Il capitalismo speculativo è più pericoloso del comunismo


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di Giovanni Palladino

Il Presidente della Cina, Xi Jinping, ha di recente espresso un desiderio: DEAMERICANIZZARE I CINESI. In che senso? Nel senso di non far prevalere nel suo gigantesco Paese – ridotto alla fame in circa 40 anni di comunismo – il “cancro” del capitalismo speculativo, del consumismo e della corruzione, fenomeno che va sempre a nozze in un sistema dominato dalla “droga” del guadagno facile.

Ma più che un desiderio, questo sarà un sogno difficile da realizzare, se dovesse diffondersi anche in Cina il capitalismo “stile Las Vegas” che ormai è dominante negli Stati Uniti. Ed è molto probabile che ciò possa avvenire. Infatti, a partire da lunedì prossimo 17 novembre i mercati azionari di Shangai e di Hong Kong si uniranno sotto lo stesso sistema operativo per consentire a un numero crescente di speculatori cinesi e stranieri di “giocare” in Borsa. Sino a oggi i residenti in Cina non potevano investire a Hong Kong e gli stranieri non potevano investire a Shangai. Ma i due mercati si assomigliavano per carenza di regole e di controlli efficaci.

Il falso obiettivo virtuoso di questo “gemellaggio” è di facilitare il processo di privatizzazione delle imprese cinesi di proprietà dello Stato, imprese molto indebitate e mal gestite da amministratori scelti dal Partito Comunista. Con l’apertura al risparmio privato si spera in una “bonifica” del sistema. Ma l’operazione è difficile, in un Paese dove la tentazione del guadagno facile può diventare distruttiva, se il sistema offre le occasioni o, meglio, le illusioni per conseguirlo. Basti pensare che all’ippodromo di Hong Kong l’importo quotidiano delle scommesse è superiore a quello di tutti gli altri ippodromi del mondo. Con benefici per pochi e perdite per molti. Esattamente come avviene in ogni Casinò.

Purtroppo le numerose crisi di Wall Street – da quella del 1929 a quelle avvenute negli ultimi decenni – non hanno fatto scuola a livello non solo culturale, ma anche legislativo. Sino a oggi tutte le normative ideate per eliminare o contenere un fenomeno molto dannoso per l’economia reale non si sono rivelate efficaci.

È significativo quanto affermato di recente da William Dudley, Presidente della Federal Reserve di New York:

Negli ultimi anni le istituzioni finanziarie hanno dato dimostrazione di comportamenti poco professionali, di carenze etiche e di infrazione delle regole. E quei comportamenti non sono cessati con la crisi finanziaria, bensì sono continuati nonostante tutti gli interventi normativi. Rigetto l’idea che l’attuale stato delle cose sia semplicemente il risultato delle azioni di singoli operatori o di poche mele marce, perché in una organizzazione i problemi etici non derivano dalle mele andate a male, ma da come si conservano le mele. In altre parole dalla cultura dominante, cioè da quelle norme implicite che guidano i comportamenti in assenza di regole scritte”.

Siamo quindi in presenza di una “bancarotta culturale”, che minaccia tutti, paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. E se il comunismo ha sempre costruito poco e male, il capitalismo finanziario e speculativo è capace di distruggere quanto realizzato da tanti bravi imprenditori e lavoratori in sistemi liberi, ma sempre minacciati dalla pessima cultura del “lasciar fare, lasciar passare” nel nome dell’avidità di guadagno.

Di qui la speranza che possa davvero fare scuola la Dottrina Sociale della Chiesa. Ci crede il sociologo Clifford Longley in uno studio intitolato “Denaro giusto: come la dottrina sociale cattolica può salvare il capitalismo”. Intervistato il 12 novembre scorso dal quotidiano AVVENIRE, Longley ha fra l’altro detto:

Sono coinvolto da tre anni nell’iniziativa – voluta dall’Arcivescovo Nichols di Londra – intitolata ‘UN PIANO PER UN MONDO DEGLI AFFAR MIGLIORE’ (www.blueprintforbusiness.org). Si tratta di una serie di convegni per diffondere il punto di vista cattolico tra gli uomini d’affari che, di solito, sono occupati con i piccoli dettagli della vita economica e si concentrano nella massimizzazione del profitto per gli azionisti.

La crisi economica del 2008 ha dimostrato che questo mondo ha fallito e li ha costretti a un ripensamento. È per fornire loro una risposta che ho scritto questo documento. (…) È stata l’enciclica di Benedetto XVI ‘Caritas in veritate’ che ha sottolineato come la crisi del 2008 sia stata soprattutto una crisi di valori. Il mercato, lasciato a se stesso, aveva divorato il capitale sociale, ovvero l’onestà degli operatori finanziari e la fiducia nel sistema.

Oggi nel cuore finanziario di Londra si legge e si discute la dottrina sociale cattolica. Il Governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, cattolico praticante, ha recentemente affermato che – come qualunque rivoluzione divora i suoi bambini – così anche il fondamentalismo del mercato, senza controlli, può divorare il capitale sociale, un capitale essenziale per il dinamismo di lungo termine del capitalismo stesso”.

E nella lettera inviata da Papa Francesco al Primo Ministro australiano, Tony Abbot, in occasione del G20, che si terrà sabato e domenica prossimi a Brisbane, è scritto:

Basta parole, la gente soffre. Gli Stati del G20 devono anche preoccuparsi della necessità di proteggere i cittadini di ogni Paese da forme di aggressione, che sono meno evidenti, ma ugualmente reali e gravi. Mi riferisco agli abusi del sistema finanziario, come quelle transazioni che hanno portato alla crisi del 2008 e alla speculazione sciolta da vincoli politici o giuridici e alla mentalità che vede nella massimizzazione dei profitti il criterio finale di ogni attività economica. Una mentalità nella quale le persone sono in ultima analisi scartate non raggiungerà mai la pace e la giustizia”.

Volete sapere alcuni nomi dati a “quelle transazioni”? Eccoli:

– FIX/FLOATED SWAP

– CANCELLABLE SWAP

– BERMUDAN OPTION

– SWAPTION

Sono nomi dati ai famosi “derivati” finanziari ideati a Wall Street da menti malate per massimizzare i profitti delle banche d’investimento, autrici di abusi presentati come protezione contro le oscillazioni del mercato. Ossia una specie di polizza di assicurazione contro i rischi creati spesso dalla stessa mania speculativa; come dire che per evitare di cadere in trappola si finisce in trappola…

Di recente le autorità di controllo statunitensi, inglesi e svizzere hanno multato per ben 4,3 miliardi di dollari alcune banche dei rispettivi Paesi, avendo scoperto gravi manipolazioni da queste effettuate sul mercato dei cambi. Perché non multare e licenziare anche i banchieri e i bancari che commettono tali abusi?

Xi Jinping ha già mandato in galera (e taluni a morte) migliaia di funzionari pubblici corrotti. Userà la stessa severità anche per gli abusi compiuti nel mercato finanziario? Potremmo allora dire che anche un comunista (o un ex-comunista), oltre alla DSC, si impegna a salvare il capitalismo dai suoi peggiori nemici.

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