La sfortuna di dare la caccia alla fortuna


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di Giovanni Palladino

L’uomo, si sa, è libero di fare il bene e di fare il male. Se non ci fosse questa doppia libertà, fare solo il bene per mancanza di alternative diventerebbe un obbligo senza merito. E se ci fosse stato solo l’obbligo di fare il male, l’umanità si sarebbe già autodistrutta da tempo. Il mondo, lo vediamo ogni giorno, è un pianeta misto di bene e di male. È dominato da due potenti forze in continua competizione tra loro. Ma potremo sperare in un mondo migliore (è lapalissiano precisarlo) solo con il netto prevalere del bene sul male.

A chi spetta di lavorare per il bene? Ovviamente a tutti, ma vi è una categoria di persone alle quali questo compito spetta più di altre: sono le donne e gli uomini “caricati” di responsabilità politiche, eletti dai cittadini a servire i cittadini.

Ciò significa che il mondo politico, a tutti i livelli, alti e bassi, deve impegnarsi a fare del bene non per sé, ma per gli altri. Responsabilità politica vuol dire anche e soprattutto responsabilità sociale.

Pensieri utopistici? No, se è vero che molti uomini politici, specialmente a livello locale, si sono distinti e si distinguono per l’impegno e per la serietà con cui lavorano. Certo è che fanno più notizia gli altri, quelli che non dimostrano alcuna responsabilità politica e sociale. E fanno tanto male!

Fra questi anche chi da anni sta promuovendo il grande scandalo dello Stato biscazziere, che aguzza diabolicamente l’ingegno per fare soldi e per rovinare milioni di famiglie. Nel 1957 furono chiuse le “case chiuse”, perché – si disse – lo Stato non può fare soldi sullo sfruttamento delle donne. Ma ormai da molti anni lo Stato non si vergogna di fare soldi sfruttando un’altra debolezza umana, una debolezza alimentata e incentivata dallo stesso Stato. Chi ha la sfortuna di dare la caccia alla fortuna, è sospinto in questa tragica disgrazia da chi dovrebbe pensare a fare esclusivamente il suo bene.

“Il fumo uccide” si legge sui pacchetti di sigarette. “Il gioco può creare dipendenza” si legge nella pubblicità dello Stato biscazziere, che invece di combattere questo “cancro”, lo gestisce o la fa gestire dai privati puntando a un aumento della spremitura dei cittadini “dipendenti” più deboli. E nell’ultima “Finanziaria” è stata addirittura varata una grande sanatoria fiscale per legalizzare 7.000 sale da gioco illegali, alle quali viene offerta (si legge nel provvedimento) “una opportunità di redenzione nella direzione del circuito ufficiale e legale di raccolta di scommesse”. E in Parlamento c’è chi propone di riaprire le “case chiuse” al solo scopo di incassare più imposte. Come dire che la prostituta “libera” non è redenta, mentre quella “chiusa” lo è. Una redenzione da redditometro…

Chi legifera con questi criteri produce danni enormi alla società. Ma fa ben sperare il fatto che è in forte aumento il numero degli italiani che si stanno organizzando per contrastare lo sviluppo dello Stato biscazziere. Fra questi vi sono anche le famiglie delle vittime di questo Stato “feroce”, che pur di fare soldi non bada ai mezzi. E in questo caso non è da moralisti dire che il deficit pubblico non si potrà mai risanare, anzi si aggrava, in presenza di un crescente deficit di moralità della politica.

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