Dal “populismo” al “popolarismo”: la ricetta del Buon Governo


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‘Governare bene sarà possibile. Come passare dal populismo al popolarismo’: è il titolo dell’ultimo libro, a breve disponibile in libreria, dell’economista Giovanni Palladino, fondatore e leader dei Popolari Liberi e Forti, già direttore del CISS – Centro Internazionale di Studi Luigi Sturzo e figlio di Giuseppe Palladino, l’esecutore testamentario di don Sturzo.

Già dalle cinque frasi adottate per l’esergo è possibile intuire lo spirito che anima il volume e il retroterra culturale di cui è imbevuto. la prima è dell’economista Wilhelm Roepke, il quale propone di “applicare la dottrina sociale della Chiesa ai problemi posti dalla società moderna”, individuando i riflessi della storia economica della nostra epoca “nei messaggi che la Santa Sede ha inviato al mondo dall’inizio dell’era industriale”.

Con Adriano Olivetti viene affermata invece la fiducia “nel potere illimitato delle forze spirituali: Amore, Verità, Giustizia, Bellezza. Gli uomini, le ideologie, gli stati che dimenticano una sola di queste forze creatrici non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà”.

Segue la considerazione del filosofo Dario Antiseri il quale, nel rendere onore al pensiero e alla figura di don Luigi Sturzo, rileva al tempo stesso le responsabilità di un mondo cattolico che non ha avuto il coraggio, l’onestà e la lungimiranza di portare avanti i propri valori fondanti: “Io non mi capacito di come, quando la sinistra ha innalzato Gramsci a più grande intellettuale del secolo, i cattolici non gli abbiano contrapposto un uomo come Sturzo”.

L’economista d’impresa Marco Vitale ci sprona a reagire a un pensiero socio-economico che ci dirotta “verso un capitalismo barbaro, violento, incivile e corrotto, che è in contraddizione profonda non solo con la Dottrina Sociale della Chiesa, ma con tutti i grandi pensatori e operatori cattolici e cristiani, da Manzoni a Rosmini, da Einaudi a Sturzo, da Adenauer a De Gasperi, da Bonhoeffer a Padre Giulio Bevilacqua”.

Infine, l’affermazione categorica di papa Francesco che nella Evangelii gaudium ribadisce l’impossibilità di servire al tempo stesso Dio e Mammona: “NO a una economia dell’esclusione, NO alla nuova idolatria del denaro, NO a un denaro che governa invece di servire, NO all’iniquità che genera violenza”.

Un’opera dunque che riporta all’attenzione il genuino messaggio del pensiero popolare sturziano e che, precisa Palladino, vuole essere “un forte invito alla speranza e soprattutto all’azione”.

MC

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