È morale che un governo leda la Costituzione?


12 04 2007 Brescia Inps cartelle previdenziali istituto nazionale previdenza sociale Ph.FotoLive Ettore Ranzani

di Gaspare Sturzo

Sono passati pochi giorni da quando la Corte Costituzionale ha affondato un aspetto del lacrimevole lodo Fornero/Monti, di cui al decreto Salva Italia del 2011, per aver sacrificato “irragionevolmente” il diritto di un certo numero di pensionati italiani, con la pensione tre volte superiore alla minima, in nome di “esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”, compromettendo il loro diritto, costituzionalmente tutelato, ad avere una prestazione previdenziale adeguata (sent. 70 del 10.3.15).

Pochi giorni sufficienti a un sottosegretario dell’attuale Governo per diffondere l’idea che sia immorale restituire il maltolto agli italiani, quanto alla criticata sentenza della Suprema Corte, senza prima provvedere – sembra di capire – ad un’altra “sforbiciata”.

Certamente, è importante il rapporto intergenerazionale tra ingresso al lavoro, stipendi e pensioni, quel che non si comprende è come sia possibile non solo adottare riforme prima potenzialmente incostituzionali e, poi, quando dichiarate tali, non chiedere scusa alle persone danneggiate, ma rivendicare una supremazia morale, da esercitare con una nuova norma di legge, potenzialmente viziata d’incostituzionalità.

Tanti si sono prodigati ad esaminare le ragioni dell’incostituzionalità richiamata (vedi tra i commenti più chiari Gentili su IlSole24ore del 7.5.15). Ciò che invece noi studiosi del popolarismo sturziano vorremmo far notare È IL DISVALORE DI UNA CATTIVA NORMA che illogicamente viola il principio di uguaglianza, il divieto di introduzione di ostacoli economici che possano limitare le libertà dei cittadini (art.3 Cost.), il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro praticato (art.36 Cost.), il diritto dei lavoratori a una previdenza adeguata alle loro esigenze di vita (art.38 Cost.).

In sostanza, stando alla decisione della Corte, a noi non sembra morale e tantomeno logico, e anche costituzionalmente accettabile che, a fronte di uno stipendio qualificato dalle funzioni svolte e dal meritevole impegno prestato, parte essenziale di una certa condizione di vita del lavoratore attivo, sulle quali sono state pagate in generale fior di tasse, qualcuno possa arrogarsi il diritto di “sanzionare” il pensionato eliminandogli per sempre la perequazione al costo della vita e al potere reale di acquisto della moneta.

Si obietta come i tagli siano stati imposti dalla necessità DI SALVARE L’ITALIA dall’occhio severo della “Troika”, altri dal dissesto del bilancio pubblico e, qualcuno, dai conti sempre in disordine dell’INPS.

Certo ci piacerebbe osservare che per salvare il rapporto intergenerazionale, rimettere a posto i conti dello Stato, dare fiato a quelli dell’INPS, ciò che serve è nuovo lavoro, nuova imprenditoria, nuovi investimenti pubblici e privati, nuovo capitale circolante fuori dall’indotto del sistema euro conservatore dell’emissione dei titoli di Stato e delle banche investitrici a rischio zero. Ma tale equazione richiederebbe la coscienza di sapere riconoscere i fattori della produzione, le esigenze dei territori, le forze imprenditoriali presenti, le criticità di una classe dirigente e politica che rallentano il rilancio del paese. In sostanza, un nuovo progetto sociale che abbia come fine il Bene Comune e l’interesse generale.

Qui casca l’asino! DICE DON STURZO CHE PER REALIZZARE QUESTO “UTILE COLLETTIVO” SERVE UNA POLITICA RAZIONALE. Cioè, che sappia calcolare i vantaggi della propria azione guardando ai pro e i contro di ogni scelta che adotta; o meglio, nel nostro caso, andare oltre l’utile immediato di aver saputo aggiustare il bilancio con una forzatura incostituzionale, quando questo vantaggio è acquisito in modo eticamente immorale ai danni del diritto di chi ha difficoltà a difendersi innanzi a un decreto legge poi convertito, magari a suon di fiducia o sull’onda della propagandata tragedia immanente.

SOSTIENE DON STURZO: “il fine dell’economia è l’utile economico; nessuno potrà ammettere che il furto e la frode siano mezzi idonei a procurare un vantaggio economico e, quindi, ammissibili, proprio perché nel ledere l’interesse dei terzi, il furto e la frode sono atti ingiusti e pertanto immorali. Lo stesso deve affermarsi per la politica.

Se mancare a un patto (contro la teoria pacta sunt servanda) può recare un presunto vantaggio al Paese fedifrago, non per questo ne è ammissibile la violazione che lede il diritto e i rapporti internazionali”. (Luigi Sturzo: Politica e Morale p.211.)

IN CONCLUSIONE, IMMORALE NON È RESTITUIRE IL FRUTTO ILLEGITTIMO DELL’ATTO INCOSTITUZIONALE, CIOÈ IL MALTOLTO PENSIONISTICO, MA TENTARE DI PERSEVERARE UMILIANDO LA FUNZIONE DELLA CARTA COSTITUZIONALE E LA RILEVANZA ISTITUZIONALE DELL’ATTO DEI GIUDICI COSTITUZIONALI.

