RICCARDO MUTI PRESIDENTE – VIVA L’ITALIA


Riccardo-Muti

Lettera aperta di Marco Vitale

Egr. Dott. Giancarlo Mazzuca

Direttore Responsabile IL GIORNO

Caro Giancarlo,

nel corso dell’estate, il farmacista di una cittadina siciliana mi ha detto: ma lo sai che i campi di accoglienza degli immigrati sono diventati un affare di grandi proporzioni, tale da attrarre molti tipi di organizzazioni losche? E mi ha sciorinato alcune cifre che ho puntualmente letto nelle recenti cronache sui fatti di Roma. Dunque lui sapeva e presumibilmente tanti altri, come lui, sapevano. Chi non sapeva erano: sindaci romani, responsabili dell’organizzazione delle cooperative, responsabili dell’organizzazione degli immigrati e tutti gli altri che, di fronte a questa Roma del malaffare al governo della città, hanno manifestato grande sorpresa, da novelle Alice nel Paese delle Meraviglie.

È proprio questa sorpresa generale e le scuse farfugliate dai vertici cittadini e delle cooperative, la cosa più inquietante dell’intera vicenda. Che i delinquenti facciano i delinquenti non ci sorprende né ci spaventa più di tanto. Che i delinquenti possano agire indisturbati occupando posizioni rilevanti nel Comune di Roma, nelle cooperative, negli organismi che organizzano il flusso degli immigrati, di fondazioni importanti (compresa la Fondazione De Gasperi); è questo che ci terrorizza. Non per presunta complicità, ma per dichiarata stupidità. Noi non potevamo sapere, ci hanno detto, non siamo degli investigatori. Ma chiunque ha avuto a che fare con assunzioni conosce bene come si fa a non assumere i delinquenti e potrebbe spiegarlo facilmente alle tante Alice nel Paese delle Meraviglie romane.

Le vicende romane, la loro trasversalità da destra a sinistra e viceversa, la crisi economica sempre più grave, l’assenza di una politica economica degna di questo nome, l’assenza di un’azione forte e coordinata contro il malaffare che è ormai prossimo a prendere in mano direttamente la direzione del Paese, il continuo “downgrading” del Paese da parte delle agenzie portavoce dei circoli finanziari internazionali, l’incapacità di proporre, in modo serio, qualche nuova prospettiva nel semestre italiano di presidenza nell’Unione Europea, ci dicono che siamo ormai prossimo ad un nuovo 8 settembre. Ed allora bisogna prepararci per tempo.

Concordo totalmente con quanto ha scritto Galli della Loggia (Corriere della Sera, 7 dicembre 2014): “Quella politica che si ostina a non capire che il Paese ha certo bisogno delle riforme istituzionali e della ripresa economica, del jobs act, di un altro Parlamento, degli 80 euro e via di seguito. Ma che nulla di ciò servirà minimamente, si può essere certissimi, se non ci sarà qualcosa d’altro. Chiamiamola come vogliamo – uno scatto morale, un nuovo sentimento nazionale, una voglia collettiva di riscatto – ma insomma qualcosa a cui la politica deve essere capace una buona volta di dare voce, un segnale da trasmettere alle menti e ai cuori di quei milioni di “sprovveduti” che pur con tutti i limiti e le contraddizioni che conosciamo costituiscono la maggioranza degli italiani”.

C’è un appuntamento prossimo per dare un segnale forte di questo “qualcosa”: l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Questi non deve, in nessun modo, provenire ed essere espressione di quel loro orrendo mondo; deve venire dall’Italia che lavora, dall’Italia delle arti, mestieri e professioni che sa sempre farsi rispettare in tutto il mondo, nonostante le tonnellate di merda con le quali la classe politica cerca di soffocarla; deve essere qualcuno che, per quello che ha fatto nella vita e per come lo ha fatto, possa veramente rappresentare tutti gli italiani e tenerli insieme nei tempi terribili che ci aspettano e guidarli verso un nuovo Risorgimento.

È in quest’ottica che va riproposta la nomina di Riccardo Muti a Presidente della Repubblica, ben sapendo che non gli facciamo un favore ma gli chiediamo un enorme sacrificio, per il bene dell’Italia.

Muti ha onorato, come pochi, la musica, la sua professione, l’Italia. Ma è anche un eccellente diplomatico perché per muoversi, con disinvoltura e rispetto da parte di tutti, ai vertici mondiali della musica, bisogna saperci fare. Ed è anche un ottimo manager perché dirigere orchestre così complesse e sofisticate, in paesi tanto diversi, dall’Italia alla Germania, agli USA, vuol dire essere anche un buon organizzatore. Si è sempre comportato con grande coerenza e dignità, compreso l’ultimo abbandono dell’Opera romana, ama i giovani ed ama l’Italia. E per le cose che non sa ma che apprenderà rapidamente, al Quirinale ci sono eccellenti esperti. Tutti gli italiani che hanno avuto la fortuna di assistere, l’anno scorso, al concerto a Chicago, in occasione del duecentenario della nascita di Verdi, dove Muti ha diretto, con rigore e insieme con passione estrema, il Requiem di Verdi, hanno sentito, come non mai, l’emozione e l’orgoglio di essere italiani. Forse non è un caso che Muti ami tanto Verdi e sia oggi, probabilmente, il suo più grande interprete mondiale. Verdi è il musicista del Risorgimento e c’è un filo rosso che lega Verdi a Toscanini (un altro patriota che suonò da violoncellista in una orchestra diretta da Verdi) ed a Muti, epigono di Toscanini.

Certo questa nomina non sarà sufficiente. Ma sarà quel qualcosa, quel segno di voler cambiare veramente pagina, quel segno di speranza, quel vessillo che rianimerà gli italiani e li stimolerà a dare il meglio di se. Allora usciremo vivi anche da questo 8 settembre e rifonderemo l’Italia che vogliamo per i nostri nipoti, noi che sino ad ora non abbiamo saputo fare niente per fermare la decomposizione del nostro paese.

Cari saluti.

Marco Vitale

PS: Se sei d’accordo, perché non lanci, insieme ad altri giornali, ed a qualche piattaforma specialista per la raccolta firme, una grande raccolta di firme a favore di “Riccardo MutiPresidente. Viva l’Italia”.

PS: Invio questa lettera aperta a una lista di persone che penso interessate al tema.

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