto al sistema produttivo italiano operando dentro la sua macchina pubblica”.

Un impiego dunque fortemente voluto, ma che si è rivelato col tempo una “illusione”, perché nessuno ha pensato di valorizzare l’esperienza estera della ragazza e di utilizzarla in maniera fruttuosa: non le era richiesto, evidentemente lo svolgimento delle sue mansioni era già stato deciso, programmato, fissato in una struttura fossilizzata da decenni. Una delusione forse resa ancora più amara dalla consapevolezza, dovuta al soggiorno all’estero di Valentina, della possibilità di lavorare in maniera differente: il che le fa affermare di avere constatato “l’abissale differenza tra noi e loro. Tra l’approccio anglosassone alle cose e il nostro superficialismo, misto ad arroganza”.

È così che la ragazza ha pensato di “inventarsi” un altro lavoro – ultimamente pare che molti siano costretti a farlo – e, riducendo il suo impegno con la Pa al part time, ha deciso di studiare un sistema per fornire un aiuto professionale ai moltissimi scienziati e ricercatori italiani “che non hanno idea di come valorizzare e promuovere i risultati dei loro sforzi”.

Risultato: oggi Valentina lavora per l’European Research Council nella selezione e la valorizzazione dei progetti ad alta tecnologia che devono competere all’assegnazione dei fondi disponibili per ricercatori e scienziati che hanno già ottenuto un grant di ricerca. Nel “tempo libero” svolge diligentemente il suo lavoro richiesto dalla Pa, che a sua detta consiste “nell’organizzazione di inutili giostre promozionali”. E, visti i risultati ottenuti grazie alle sue capacità, non vediamo il motivo per mettere in dubbio il suo giudizio.

L’entusiasmo che rischiava di essere completamente sedato dall’impiego pubblico, in questo caso (e facciamo i nostri complimenti a Valentina che non si è voluta arrendere) ha trovato un canale attraverso cui esprimersi; ma, come mette in evidenza Napoletano, è necessario che questo entusiasmo si esprima nella macchina dello Stato italiano, e che si riesca “lì non altrove a far entrare uno straccio di criterio meritocratico, e sempre lì si reclutassero i migliori per riuscire a spendere bene i fondi comunitari per valorizzare i nostri cervelli prima di perderli”. Anche perché “non basta cambiare i presidenti se restano i mandarini di sempre”. È necessaria una riforma radicale, ma se non modifichiamo questa situazione la nostra partita con il futuro sarà persa in partenza. A tavolino, per mancata presentazione della squadra.

Marco Cecchini

One thought on “Lottare contro i mulini a vento della Pubblica amministrazione

  1. Caro Marco, sono convinto che occorra farsi una ragione che l’impegno secondario di Valentina in ERC sia la risposta che serve ad una Italia europea rinnovata e l’amministrazione pubblica tradizionale sia, invece, una scoria della storia. La PA non ha più “luoghi del progetto”da decenni e chi non ha più capacità di progetto, ha contestualmente perso ogni capacità di indirizzo, di pianificazione e programmazione, nonché le funzioni ispettive e di selezione in relazione a indirizzi, piani e programmi.
    La vicenda, a mio parere, suggerisce la strada: allo sviluppo, alla disciplina, alla amministrazione del territorio devono partecipare altri soggetti già presenti sul territorio o che hanno interesse e interessi per quel territorio: Ordini professionali, associazioni professionali para-sindacali o di scopo e poi gruppi attivi di cittadini, università, istituzioni private e pubbliche culturalmente valide. Ogni territorio si costituisce in comunità “concreta”, che nasca, come diceva Adriano Olivetti, sulle rovine di una società individualistica ed egoista. Quando don Luigi Sturzo reclamava la necessità che la politica e la sua espressione amministrativa dovesse considerarsi un servizio del quale nessuno dovesse servirsi, pensava certamente ad un alleggerimento del potere interdittivo delle Pubbliche Amministrazioni rispetto alle spinte positive culturalmente attrezzate che si rintracciano e si formano continuamente sul territorio. Il ” territorio” quasi mai, nel suo divenire indirizzato alla innovazione, all’ideazione di nuove strade di sviluppo coincide con un territorio “amministrativo”. Ora è più grande, ora è più piccolo di quello dei vari gradi amministrativi “attivi”. Ma soprattutto offre un contenuto di sussidiarietà orizzontale e verticale sempre diverso.
    Voglio dire: non si stupisca Valentina che il suo Council funzioni meglio del Comune nello star vicino alle esigenze del territorio: questa è la strada sussidiaria che occorre istituzionalizzare senza ingessarla.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...