Occorre dire che la tentazione politica della continuità nella violazione dell’ordine costituzionale, quanto alla norma che alla sua sentenza, non ha nel nostro ordinamento un bilanciamento in una sanzione al Governo che ha sbagliato, o che intende perseverare nel medesimo errore. LA CORTE COSTITUZIONALE – PURTROPPO – NON HA DALLA SUA IL POTERE DI SANZIONARE L’AUTORE DELL’ATTO INCOSTITUZIONALE, TANTO QUANTO AL DANNO DIRETTO AL BILANCIO DELLO STATO, CHE ALL’IMMAGINE INTERNAZIONALE DEL PAESE. Così possiamo leggere sgomenti che, se inizialmente sarebbero stati sottratti agli aventi diritto cinque miliardi, il rimborso ora potrebbe potenzialmente arrivare a tredici. Danaro che non sarà richiesto a chi ha sbagliato (interverrà la Corte dei Conti?), ma sarà corrisposto sotto forme di imposte da chi paga le tasse e, per ironia, in quota maggiore da chi ha i redditi più alti, tra i quali i pensionati sottoposti prima all’iniquità incostituzionale e ora alla gogna mediatica. IN SOSTANZA, DIO SALVI LA COSTITUZIONE, L’AUTONOMIA E INDIPENDENZA DEI SUOI GIUDICI.

One thought on “È morale che un governo leda la Costituzione?

  1. Quello che preoccupa è l’ultima visita degli ispettori del FMI, che si è conclusa proprio con l’invito a rivedere il sistema pensionistico, da dove trarre risorse per sostenere, magari, il sistema finanziario al collasso per crediti inesigibili. Della Costituzione se ne …fregano.
    Ricordo a tutti un articolo di Padoa Schioppa del 2003 sul Corriere, manifesto di quello che sarebbe accaduto. Il gran maestro…del pensiero di Monti,Letta e Renzi sosteneva la “visione” finanziarista globalista che anche in EU e nel PPE sembra aver prevalso:
    ” Nell’Europa continentale un programma completo di riforme strutturali DEVE essere attuato oggi nel campo delle PENSIONI, della Sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in tanti altri…Ma esse devono essere guidate da un principio unico: RIDURRE il livello delle PROTEZIONI che ne corso del ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la DUREZZA del vivere, con rovesci di fortuna, con sanzioni o la ricompensa dei difetti e delle qualità.
    Cento anni orsono il lavoro era una necessità; la buona salute un dono di Dio; la cura del vecchio, atto di pietà famigliare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e fortuna. Oggi è sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.”
    Ecco il pensiero- guida. Ecco stabilita anche la successione temporale dei provvedimenti già adottati: pensioni, sanità, mercato del lavoro, scuola….
    C’è un che di “religioso” in questo programma. Le malattie di un sistema degenerato per mano politico- elettorale sono chiare anche a noi. Ma la cura prevista da Padoa Schioppa e suoi allievi uccide forse la malattia, ma sicuramente il malato. Il “medico”, legato alla finanza internazionale, non è un credibile riformatore di costumi privati e pubblici, vuole solo arricchire un piccolo nucleo di ricchi sovranazionali, garantititi da fondazioni, tribunali globali, consessi privati con funzioni pubbliche planetarie, lontani da qualsiasi Costituzione.
    L’unico medico per i nostri Mali era e rimane l’Economia Sociale di Mercato, che prevede legalità ed equità, ma anche sussidiarietà e solidarietà, bilanciamento certo dei poteri, mediante Istituzioni partecipate e non irraggiungibili dall’occhio e dal controllo popolare. L’impoverimento progressivo degli Italiani, con alto debito pubblico, ma con ancor “troppo” alto patrimonio individuale, è una necessità per la finanza internazionale. Occorre, come prescrive Padoa Schioppa, rigenerare l’insicurezza dell’indebitato cronico in tutta la popolazione, spogliandolo attraverso il combinato disposto dell’ alta tassazione e con le basse pensioni e poverissimi salari. Spogliandolo, cioè, del patrimonio immobiliare che potrebbe rassicurare anche parte delle giovani generazioni, erede della classe media che si vuole cancellare. Nuovo catasto, imposte e tasse sull’immobile, basse pensioni dei vecchi e poveri salari dei giovani: ecco distrutta una classe sociale e una ricchezza nazionale, come in Grecia. Nessuno deve essere al sicuro. Tutti appesi alla bava, senza misericordia, delle banche e di Equitalia.
    In questi giorni, per l’intero Lazio, opera un solo impiegato addetto alle rateizzazioni delle cartelle delle imprese, che ora rischiano il sicuro fallimento. Infatti il solo impiegato rimasto all’opera sta ancora esaminando le pratiche di dicembre 2014! Le scadenze saranno insostenibili per troppe imprese laziali, che, paradossalmente, non riescono a riscuotere i crediti dalle PA e perciò falliranno pur essendo sostanzialmente sane! Mentre rimane super attrezzato l’ufficio dedicato ai pignoramenti. Se questa non è solo sciatteria amministrativa, c’è da pensare ad una pianificazione del disastro nella chiave “filosofico- religiosa” di Padoa Schioppa.

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