Dimmi cosa pensi, ti dirò chi sei


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L’ultimo dossier di Openpolis “Cogito ergo sum” censisce i Think Tank nati in Italia dal 1950 a oggi e analizza la rete di relazioni che questi pensatoi hanno creato negli anni. I dati indicano l’esistenza di 65 organizzazioni di rilevanza nazionale che animano il panorama politico e mirano ad assolvere a tre funzioni fondamentali: elaborazione di idee, reclutamento del personale politico e raccolta dei finanziamenti. Circa 1.500 le persone che occupano un ruolo rilevante in queste strutture, che risultano sviluppate principalmente attorno a un politico di riferimento.

La politica italiana – leggiamo nell’introduzione – vive un periodo di forte cambiamento, che ha origine nel suo centro propulsivo per antonomasia: i partiti politici. Incentrati sempre più su personalità forti prima che su programmi condivisi, la loro importanza all’interno delle dinamiche parlamentari diminuisce, specie nella produzione legislativa (…) In parallelo molte delle principali funzioni che storicamente appartenevano ai partiti politici, a cominciare dalla condivisione di idee per un dibattito a 360 gradi sulla ‘cosa pubblica’, traslocano e trovano casa nei think tank politici”.

Dopo avere citato I riferimenti normativi (gli articoli 18 e 49 della Costituzione sul diritto di libera associazione dei cittadini e gli articoli 14, 16 e 40 del Codice civile che regolano le modalità di fondazione e gestione di tali associazioni), prende avvio la prima parte: “Il censimento. Dati anagrafici e attività”, i cui capitoli affrontano ognuno un tema specifico: “La distribuzione territoriale” (la maggioranza di questi pensatoi si trova nel Lazio, più in particolare a Roma, Capitale e sede del Parlamento; a seguire Lombardia, Campania e Piemonte), “La forma giuridica e le attività svolte” (quasi i tre quarti dei 65 pensatoi analizzati sono fondazioni, il resto sono associazioni; le attività svolte sono di tipo culturale: convegni, seminari, promozione di attività editoriale), “L’anno di fondazione” (i think tank sono presenti dagli anni ’50, ma il boom è stato nella prima decade del Duemila, con 33 nuovi pensatoi), “L’orientamento politico” (il 30,77% è riconducibile al centrosinistra, il 24,62% al centrodestra e il 13,85% al centro, mentre il 13,85% è di natura bipartisan, in cui i membri sono accomunati più che da una ideologia politica da una battaglia comune o un interesse condiviso) e “La professione dei membri” (il 36,15% viene dal mondo della politica, il 35,95% da quello della ricerca)”.

La seconda parte è dedicata al “Network. Relazioni fra persone e strutture”, e vengono analizzati “I legami tra i Think Tank” (in 43 casi su 65, ogni pensatoio ha in media 9 membri in altre strutture, collegandosi così ad altre 6 realtà; in cima alla lista Italianieuropei, con 33 rappresentanti in altri pensatoi, e la Fondazione Italia Usa con 18 connessioni con altre organizzazioni), “I membri più ricorrenti” (tra questi spiccano i nomi di Angela Maria Petroni, Ernesto Realacci, Franco Bassanini, Lorenzo Ornaghi, Marta Dassù e Stefano Rodotà), “La trasparenza” (il tentativo di capire il peso economico di queste aggregazioni, leggiamo nel dossier, “è risultato particolarmente complesso a causa dei pochi elementi di bilancio rintracciabili sui siti internet dei diversi pensatoi. La scelta di non pubblicare introiti ed elenco dei finanziatori è legittima perché non si tratta di soggetti pubblici, ma allo stesso tempo stiamo parlando di realtà molto vicine alla realtà politica del nostro paese. Cercando informazioni a riguardo si è scoperto che solo 5 organizzazioni hanno pubblicato una forma più o meno aggiornata del proprio bilancio. Ad oggi solamente due think tank – Symbola e Human Foundation – hanno dati aggiornati al 2014 del proprio budget”) e, infine, “Le persone di riferimento”, ovvero i promotori delle organizzazioni, che nella stragrande maggioranza dei casi (come risulta dalla lista riportata nel dossier) sono esponenti del mondo politico.

MC

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