“Servire non servirsi”: l’attualità di don Sturzo


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Il 31 gennaio è stato presentato a Roma presso la Casa generalizia dei Fratelli delle Scuole cristiane il nuovo volume “Servire non servirsi. La prima regola del buon politico”, edito da Rubbettino, che contiene una raccolta degli scritti di don Luigi Sturzo. Il segretario politico dei Popolari Liberi e Forti, Giovanni Palladino, autore della prefazione del volume, nella sua introduzione ha posto l’accento sul ruolo di don Sturzo nella lotta alla criminalità organizzata, che ancora continua a dilagare per tutto il territorio italiano, fenomeno denunciato dal sacerdote siciliano che già agli inizi del Novecento parlava di un potere che “ha i piedi in Sicilia ma afferra anche Roma”.

Il magistrato Gaspare Sturzo ha affrontato il tema della moralità nella vita pubblica ricordando che le “malebestie” sturziane – statalismo, partitocrazia, sperpero di denaro pubblico – “hanno per cibo la nostra libertà” e non possono essere appannaggio esclusivo della giustizia: l’immoralità va affrontata e combattuta alla base. Qui entra in gioco il ruolo di politici, amministratori, imprenditori, sindacalisti: demandare la risoluzione del problema alle forze giudiziarie non è la soluzione. In questo senso, la responsabilità va distribuita tra tutti i componenti della società: se infatti contro la mafia la risposta civile è stata univoca, contro l’immoralità nell’amministrazione sopravvive un sistema di connivenza a garanzia del tornaconto personale di entrambe le parti (a questo proposito ricordiamo l’articolo del 1946 di Sturzo “Moralizziamo la vita pubblica”, riproposto nel libro).

L’economista Mario Baldassarri ha iniziato evidenziando l’importanza del messaggio di Sturzo “non solo attuale, ma ancor più valido per il nostro futuro”, e il carattere “profetico” – nel senso di “colui che vede prima” – del suo autore, che aveva previsto l’avvento delle “malebestie” ben prima che queste prendessero il sopravvento nella vita sociale e politica italiana. La politica recente, ha continuato Baldassarri, è stata addormentata dal “gas soporifero” della ricerca sfrenata del “leader”, facendo cì che i programmi politici, che dovrebbero essere la vera pietra di paragone dei partiti, diventassero del tutto irrilevanti.

Il professore fratel Donato Petti ha posto l’accento sulla crisi dell’educazione, vista come la vera causa della degenerazione politica ed economica che ha portato alla recessione attuale. Petti ha ricordato come la libertà della scelta educativa da parte dei genitori fosse uno degli argomenti più cari a Sturzo; una scelta educativa non ancora attuata in Italia, in palese contraddizione con l’ordinamento costituzionale e con le disposizioni della Comunità europea.

Nei saluti finali, Giovanni Palladino ha concluso con un’esortazione a continuare la battaglia intrapresa da don Sturzo, rivolgendosi in particolare ai credenti e alla loro responsabilità nella costruzione del bene comune: “Se ci arrendessimo – ha affermato il leader PLF – commetteremmo il peccato peggiore che è quello di omissione: un cristiano ha l’obbligo di partecipare alla definizione del bene comune, seguendo l’esempio di Sturzo”.

MC

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