Draghi: caduta di stile e di contenuto


Mario Draghi

di Alessandro Corneli

Che succede a Mario Draghi? Le agenzie di stampa hanno trasmesso alcune battute della conversazione del presidente della Bce con l’emittente radiofonica Europe 1 da cui traspare una certa confusione. Certo, parlare alla radio non è come leggere una relazione accuratamente limata a una riunione del Fondo monetario internazionale. Ma ci sono dei limiti.

Sono mesi che Draghi ripete che la Bce farà di tutto per evitare che l’Eurozona precipiti nella deflazione e oggi, alla radio, afferma: “nell’intera Eurozona non vedo rischi di deflazione ma di inflazione molto bassa per un lungo periodo”. Ci prende in giro? Che cosa vedeva, allora, nei mesi scorsi? Contro che cosa lucidava il bazooka? E poi, utilizzare la perifrasi di “inflazione molto bassa per un lungo periodo”, è un gioco di parole del tutto inaspettato da un tale personaggio.

Proseguendo sulla linea della comunicazione politica “renziana”, ha aggiunto che “il peggior nemico per l’Europa è la disoccupazione: dei giovani e in generale”. Bella scoperta! Lo strillano tutti da almeno quattro anni. Ma dove vive la Bce?

Da che cosa deriva questa disoccupazione? Ci aspetteremmo un’analisi economica. Invece no. Secondo Draghi, è causata “da un sentimento più ampio di mancanza di fiducia nel futuro”. Bisognerebbe allora andare tutti in cura dallo psicanalista? No, dice il presidente della Bce, che offre la sua ricetta: la mancanza di fiducia nel futuro va combattuta soprattutto con gli investimenti: “privati, ma anche pubblici”. Soldi, solo soldi.

Ma, attenzione: che differenza c’è tra investimenti privati e investimenti pubblici? Quelli privati sono privati, ma se quelli pubblici sono finanziati con il debito (le banche prendono i soldi dalla Bce e poi li danno alle imprese e agli Stati in cambio di titoli che devono poi restituirli con gli interessi, e le banche a loro volta alla Bce), allora sono sempre i privati cittadini a pagare. A Roma si direbbe: Draghi c’è o ci fa?

Non finisce qui. Secondo Draghi, “molti paesi sono arrivati alla crisi finanziaria non preparati”. Chi lo dice che bisogna prepararsi per una crisi, e poi di queste dimensioni? C’è qualche compagnia di assicurazione disponibile a prendere il rischio? La Bce aveva previsto la crisi?

Lo stile risorge con questa frase: “attualmente i tassi di cambio riflettono le differenti traiettorie delle politiche monetarie”. Ben detto. Da meditare. Ieri ho riportato il giudizio di Luciano Gallino: “dilettanti allo sbaraglio” (Vedi “Primo piano” del 23 settembre).

Segue poi una affermazione che vorrebbe essere tranquillizzante ma non lo è: “L’euro è irreversibile e faremo tutto il necessario, nell’ambito del nostro mandato, per preservarlo”. Attenzione! “Nell’ambito del nostro mandato” può significare che oltre questo ambito non si andrà, non si potrà andare. E, allora, addio euro, che eventualmente resterà solo per alcuni paesi. Non so se e quando si capirà il senso di questa frase.

Il finale è banale. Draghi dice che garantire credito ai privati, come fa la Bce offrendo alle banche denaro a costo vicino allo zero, è una condizione necessaria ma non sufficiente a rilanciare la crescita, e per aiutare i giovani imprenditori servono riforme strutturali, meno burocrazia e tasse: “Possiamo garantire tutto il credito possibile, ma se in alcuni Paesi per un giovane imprenditore ci vogliono mesi prima di ottenere permessi e autorizzazioni per aprire un nuovo negozio”, trovandosi poi “sovraccaricato dalla tassazione”, alla fine “non farà richiesta di credito”. Sermoncino che sembra rivolto all’Italia, ma la prima offerta di credito ha fatto flop in tutta l’Eurozona; anzi, le banche italiane – che dovrebbero sapere quanto sia difficile aprire un “negozio” – ne hanno preso più di altre. Quando manca la logica…

Ripensare i talk show

La prima sfida, martedì 16 settembre, l’aveva vinta Massimo Gianni con Ballarò su Rai-3 su Giovanni Floris con Dimartedì su La7 con uno share di 11,76% contro il 3,47%. La seconda sfida, andata in onda il 23 settembre, ha visto ancora Giannini prevalere, ma con uno share quasi dimezzato al 6,53% mentre Floris è salito al 4,23%. Non è improbabile che il primo scenda ancora un po’ e il secondo salga un po’. Come dimostra anche lo share vicino al 5% di Quinta Colonna di Paolo Del Debbio su Retequattro e il dato più basso di Piazzapulita di Corrado Formigli ancora su La.7, il talk show subisce sia la disaffezione dalla politica (ormai va a votare la metà degli elettori, e quindi cala il numero dei telespettatori che vorrebbero chiarirsi le idee su come votare) sia la saturazione verso la stessa manciata di ospiti e i loro argomenti sempre uguali.

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