Il Gran ballo della politica italiana


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“Giro di Valzer”: il nuovo dossier Openpolis è dedicato alle peripezie dei parlamentari che negli ultimi anni hanno compiuto salti di gruppo, partito e schieramento.

La legislatura attuale, iniziata nel marzo 2013, ha registrato finora un’alta percentuale di cambi di gruppo. Come afferma l’articolo 67 della Carta Costituente, i parlamentari vengono eletti senza vincolo di mandato. Ciò significa che non hanno un impegno giuridico né nei confronti dei partiti con cui si sono presentati né dei cittadini che li hanno votati.

La possibilità del cambio di gruppo è dunque prevista e sancita dalla nostra Costituzione. È tuttavia interessante, per comprendere l’evolversi della politica italiana, analizzare questo fenomeno, che negli ultimi due anni ha raggiunto dimensioni mai toccate precedentemente: leggiamo nell’introduzione al dossier che “Se nel 2010 sono stati proprio improvvisi cambi di gruppo, e di schieramento, a salvare il Governo guidato da Silvio Berlusconi, più recentemente il fenomeno ha visto espulsioni sommarie, vedi il caso del Movimento 5 Stelle, scissioni interne (rottura Forza Italia-Nuovo Centrodestra), e la fine di esperimenti politici, come nel caso di Mario Monti e Scelta Civica”.

Il primo dato che salta agli occhi è che i gruppi parlamentari hanno subìto molte variazioni rispetto all’assetto originario di inizio 2013: alcuni hanno registrato una notevole crescita (in particolare il Pd, che ha guadagnato dalle defezioni di Sel e dallo scioglimento del gruppo di Sc al Senato), altri risultano in perdita (il M5s, in forte ridimensionamento alla Camera e al Senato), altri ancora hanno conosciuto scissioni interne (il Pdl, Sc).

Il risultato è che dall’inizio della legislatura ci sono stati ben 235 cambi di gruppo che hanno coinvolto 185 parlamentari (nella legislatura precedente, durata cinque anni, si sono registrati 261 cambi per 180 parlamentari): leggiamo nel dossier che “Non solo molti Deputati e Senatori hanno cambiato più volte gruppo, ma alcuni hanno fatto il salto da opposizione a maggioranza (vedi la migrazione di molti Deputati Sel), e altri sono persino tornati in gruppi che avevano inizialmente lasciato. Per capire la reale portata del dato, la media di cambi di gruppo al mese della XVI Legislatura era 4,50, ora la media è salita a 10,22”.

Quali sono le ripercussioni di questi movimenti nei confronti della maggioranza? Nel dossier è stato analizzato il comportamento dei transfughi prima del cambio di maglia, per vedere se questi avessero espresso dissenso votando in maniera non conforme alla linea del gruppo di appartanenza, manifestando così la possibilità di una defezione. Il risultato è che in generale “In pochissime situazioni ci sono state avvisaglie del cambio di gruppo, e in ancora meno circostanze il Deputato e Senatore in questione ha dato prova di ‘infedeltà’ prima di scegliere la sua nuova ‘squadra’”: addirittura il 60 per cento dei futuri transughi della Camera e il 77 per cento di quelli del Senato erano “sotto la media di ribellione”.

Una situazione che varia notevolmente dopo il cambio di maglia: “Soprattutto per Deputati e Senatori che hanno fatto un salto di schieramento, vedi il passaggio da opposizione a maggioranza di molti membri di Sinistra Ecologia e Libertà, la percentuale di voti discordanti rispetto al gruppo di elezione sale a dismisura. In una situazione analoga si trovano i numerosi fuoriusciti grillini, che dopo l’espulsione o abbandono del Movimento 5 Stelle hanno tendenzialmente iniziato a votare in maniera opposta”. Per quanto riguarda il caso del Pdl, si è ovviamente registrata una discrepanza tra i voti del Ncd e quelli di FI che è passata all’opposizione. Poca rilevanza invece per i cambi di gruppo interni alla maggioranza, dalla scissione di Scelta civica-Per l’Italia allo spostamento di molti parlamentari nel Partito democratico.

Interessante anche andare a vedere che fine hanno fatto i transfughi della scorsa legislatura che si sono originati soprattutto da due eventi: la rottura tra Berlusconi e Fini e il voto di fiducia con cui i “responsabili” hanno salvato l’ex cavaliere.

In questi casi la “fedeltà” ha ripagato: il 52 per cento di quelli rimasti nel proprio schieramento si sono ricandidati e ne è stato eletto il 41 per cento, mentre solo il 12 per cento dei defezionisti (si è ricandidato il 48 per canto) è stato riconfermato. Qui “La differenza principale sta nel gruppo che si è scelto di raggiungere. I ‘responsabili’ che hanno lasciato i loro gruppi di appartenenza per salvare il Governo Berlusconi sono stati quasi sempre ricandidati e soprattutto rieletti (vedi i casi Scilipoti e Razzi), mentre i Deputati e Senatori che hanno seguito Fini nell’avventura Fli, sono stati ricandidati ma non rieletti visto che il partito non ha raggiunto la soglia minima. In generale il 50% dei parlamentari che ha abbandonato Silvio Berlusconi nella scorsa Legislatura, è finito nel ‘dimenticatoio’ non venendo neanche ricandidato”.

L’ultimo dato segnalato consiste nella “ripetuta tendenza fra alcuni Deputati e Senatori di cambiare gruppo. Sono 11 i Parlamentari che hanno cambiato maglia sia nella XVI che nella XVII Legislatura” di cui il dossier riporta nomi e – a volte rocamboleschi – spostamenti.

MC

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