Sturzo e Maritain: la democrazia come “valore autentico e di ispirazione evangelica”


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Il convegno su Olivetti e Maritain della scorsa settimana ha rappresentato un’ottima occasione per riflettere su “un’economia più umana”. Per completare il quadro, aggiungiamo alcune considerazioni sui rapporti tra il filosofo francese e Luigi Sturzo, il cui Popolarismo rappresenta un capitolo fondamentale per la costruzione di una società all’insegna dell’equità e della dignità della persona.

Alla voce Comunità dell’Enciclopedia del Novecento Treccani si afferma che “Il Medioevo dei Comuni, delle corporazioni e dei ceti costituisce il punto di riferimento delle varie correnti, soprattutto cattoliche, che propongono la riorganizzazione dello Stato sulla base delle ‘società intermedie’ di tipo familiare, municipale ed economico-produttivo”. Queste tendenze propongono l’ideale di “una società civile in cui l’esigenza della solidarietà nella produzione si esprime nel cooperativismo, nel mutualismo, nel corporativismo di stampo medievale e nell’autonomia delle società intermedie secondo il principio di sussidiarietà”.

Una visione “organicistica” che si affaccia alla modernità “grazie ad una esperienza più sciolta e diretta della vita delle autonomie locali che finirà con l’avvicinare in maniera notevole taluni esponenti di queste tendenze (Sturzo e Maritain, per es.) alle idee di Tocqueville. Ma forte rimarrà l’impronta organicistica nel comunitarismo tecnologico di A. Olivetti”. Qui il sacerdote, l’imprenditore e il filosofo compaiono assieme accomunati dal concetto di comunità, intorno al quale ne ruotano altri che possono essere considerati complementari: cooperativismo, mutualismo, corporativismo, autonomia degli enti intermedi e sussidiarietà.

In un breve saggio intitolato “I Maritain e la politica del XX secolo”, in cui vengono delineati i rapporti di Jacques e della moglie Raissa con la cultura contemporanea, Piero Viotto racconta le vicende che fecero avvicinare il filosofo francese e il fondatore del Partito Popolare Italiano.

Il primo avvicinamento avviene in America, dove entrambi si trovavano come esuli. Se all’inizio i due dimostrano qualche reciproca perplessità, in seguito, quando si conoscono personalmente grazie all’amico comune Alfred Mendizbal, tra loro si crea una affinità politica da cui scaturisce una profonda stima.

Il loro rapporto si fa più stretto durante il periodo dell’elaborazione del “Manifesto dei cattolici europei esuli in America” del 1942. Il documento intende “affermare i principi fondamentali della loro adesione alla democrazia, nella lotta contro i totalitarismi”. Maritain, che si è occupato della stesura definitiva del documento, invita Sturzo a firmare il quale, pur titubante, accetta ma avanza alcune perplessità – che riguardano soprattutto la questione del fascismo – proponendo diverse correzioni, che Maritain accetterà quasi per intero.

Continua la loro corrispondenza epistolare, da cui si palesa l’interesse di Sturzo nei confronti delle tesi del filosofo francese. Quando Maritain è nominato ambasciatore francese presso la Santa sede, il sacerdote siciliano lo descrive così in una lettera inviata a Igino Giordani dell’11 febbraio 1945: “Mio caro Igino, il prof J. Maritain ti porterà i miei saluti affettuosissimi… La sua missione è quella di ogni cristiano: rendere testimonianza della verità. Ma egli la sa rendere così elevatamente e chiaramente parlando all’intelletto assetato di verità, che sarebbe un peccato non giovarsi della sua presenza a Roma”.

La stima è reciproca: ne è prova il sentito “Omaggio a Luigi Sturzo”, un quadro estremamente lucido che Maritain scrive in occasione della dipartita del fondatore del Popolarismo: “Aveva compreso che la democrazia cristiana non può assolvere il proprio compito senza salde fondamenta dottrinali. Di qui la sua lunga mediazione, nutrita da una ricca e profonda cultura umanistica illuminata dalla fede, che ha prodotto frutti abbondanti nel dominio della filosofia politica e sociale ed ha stabilito, alla luce della saggezza cristiana, i principi che giustificano l’ideale di giustizia e di fraternità proprie della democrazia e la nozione di una vera comunità internazionale”.

Concludiamo con le parole di Emile Goichot, curatore della loro corrispondenza, “tra i due c’è stata una perfetta intesa nel considerare la democrazia un valore autentico e di ispirazione evangelica”.

MC

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