Opportunità e rischi dalla “data revolution”


Tucker-Data-Revolution

Nel 2015 i Paesi delle Nazioni Unite definiranno una nuova agenda universale che avrà l’obiettivo di “portare finalmente il mondo su un sentiero di sviluppo sostenibile”: è quanto annuncia in un articolo sul Sole 24 ore di domenica (Geopolitica dei dati) lo statista ed economista Enrico Giovannini, parlandoci delle nuove opportunità offerte dalla “data revolution” . I Millennium Development Goals (Mdgs) scelti nel 2000 saranno sostituiti con i Sustainable Development Goals (Sdgs), e l’avanzamento verso tali obiettivi verrà monitorato grazie a un sistema di indicatori statistici con l’intento di andare “oltre il Pil”, tenendo in considerazione anche altri parametri fondamentali come la salute, l’istruzione, la qualità delle istituzioni, lo stato dell’ambiente e le disuguaglianze sociali. Tali dati saranno analizzati non solo a livello nazionale, ma “con dettagli territoriali spinti e per singoli gruppi socioeconomici (genere, reddito eccetera)”.

Su questi compiti ha lavorato l’Independent Experts Advisory Group on Data Revolution for Sustainable Development, che negli ultimi due mesi è stato presieduto dallo stesso Giovannini. Nel rapporto pubblicato sul sito www.undatarevolution.org si parla di questo processo che può rappresentare una svolta epocale di grande importanza ma che, come ogni strumento dotato di un potenziale enorme, bisogna essere in grado di gestire responsabilmente: Giovannini rileva come la “rivoluzione dei dati” sia già in atto “ma non per tutti, anzi”, e insiste sul fatto che insieme alle opportunità ci sia anche una notevole dose di rischio: “Senza azioni immediate da parte dell’Onu, delle altre organizzazioni internazionali e dei governi, riteniamo che la data revolution porterà un aumento dei divari tra Paesi ricchi e Paesi meno sviluppati, tra settore privato e settore pubblico, tra chi è in grado di usare i dati e chi non ha questa capacità”.

Per ottenere – come si legge nel rapporto – un “mondo che conti”, in cui tutti sappiano e possano “contare”, occorre ribadire la priorità dell’etica sull’economia. La chiave per gestire il progresso tecnologico che ci proietta verso il futuro a velocità sempre maggiore sta nel riportare al centro del discorso economico e politico la dignità della persona, la solidarietà, l’apertura al confronto e al dialogo. Temi che papa Francesco sta portando avanti con forza sul piano religioso, e che su quello della convivenza civile trovano espressione nella Dottrina sociale cristiana e nella visione “popolare” di Luigi Sturzo, come recentemente è stato messo in evidenza dal gesuita e politologo Bartolomeo Sorge (leggi l’articolo Il popolarismo sturziano, antidoto contro il populismo).

Marco cecchini

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