Enrico Letta, l’anti-Renzi


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di Alessandro Corneli

In tv, durante la trasmissione “Che tempo che fa” di domenica sera 19 aprile, Enrico Letta di fatto si è candidato alla guida dell’opposizione a Matteo Renzi all’interno del Pd, che non ha intenzione di lasciare. Lascerà invece il Parlamento, anzi “questo” Parlamento, ha precisato, lasciando capire che egli condivide la tesi di chi lo ritiene illegittimo in quanto eletto con una legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Ha precisato che non percepirà pensione e che continuerà a fare politica: “Mi dimetto dal Parlamento. Non dalla politica, non dal Pd. Da questo Parlamento”. “Questo” Parlamento è lo stesso che, dopo avergli dato la fiducia, gliel’ha tolta, seguendo un percorso extra-parlamentare avallato dal presidente Giorgio Napolitano. Della sua decisione, Letta aveva informato solo il presidente Sergio Mattarella. Sorridendo, ha aggiunto che Renzi “lo apprenderà ora”. Non ha voluto aggiungere altro, ma il significato è chiaro: se la situazione politica dovesse precipitare, Mattarella sa di poter contare su Letta.

Sulle riforme, Letta non ha risparmiato critiche contro la fretta con cui si rischia di approvare una riforma sbagliata: chiaro riferimento alla legge elettorale. Intanto prende le distanze, fisicamente: assumerà l’incarico di rettore della scuola di Affari internazionali dell’Università di Parigi Sciences Po. E poi aprirà a Roma una “scuola di politiche” destinata a giovani dai 19 ai 24 anni. Parigi/Roma, ovvero presenza in Europa e presenza in Italia. Per sottolineare che “dalla politica non si esce”.

Intorno a Letta potrebbero nascere un Pd-ombra e un Governo-ombra, alternativi al “partito della nazione che è anche governo” di Renzi. E molti moderati sparsi in altre formazioni politiche potrebbero vedere in lui il leader prestigioso e competente che aspettano da tempo.

La “notizia” delle dimissioni dal Parlamento di Enrico Letta – insieme a quella tragica della morte di 700-900 migranti in Mediterraneo – ha oscurato il viaggio di Renzi a Washington: già non se ne parla più. L’effetto-immagine, su cui puntava il presidente del Consiglio, è stato annullato. E poi l’elogio del “modello Usa”, che doveva accattivare il presidente americano, non solo non colpisce gli Italiani, ma può irritare l’Europa. Chi gli ha consigliato questa battuta ha sbagliato. Se era nata nella mente di Renzi, allora la sua mente come strumento di percezione della realtà non funziona bene.

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