Il “Quarto capitalismo” tra fabbrica e territorio


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Rivalutare l’identità italiana con l’attuazione di un “Quarto capitalismo” al fine di ottenere una ripresa economica, sociale e culturale. In “La riscossa. Fabbriche & Europa per far decollare l’economia italiana. E un viaggio nei suoi segreti…”, Filippo Astone traccia un profilo preciso del declino italiano – con nomi e cognomi dei responsabili – e indica le possibili vie d’uscita, indicando la necessità di tornare a una economia “reale” che, anziché delocalizzare, sia basata sulla valorizzazione del settore manifatturiero e insista su specializzazione, competenze, qualità e sostenibilità.

Leggiamo sul Sole 24 ore (“La rinascita è nella fabbrica”) che il Quarto capitalismo di Astone rappresenta “il menu dell’economia intelligente, o meglio di una società che non può più essere solo basata su individui competitivi fra loro, ma che è anche capace di intelligenza collettiva”. L’autore passa in rassegna le fabbriche italiane che rappresentano casi di successo e che stanno procedendo nella ricostruzione di un contesto di sviluppo sociale. Le aziende protagoniste, nate dalle ceneri della grande impresa, sono radicate localmente ma agiscono in contesti internazionali: la Datalogic di Romano Volta e la Dallara di Andrea Pontremoli in Emilia-Romagna, la Cuccinelli in umbria, la Versalis nata dalla vecchia Enichem e la Novamont dalla Montedison. Tutte realtà che hanno il proprio punto di forza nell’esaltazione della identità locale, ma con uno sguardo proiettato verso il mercato globale.

La ricetta del Made in Italy esce finalmente dal confine della moda e dei beni di consumo per diventare il paradigma della nuova industria. Ritroviamo qui gli echi della visione di Luigi Sturzo e di Adriano Olivetti, fautori di una economia fortemente legata al territorio, che dia importanza non solo al fattore economico ma anche a quello sociale e culturale e alla “vocazione” al lavoro, su cui occorre tornare per ottenere risultati nell’ambito delle competenze e della qualità.

Dopo la parte documentaria Astone non manca di suggerire azioni programmatiche, rivolte in particolare alla politica: tra queste, la necessità di attuare riforme che non riguardino solo l’Italia ma l’Europa intera; per rimettere denaro nelle tasche degli italiani, l’autore propone – sulla scia di Keynes – di aumentare gli stipendi, costruire infrastrutture di qualità e avere il coraggio di realizzare innovazioni come il salario di cittadinanza.

Marco Cecchini

2 thoughts on “Il “Quarto capitalismo” tra fabbrica e territorio

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