L’ impresa che serve


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“L’ impresa italiana deve fare un salto di qualità sul piano intellettuale e comportamentale,……,essere migliore, più forte, più adatta ai nuovi tempi. E per questo deve crescere qualitativamente su vari fronti”, ha scritto giorni fa sul Fatto Quotidiano, Marco Vitale. Ma…da sola non ce la può fare. E’ indispensabile che si realizzino incroci di culture diverse, perchè è solo da incroci di questo tipo che può nascere un nuovo progetto di sviluppo economico e civile. Tra questi incroci è certo fondamentale la ricomposizione unitaria della concezione dello sviluppo economico nella quale convergano le varie branchie dell’ economia, sia quelle della macroeconomia sia quelle della microeconomia”. Altrimenti, ci permettiamo di aggiungere, restiamo fermi all’ economia che uccide. Mal guidata dalla cattiva politica.
Gian Paolo Vitale

One thought on “L’ impresa che serve

  1. È impensabile che l’impresa, oggi vincente nel pianeta, finanziarizzata e perciò paralizzata, non adatta a condividere sviluppo e successo con il territorio cui fa instabile riferimento, evolva spontaneamente verso il “servire”il bene comune, costruita com’è oggi per depredare il bene comune di un territorio e trasferirne il frutto sanguinante in paradisi fiscali, al riparo di Fondazioni, sistemi finanziari senza patria, senza etica e morale, protetta e incoraggiata da una super-politica e da super-istituzioni di diritto privato, ma con poteri assoluti,pubblici e planetari.
    Marco Vitale si sforza da decenni, dagli anni ’80 dello scorso secolo, di introdurre nel mondo imprenditoriale il seme magnifico dell’impresa sociale, contro tutto e contro tutti. Ma è ormai chiaro che il ruolo catartico della politica, essenziale per concimare il buon seme piantato, non è sostituibile dal solo sforzo intellettuale e magistrale di pochi illuminati uomini del sapere e del saper fare de calibro del prof.Marco Vitale.
    Vedere i ” Valori d’impresa in azione”, quando essa assolve al compito di essere” soggetto e motore di sviluppo”, non è dato vedere, se non in qualche eccezione straordinaria: da Adriano Olivetti ai suoi epigoni recenti, Cucinelli, loccioni, Bracalente, DellaValle e tanti altri sconosciuti alle cronache, chi più, chi meno fedeli alla ” missione”.
    Nel suo testo fondamentale ” Valori d’Impresa in azione” , Marco Vitale avverte che ” l’impresa e il management sono profondamente influenzati dal contesto in cui operano….., ma ( devono essere) agenti attivi dei mutamenti esterni…” E non adattarsi passivamente ad essi o, peggio, assecondarne la nequizia, in una “gestione economica speculativa, parassitaria, canagliesca” ( ibidem, pag.16).
    Il management come potere e non come responsabilità, ha portato il sistema capitalistico- finanziarizzato odierno al collasso morale, economico, politico e civile del mondo, terremotato da una serie di crisi distruttive spesso cruente, della ricchezza condivisa, dell’etica, della cultura, della coesione sociale, con intensità e frequenza senza precedenti. ” Ovunque vediamo un’epidemia di comportamenti criminali e corrotti ai vertici del capitalismo” . Parole dure di Jeffrey D. Sachs, Nobel dell’economia, che aggiunge:” ormai anche in Europa “le banche contano più dei governi”. “Non è ( ancora) una decadenza della ( intera) società civile, ma è un fenomeno che riguarda prevalentemente le élite. Sono loro ad avere un senso di privilegio, dei diritti acquisiti” Altri “diritti acquisiti”, che riguardano la sicurezza sociale, sono invece attaccati e frantumati continuamente. Non viene protetto il territorio, né tantomeno sviluppato, da questo assetto ” criminale” dell’impresa e delle istituzioni che le sostengono, invece di regolarne la funzione sociale.
    “Se le aziende non sono istituzioni sociali non hanno il diritto di esistere”, diceva al Financial Times, già nel 2003, Henry Mintzberg, ottimo accademico canadese.
    E la loro inconsistenza sociale è anche lo specchio della loro debolezza competitiva, come sostenne l’Harvard Businnes Review nel 2012 in ” Reinventing America”. Debolezza compensata con la sottrazione di ricchezza dai territori e mai con la condivisione di sviluppo e incivilimento. Qui sta la missione solidale di imprese e istituzioni, della politica e dell’economia attiva. Forze politiche ed economiche nuove o nascoste all’accademia e all’informazione, in ambo i campi, si devono riconoscere e procedere insieme, nella concretezza degli esempi che si riesce a far sviluppare sul territorio, gli uni con il fare, gli atri con il proteggere, incoraggiare, difendere e promuovere. Coinvolgendo chi vi abita e vi lavora, direttamente o indirettamente.Istituzioni e Imprese, sommandone i valori sociali condivisi. Svilupperanno più ricchezza, più innovazione, più coesione di quanto possano ora il capitalismo infertile, di rapina,finanziarizzato e terminale associato con una politica istituzionale imbelle, incolta e corrotta.

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