Johannis presidente, svolta liberale per la Romania


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Sarò il presidente di tutti, un presidente libero”: queste sono state le prime parole di Klaus Werner Johannis, neoeletto presidente della Romania, che si aspetta da lui un grande cambiamento.

Johannis, leader dell’Alleanza Liberale Cristiana, è di origini tedesche – non è un caso che sia spalleggiato dalla Merkel. Non proviene dal mondo politico ma è un professore di fisica. È tuttora sindaco di Sibiu: eletto nel 2000 nonostante la sua appartenenza alla minoranza sassone della Transilvania non facesse sperare in grandi risultati, è stato confermato per ben tre volte – nel 2004, nel 2008 e nel 2012. Durante il suo mandato, nel 2007, la cittadina transilvana è stata Capitale europea delle cultura, occasione in cui Johannis riuscì a ottenere diversi fondi da Bruxelles, investendoli in eventi di vario genere, dalla cultura alle imprese, passando per la cooperazione e l’internazionalizzazione.

In occasione della presentazione del suo libro “Passo dopo passo”, che ha visto l’affluenza di migliaia di rumeni rimasti in fila per ore per farsi autografare il volume, ha affermato: “La cultura ci salverà”, evidenziando l’importanza dell’istruzione e della ricerca, e ha posto l’accento sul “servire, non servirsi” di matrice popolare, precisando che “il Presidente deve essere garante del principio secondo il quale il cittadino viene sempre prima dello Stato e le Istituzioni devono servire e rispettare le persone. Bisogna cambiare il paradigma che domina la vita pubblica della Romania: non sono i cittadini che debbono lavorare per lo Stato, come numeri in una burocrazia arida, ma è lo Stato a doversi impegnare per il benessere del cittadino”.

La sua elezione ha alimentato inoltre le speranze per vedere finalmente attuata una seria lotta alla corruzione, molto diffusa – come le recenti vicendevoli accuse da parte dei candidati in periodo pre elettorale hanno dimostrato – anche nei vertici della politica.

Certo non sarà facile riuscire a imprimere una svolta autenticamente liberale e “popolare” a una nazione appartenente all’ex blocco sovietico; ma i presupposti ci sono. Chissà che non sia arrivato il momento, come recita lo slogan di Johannis, di assistere alla trasformazione in una “Romania lucrului bine facut, o Romanie normala” – una Romania “normale” e del lavoro ben fatto.

Liliana Barbus e Marco Cecchini

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