Nuove economie crescono: occhio allo “sharing”


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Assistiamo recentemente alla diffusione di nuove visioni economiche. La riflessione sulle strategie commerciali, influenzata dal modello globale e dagli strumenti digitali, si sta indirizzando verso forme di condivisione e partecipazione, nel tentativo di trovare sia nuove soluzioni in un periodo difficile, sia un modello economico più “a misura d’uomo”, che non ricerchi solo e unicamente il profitto ma anche il benessere, un vantaggio sociale.

La Domenica del Sole 24 ore del 28 settembre ha dedicato le pagine centrali alla “economia della partecipazione” (“Le aziende si alleano alla sharing economy”, di Marta Mainieri, “E l’impresa adotta modelli partecipati” di Giampaolo Colletti). Si tratta di un modello sempre più adottato dalle aziende, tanto per le relazioni con l’esterno, quindi verso il consumatore, quanto al proprio all’interno, con la completa riprogrammazione della struttura organizzativa, preferendo i sistemi a rete, più dinamici e collaborativi, a quelli verticistici1.

In questa nuova ottica, leggiamo sugli articoli del Sole, le aziende tendono a valorizzare non tanto l’erogazione di un servizio, secondo la logica tradizionale, quanto la creazione di contatti, che diventeranno stabili e duraturi se si creeranno le condizioni per una fiducia reciproca. Il prodotto diventa un’esperienza da condividere. Per ottenere questo coinvolgimento occorre dimostrare flessibilità, disponibilità, predisposizione al dialogo, all’ascolto, al confronto.

È un processo appena iniziato, che nasconde ancora molti rischi e incertezze sui risultati, per cui la formulazione di un giudizio di valore è prematura. Tuttavia, la direzione verso cui si sta muovendo ci sembra senz’altro positiva, e questo si può vedere anche dai termini adottati, come lo “sharing” che, affiancato a “economy”, sta per “condivisione” – delle fruizioni ma anche delle informazioni, delle conoscenze, degli strumenti –, “coinvolgimento” – dei clienti che diventano “membri di una comunità” –, e ancora “collaborazione”, “partecipazione”. Nell’epoca della crisi delle democrazie, assistiamo alla nascita di nuove strategie che si fondano proprio su quei valori che rendono una società democratica, e che ricordano da vicino gli appelli a fare “buona economia” di Luigi Sturzo e la visione della Dottrina sociale cristiana che ha come cardini la solidarietà e la dignità della persona – con il conseguente accento posto sul diritto al lavoro.

In Italia il 13 per cento della popolazione utilizza servizi collaborativi, contro il 39 per cento degli Stati Uniti e il 52 per cento dell’Inghilterra. La classe politico-amministrativa e quella imprenditoriale, che hanno la responsabilità e il dovere di sostenere strategie produttive che favoriscano lo sviluppo e la competitività del nostro paese, riflettano seriamente su questi dati e sui nuovi cambiamenti.

MC

1 Per approfondire il discorso sulle nuove forme di partecipazione, consigliamo di visitare il sito dell’associazione Next – Nuova economia X tutti.

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