LE API E LA “RERUM NOVARUM”


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di Giovanni Palladino

Leggo al capitolo 565 de L’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO di Maria Valtorta[1] il seguente brano, dove Gesù sta parlando a due suoi apostoli:

“… E specie agli operai di Dio propongo a modello le api. Esse depongono nel segreto dell’alveare il miele formato nel loro interno con l’indefesso lavoro su corolle sane. La loro fatica non pare neppure tale, tanto la fanno con buona volontà, volando, punti d’oro, da fiore a fiore, e poi, cariche di succhi, entrando ad elaborare il loro miele nell’intimo delle celluzze.

Bisognerebbe saperle imitare. Scegliere insegnamenti, dottrine, amicizie sane, capaci di dare succhi di vera virtù, e poi sapersi isolare per elaborare, da ciò che si è alacremente raccolto, la virtù, la giustizia, che è come il miele tratto da molti elementi sani, non ultima la buona volontà, senza la quale i succhi presi qua e là non servono a nulla. Saper umilmente meditare, nell’interno del cuore, su ciò che abbiamo visto di buono e udito di buono, senza invidie se presso alle api operaie vi sono le regine, ossia se c’è chi è più giusto di quanto chi medita non sia.

Necessarie tutte le api nell’alveare, sia le operaie che le regine. Guai se tutte fossero regine; guai se tutte fossero operaie. Morirebbero tanto queste che quelle. Perché le regine non avrebbero cibo per procreare se mancassero le operaie, e le operaie cesserebbero d’essere se le regine non procreassero. E non invidiare le regine. Hanno anche esse la loro fatica e la loro penitenza. Non vedono il sole che una volta, nell’unico volo nuziale. Prima e dopo, è solo e sempre la clausura fra le pareti ambrate nell’alveare. Ognuno ha il suo compito, e ogni compito è una elezione, e ogni elezione è un onere oltre che un onore.

E le operaie non perdono tempo in voli vani o in voli pericolosi su fiori malati e velenosi. Non tentano l’avventura. Non disubbidiscono alla loro missione, non si ribellano al fine per cui sono state create. Oh! mirabili piccoli esseri! Quanto insegnate agli uomini!…

Gesù poi tace perdendosi in un suo meditare.”

Ora sostituite alle parole “api operaie” e “regine” le parole “lavoratori” e “imprenditori”. Vi troverete la filosofia di fondo della “Rerum Novarum” di Leone XIII (1891), che indicava nella stretta alleanza (e non nel duro conflitto) tra lavoro e capitale la vera soluzione alla drammatica “questione sociale” o “questione operaia” del suo tempo.

Se la Dc, a cominciare da Fanfani e da Moro, avesse tenuto la barra ben ferma al centro,come suggeriva Sturzo[2], sposando quella filosofia di fondo, respingendo così le pressioni stataliste e populiste del Psi, del Pci e dei sindacati, oggi l’Italia sarebbe certamente diversa e soprattutto più pulita. E Berlusconi non sarebbe sceso in campo; avrebbe continuato a fare l’imprenditore, forse con minore successo, perché non avrebbe potuto contare sul prezioso aiuto di Craxi (licenze edilizie e televisive ben pagate).

[1] Chi volesse saperne di più su questo meraviglioso libro e sulla sua autrice, basta cliccare su Google il nome e cognome: Maria Valtorta.

[2] Negli anni 50 il senatore a vita Luigi Sturzo si batté con vigore contro l’apertura della Dc asinistra, essendo convinto che dovevano essere le ali estreme a convergere verso il centro per far prevalere la stretta alleanza tra capitale e lavoro al posto del duro conflitto, come fece con successo Adenauer in Germania.

Profondo questo suo ultimo pensiero, espresso nel 1959 poco tempo prima della sua scomparsa:

“SONO CERTO CHE LA MIA VOCE, ANCHE SE SPENTA, RIMARRA’ AMMONITRICE PER LA MORALITA’ E PER LA LIBERTA’ NELLA VITA POLITICA: UNA VOCE CONTRO LO STATALISMO, CONTRO LA DEMAGOGIA, CONTRO IL MARXISMO. SPERO CHE I CATTOLICI RIPRENDANO CORAGGIO, SENZA BISOGNO DI MUTUARE DAI SOCIALISTI IDEE SOCIALI ED ETICHE DELLE QUALI QUESTI ULTIMI IGNORANO IL VALORE, SENZA BISOGNO DI CERCARE A SINISTRA ALLEATI INFIDI, NE’ A DESTRA COLLABORATORI MALEVOLI, MA CURANDO DI ESSERE SE STESSI, AFFRONTANDO LE DIFFICOLTA’ CHE LA VITA STESSA IMPONE E SOPRATTUTTO CORREGGENDO CERTI ERRORI DEL RECENTE PASSATO CHE NE HANNO ALTERATO LA LINEA”.

Purtroppo quegli errori non furono corretti, ma ampliati. La linea è stata talmente alterata da portare oggi l’Italia sull’orlo del baratro. Possiamo evitare di caderci dentro solo con una coraggiosa virata, che è innanzitutto di tipo culturale e, non temiamo di dirlo, spirituale.

 

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