Adriano Olivetti e Jacques Maritain per un’economia più umana


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Il 26 marzo si è svolto a Roma presso la Commissione nazionale italiana per l’Unesco a Palazzo Firenze il convegno “Adriano Olivetti e Jacques Maritain per un’economia più umana: persona, industria e sviluppo integrale”. Numerosi gli interventi e gli spunti di riflessione alla luce di una “nuova” economia fondata sulla dignità della persona

Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha inviato un breve messaggio in cui ha evidenziato l’importanza di riconsiderare il pensiero dei due autori, soprattutto nel momento odierno in cui è divenuto necessario reinterpretare il ruolo dell’economia e della finanza nell’ambito della società umana: “La sola dimensione economica – ha scritto il ministro – benché di fondamentale importanza, deve essere inclusa in una dinamica sociale allargata capace di coniugare insieme le legittime aspirazioni individuali con le necessità collettive”.

Anche il presidente della Repubblica ha inviato un sentito saluto rivolto a Roberto Papini, presidente dell’Istituto internazionale Jacques Maritain: “il pensiero del filosofo francese Jacques Maritain e dell’industriale italiano Adriano Olivetti – scrive Mattarella – sono di particolare attualità nella moderna società e nella forma del modello economico che la caratterizza”; i temi trattati nel convegno, continua il Presidente, “evidenziano la comune visione culturale e quindi sociale ed economica che Maritain ed Olivetti seppero concretizzare nel loro pensiero e nella loro azione. Essi posero sempre innanzi ad ogni altra valutazione la tutela della dignità della persona e lo sviluppo di una comunità equilibrata e rispettosa del diritto di ciascuno ad esprimere le proprie capacità”. La riflessione sul loro pensiero rivela “l’esigenza di profonde correzioni sul piano delle politiche fattuali per creare le condizioni di una società caratterizzata da uno sviluppo economico sostenibile ed incentrato sulla persona e sulla comunità”.

Laura Olivetti, presidente della Fondazione Olivetti e ultima figlia di Adriano, ha messo in risalto l’impegno cristiano-sociale e l’aspetto spirituale della missione dell’imprenditore piemontese, citando il famoso discorso di Pozzuoli: “Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?”. In alcune lettere private, ha affermato la presidente della Fondazione, Olivetti afferma che il fine della sua vita è sempre stato “la redenzione dalla miseria”, non solo economica ma anche umana, sociale, culturale. Giuseppe Gennaro Curcio, segretario generale dell’IIJM, ha insistito sull’influenza del pensiero di Maritain in Olivetti; pensiero che l’imprenditore mette in prtica e inserisce nel sistema della sua azienda, “ponendo la centralità sul rispetto e la dignità dell’essere umano”.

Gli interventi si sono svolti in base a due tematiche principali: Giuseppe Berta e Tommaso Di Ruzza hanno approfondito “La visione antropologica di Maritain e il sogno industriale di Olivetti”, mentre Sebastiano Maffettone e Francesco Miano si sono soffermati sul messaggio sociale dei due autori. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha proposto alcune riflessioni sul tema “Per un’economia più umana”, sottolineando come le nuove teorie economiche di sostenibilità e condivisione siano state anticipate dal pensiero di Maritain e Olivetti: “L’impegno continuo a migliorare la vita dell’uomo e migliorare la società: questa è l’ispirazione più profonda che ci hanno trasmesso, l’essenza del loro pensiero e delle loro opere; a noi il compito di non dimenticare e di difenderne l’eredità”.

