Un chiarimento necessario nel rispetto di una verità storica


di Giovanni Palladino

Domenica scorsa il quotidiano Il Tempo a pag. 4 e 5 riportava una attraente gigantografia dello scudo crociato della Dc con sovraimposte le immagini di famosi uomini politici nel seguente ordine: in testa a tutti Renzi, poi Buttiglione, Casini, De Mita, Mastella, Moro, Andreotti, De Gasperi e infine don Sturzo.

Complimenti al grafico che ha composto questa “carrellata” di democristiani doc, ma bocciatura in storia al giornalista che l’ha ideata. Infatti l’immagine di Luigi Sturzo è del tutto fuori luogo, perché il sacerdote di Caltagirone – appena ritornato da New York nel 1946 dopo ben 22 anni di esilio – ci tenne a dichiarare che era “il capo di un partito disciolto” (il Partito Popolare Italiano da lui fondato nel 1919 e “chiuso” con la forza da Mussolini nel 1926) e che non aveva alcuna intenzione di tornare a fare politica attiva.

Ma nel 1952 il Presidente della Repubblica lo nominò Senatore a vita. Ecco il testo del telegramma che il 17 settembre 1952 Luigi Einaudi inviò a Luigi Sturzo:

Nell’intento di rendere chiara testimonianza della riconoscenza dovuta al venerando uomo che per lungo volgere di anni e con fede inesausta ha degnamente illustrato la Patria nel campo scientifico e sociale, ho apposto ora la mia firma al decreto che le conferisce la nomina a vita a Senatore della repubblica. Nel dargliene io stesso e per primo notizia la prego di voler accogliere le mie più vive felicitazioni e l’augurio più cordiale”.

È poi significativo che Sturzo al Senato non si iscrisse al Gruppo Dc, ma al Gruppo Misto, nel segno del suo desiderio di avere la massima indipendenza e la massima libertà di giudizio nello svolgere il suo mandato. Tuttavia non vi è dubbio che il suo cuore, la sua passione e la sua intelligenza fossero vicini agli “amici democristiani”, come lui li chiamava, anche se spesso li bacchettava, quando vedeva che deviavano dal centro per dirigersi a sinistra. Quanta più economia verrà gestita dallo Stato, egli diceva, tanto più aumenteranno l’inefficienza e la corruzione. In uno dei suoi primi articoli al ritorno dall’esilio (“Moralizziamo la vita pubblica”), egli scrisse:

Mi rideranno dietro gli scettici di professione, coloro che non credono che l’uomo sappia o possa resistere alle tentazioni. Il mio articolo non è diretto a loro. È principalmente diretto ai democratici cristiani. Essi parlano spesso e con fede di portare Cristo nel mondo che lo ha sconfessato; di vivificare la fede degli avi nei cuori dei nipoti; di difendere l’integrità della famiglia, la libertà della scuola, l’insegnamento religioso; di promuovere l’attività sociale secondo gli insegnamenti della Chiesa. A questi propositi nobili e veramente cristiani bisogna che aggiungano anche la moralizzazione della vita pubblica. E perché essi sono nei ministeri, negli enti statali e parastatali, nelle amministrazioni provinciali e comunali, nei sindacati e nelle cooperative abbiano come primo e principale dovere quello di osservare la moralità pubblica essi stessi e di farla osservare agli altri, di opporsi senza esitazione alla violazione delle leggi morali, anche affrontando le ire degli interessati, siano del proprio o di altri partiti”.

Tutti converranno che se questo consiglio-ammonimento fosse stato fedelmente seguito dagli “amici democristiani”, la Dc non sarebbe scomparsa nel 1994, non si sarebbe compiuta la scorrettezza storica di far rinascere il Ppi (dopo avere disatteso per 50 anni i principi del popolarismo sturziano) e, soprattutto, l’Italia non si troverebbe nelle drammatiche condizioni odierne. Trovo quindi “osceno”, visti i pessimi risultati forniti da quella classe politica, che alla recente nomina di Mattarella al vertice dello Stato qualcuno abbia “urlato”: VIVA LA DC, CHE GODIMENTO! Penso che allo stesso Mattarella, che come Sturzo si batté invano per moralizzare la vita pubblica e dei partiti, non sia piaciuto questo tifo da stadio del tutto fuori luogo, come fuori luogo è l’immagine di Sturzo sullo scudo crociato.

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