Difendersi dalle insidie della demagogia


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Nella “Retorica”, Aristotele descrive l’arte della parola come un mezzo a disposizione del politico, che deve utilizzarla con consapevolezza e “virtù etica”, e del cittadino per verificare la correttezza delle argomentazioni. Per Armando Massarenti l’opera “è ancora oggi un punto di riferimento per chiunque abbia a cuore uno dei nodi cruciali per la formazione del buon cittadino”

Rivalutare “La nobile arte di persuadere”: la riflessione di Massarenti sulla Domenica del Sole 24 ore del 1° febbraio prende spunto dalla nuova edizione della “Retorica” di Aristotele curata da Silvia Gastaldi e proposta dall’editore Carocci.

Quando si parla di retorica, occorre distinguere il significato originario del termine dall’accezione spregiativa che si è andata formando in tempi più recenti. Nell’articolo del Sole viene citato un passo di Norberto Bobbio tratto dall’introduzione al “Trattato dell’argomentazione” di Perelman e Olbrechts-Tyteca, in cui si dice che “La teoria dell’argomentazione è lo studio metodico delle buone ragioni con cui gli uomini parlano e discutono di scelte che implicano il riferimento a valori quando hanno rinunciato a imporle con la violenza o a strapparle con la coazione psicologica, cioè alla sopraffazione e all’indottrinamento”. Non a caso nel titolo dell’articolo compare il termine “persuasione”, che rimanda a un confronto in cui si avanzano le proprie proposte e le proprie convinzioni, ma nel rispetto dell’opinione dell’altro.

Il fatto è che la retorica è un semplice mezzo per arrivare a uno scopo: spetta all’uomo decidere che uso farne. Aristotele, in accordo con Platone che in alcuni dialoghi critica severamente i “sofismi” dei sofisti, aveva intuito la temibilità dell’arte retorica, in grado di condizionare psicologicamente l’ascoltatore: egli “è ben consapevole – scrive Massarenti – del potere immenso della parola, soprattutto quando essa è sulla bocca di politici dalle cattive intenzioni, ed è per questo che insiste, nel secondo libro, sull’importanza del carattere di chi parla (…), sulla sua saggezza, sulla sua virtù etica (arete) e sulla credibilità che egli raccoglie presso l’uditorio cui si rivolge”. Una sapienza che può “diventare un’arma a doppio taglio se il retore capace è al soldo della demagogia”.

L’insegnamento di questa disciplina nelle scuole aveva lo scopo di conferire uno “strumento virtuoso di educazione (…) non solo affinché fossero formati gli uomini politici del futuro democratico, ma anche e soprattutto perché tutti gli altri cittadini venissero dotati di strumenti cognitivi e speculativi utili allo smascheramento di quei camuffamenti tipici del linguaggio politico, che fa leva su opinioni sbagliate eppure largamente condivise e su passioni negative”. Notiamo per inciso che dai tempi degli antichi greci la politica non ha perso i suoi vizi…

Aristotele afferma che “tanto le qualità etiche del parlante, quanto le reazioni emotive di chi ascolta emergeranno dalla strutturazione impressa al discorso”. Questo significa che un discorso non solo produce un effetto, ma esprime la natura di chi lo pronuncia; per questo è necessario essere in possesso degli strumenti intellettuali in grado di decifrarlo. Si tratta di costruirsi gli “anticorpi” adatti per proteggersi dall’enorme mole di scorrettezze – semplificazioni, omissioni, generalizzazioni, prevaricazioni, manipolazione delle idee – a cui siamo talmente abituati da non farci più caso.

Massarenti ci ricorda che già nel Medioevo i docenti insegnavano agli scolari retorica e logica, che fornisce alla prima le basi del ragionamento corretto, e lo stesso facevano i Gesuiti nei loro collegi. Si tratta di un percorso volto allo sviluppo dell’autonomia di pensiero e del ragionamento critico che oggi è indispensabile per le giovani generazioni “esposte più che mai alle conseguenze del caos affabulatorio e persuasivo della multimedialità”. È una responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri figli: abbiamo il dovere di fornire loro i mezzi necessari a proteggersi. La strada per una società più giusta e più libera passa per l’educazione, familiare e scolastica.

MC

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