MC

2 thoughts on “Adriano Olivetti e Jacques Maritain per un’economia più umana

  1. Pingback: Sturzo e Maritain: la democrazia come “valore autentico e di ispirazione evangelica” |

  2. L’ha ribloggato su sdevono – Economia/Finanza e dintornie ha commentato:
    Adriano Olivetti e Jacques Maritain per un’economia più umana – Libera e Forte
    Di Marco Cecchini – 26 Marzo 2015
    Cecchini buonasera,
    innanzitutto La ringrazio per aver riportato in questo Suo articolo, i contenuti oggetto del convegno, per il quale esprimo il mio rammarico per non aver potuto prenderne parte, ma, la cui prestigiosa sede, presso la quale i lavori dello stesso si sono svolti: “Palazzo Firenze”, sede della commissione Nazionale per l’Unesco, rappresenta una ideale quanto pertinente cornice, se non altro per le rare doti dei personaggi in esso coinvolti: Adriano Olivetti, i Maritain e il sempre illuminante don Luigi Sturzo! Trovo però, sorprendente che esponenti come Jacques Maritain e Don Luigi Sturzo, cattolici professanti, possono aver avuto accostamento alle idee del grande sociologo e Ministro della seconda Repubblica Francese, Alexis de Tocqueville, laico e perfino ateo ma, grande liberaldemocratico; che, seppur distinguendo i ruoli tra Stato e Chiesa, aveva attribuito grande importanza a quest’ultima come soggetto moralizzatore delle comunità sociali. Cosa diversa invece l’accostamento a quelle idee, in quanto laico (ndr. convertito al cattolicesimo in tarda età per convinzione della sua superiore teologia), per il grande e lungimirante imprenditore Adriano Olivetti, che ha svolto un ruolo molto importante, dando corpo e concretezza ai suoi sogni da “visionario”, nella sperimentazione e creazione delle comunità sociali, “isole” di autentica democrazia partecipata, all’interno ed all’esterno delle proprie industrie tecnologiche, con lo scopo di svilupparle e trapiantarle successivamente anche nel resto del Paese. La sua filosofia imprenditoriale dava quindi, dignità ai lavoratori, come soggetti attivi e partecipatevi dello sviluppo aziendale, ma, anche sociale e culturale all’interno della stessa comunità; grande esempio di armonizzazione e conciliazione degli interessi legittimi del profitto aziendale con quello dei diritti, non solo dei singoli soggetti lavoratori ma, dell’intera comunità, circostante l’azienda, oggi diciamo: non solo la ricerca del primato del profitto dei soli “Shareholders” (azionisti) ma, di tutti gli “Stakeholders”, cioè a dire di tutti quei portatori di interessi che coinvolgono l’azienda stessa, compresa l’area, la comunità e l’ambiente circostante!
    Cito un passo del Suo articolo:
    Alla voce Comunità dell’Enciclopedia del Novecento Treccani si afferma che “Il Medioevo dei Comuni, delle corporazioni e dei ceti costituisce il punto di riferimento delle varie correnti, soprattutto cattoliche, che propongono la riorganizzazione dello Stato sulla base delle ‘società intermedie’ di tipo familiare, municipale ed economico-produttivo”. Queste tendenze propongono l’ideale di “una società civile in cui l’esigenza della solidarietà nella produzione si esprime nel cooperativismo, nel mutualismo, nel corporativismo di stampo medievale e nell’autonomia delle società intermedie secondo il principio di sussidiarietà”.
    Purtroppo allo sviluppo delle varie forme di cooperativismo, associazionismo, mutualismo ed altre forme di cooperazione sociale, ispirate al principio della sussidiarietà, fa da contraltare, ponendosi in antitesi, l’individualismo più estremo, racchiuso fra le mura domestiche della famiglia, “l’Amoral Familism” o “Familismo Amorale” che dir si voglia, che seppur studiato nel lontano 1954 ad opera del politologo/sociologo americano Edward C. Banfield, nel meridione d’Italia, in ambiente rurale e chiuso, ancora oggi, alle soglie del terzo millennio, rimane un fenomeno pervasivo, non solo nel meridione d’Italia, dove è molto accentuato ma, con le debite differenziazioni, anche nel resto dell’intera Nazione, che secondo il mio parere, rappresenta una grande remora allo sviluppo socioeconomico sostenibile e strutturale di quelle realtà e dell’intero Paese, perché sta alla base dei grandi mali della nostra società: corruzione, malaffare, il non rispetto delle regole, la scarsa considerazione e il non rispetto della “Res-Publica” (Cosa Pubblica), fenomeni delinquenziali più o meno organizzati e quant’altro.
    Ecco, allora il ruolo importante, che come asseriva il Tocqueville, può svolgere la Chiesa ma, soprattutto la scuola e tutti gli enti di formazione, nel processo di moralizzazione delle comunità sociali, non intesa però come disciplina imposta ma, bensì come opera di sensibilizzazione delle coscienze verso il valore del bene comune, della solidarietà e del principio della sussidiarietà, valori più volti richiamati da Don Luigi Sturzo ma, che non solo politici e dirigenti nostrani ma, anche politici e burocrati della Comunità Europea, ancora purtroppo, tanto economica e poco sociale, sembrano avere smarrito!
    Cordialità, dott. S.re DeVono – B.A.

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