Il vuoto di pensiero (e di numeri) della Lega


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di Giovanni Palladino

In una mia riflessione precedente (“Tanto di cappello al populismo di Salvini”) avevo fatto una facile previsione: se Salvini continua a battere in populismo Berlusconi, al prossimo sondaggio la Lega peserà più di Forza Italia. E così è stato: FI continua a perdere peso, mentre la Lega continua ad avanzare. Con la probabile prossima uscita di Fitto da FI, il distacco tra l’ex Cav. e il nuovo grande populista potrebbe diventare molto preoccupante per il leader di FI. Ma i due sono comunque destinati a unirsi per non diventare irrilevanti da separati. E si capisce come Fitto desideri abbandonare una simile imbarazzante (e perdente) compagnia, per la quale si rifiuta di votare gran parte del popolo di centro-destra.

Il vuoto di pensiero e di proposta costruttiva è sempre stato tipico di Bossi. Ora lo segue a ruota Salvini, perfetta fotocopia dell’ex boss della Lega. Basti pensare alla sua proposta di tornare alla lira per riavere quella sovranità monetaria, “libertà” irresponsabile che ci ha rovinato tra il 1978 e il 1992 con ben 11 svalutazioni, che non hanno affatto contribuito a migliorare la nostra capacità competitiva. E Salvini ha l’incompetenza di dire che “la chiave del nostro modello sarà la produzione domestica, non certo l’importazione di beni prodotti chissà dove”. Senza sapere che i prodotti da noi esportati sono fatti con un alto contenuto (a differenza della Germania) di prodotti importati; se dovessimo ridurre le importazioni di componentistica e di energia, esporteremmo molto meno.

Poi Salvini propone una “flat tax”, senza sapere che lo vieta la Costituzione, che all’art. 53 dice: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Due seri economisti come Francesco Daveri e Luca Danielli stimano che con una eventuale “flat tax” si perderebbero circa 71 miliardi di entrate tributarie. Un’altra decina di miliardi si perderebbero con l’abolizione della riforma Fornero. E mi fermo qui, per non parlare di cosa accadrebbe alla già disastrata economia del Mezzogiorno con un eventuale Governo Salvini, che come decine di governi Dc di certo soffrirebbe di una grave lacuna: non avere mai letto e attuato cosa proponeva Luigi Sturzo per sfruttare la favorevole posizione che la natura ha dato al nostro Sud: il ponte ideale tra l’Europa del Nord e il Nord Africa.

Il pro-sindaco Sturzo non faceva promesse, ma proponeva progetti e li realizzava. “Res non verba”, era solito dire. Siamo un Paese ricco di tanto populismo, ma è con il popolarismo che si passa ai fatti concreti.

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