#Leopolda5, cantiere o casting?


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“Qui abbiamo l’uomo solo al comando che si circonda di giovani, scelti non con il criterio del merito ma con quello del ‘non mi devono fare ombra’. L’obiettivo è apparire come ‘il salvatore’. In Italia è già successo: con Giolitti, con Mussolini, con l’ultima Dc -non quella di don Sturzo o di De Gasperi, che interloquiva con Einaudi- e con l’ultimo Berlusconi. E’ la politica più vecchia e deteriore, travestita da rottamazione”. Lo ha detto, sul Foglio di ieri (titolo: “Io non bevo il bluff di Matteo”) Corrado Passera. “Nel cantiere di @Italia_Unica è attorno a idee e proposte che intendiamo attrarre tanti elettori non di sinistra. O, meglio, tutti quelli cui questo Pd non va”. “Svecchiare è utile -questa la premessa di Passera- ma il merito non appartiene a nessuna età”.

Trasmettiamo il messaggio alla #Leopolda5. Cantiere o casting?
Gian Paolo Vitale

One thought on “#Leopolda5, cantiere o casting?

  1. Renzi, inaugurando i lavori delle 52 commissioni tematiche della Leopolda 5, ha invitato i partecipanti a fornire al Governo “pacchetti di proposte concrete”, ad iniziare dalla tutela del Made in Italy, tema fin troppo impegnativo per quanto l’Italia sua immersa in contesti globalisti finanziarizzati. Per sottolinear quanto la Leopolda a questo bagno di concretezza progettuale fosse dedicata, è intervenuto in diretta all’interno dei lavori di molte commissioni tematiche.
    È comunque un bene che “l’uomo solo al comando” si renda conto di non avere in mano né il presente, né il futuro degli Italiani senza idee innovative ben strutturate in progetti analitici o olistici che siano. È sicuramente un bene che l’uomo della provvidenza ammetta di non avere in mano tutte le leve del comando, che sono altrove nelle mani anonime dei grandi e piccoli burocrati sia Europei che nazionali e Locali.
    È altrettanto un bene che ci siano uomini che organizzano una contro-raccolta di proposte concrete, come pare stia facendo Passera.
    Questa è la chiave giusta per il futuro della politica, che deve mutarsi in luogo delle competenze da attivare, nel contesto Europeo, dove le politiche generali sono state trasferite per patti sottoscritti.
    Benissimo anche l’accorgersi che è importante e decisivo il controllo di chi, Commissioni, BCE e Fondo monetario ha le redini delle politiche generali.
    Occorre sapere chi fa che cosa, con nomi, cognomi, storie personali, legami culturali e d’altro genere e a quanto costano. Renzi per ora ne ha fatto una minaccia contro le burocrazie europee, che vede altrettanto nemiche al pari di quelle italiane, nazionali e locali, ma non ne ancora fatto una giusta pretesa del voler conoscere per misurare i cambiamenti necessari sul filo delle competenze amministrative e gestionali all’interno di ciascun Paese d’Europa.
    La voce di Passera su questo tema centrale non mi pare si senta forte e chiara, nella progettualità concreta, necessaria anche qui.
    La sua precedente esperienza di super ministro dello sviluppo e delle infrastrutture dovrebbe essere una garanzia di sapere cosa si dice e si propone, elencando precise proposte concrete in questa decisiva questione: far funzionare lo Stato in un intreccio di progetti maturati in luoghi della competenza tutti da creare o ricreare, avendo perduto ormai del tutto la spalla della grande industria, che surrogava in passato, solo in parte ma concretamente, il gap di saperi delle burocrazie statali e locali.

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