Gli identici obiettivi di Crocetta e di Tsipras nell’era della disunione europea


EU

di Giovanni Palladino

Entrambi hanno iniziato dicendo “LOTTERÒ CONTRO LA CORRUZIONE E LO SPERPERO DEL DENARO PUBBLICO”, che sono due vizi gemelli, causa ed effetto l’uno dell’altro. Due vizi incompatibili con un sano sviluppo economico-sociale di una Regione, di un Paese o di una Comunità Europea che si desideri unita.

Ebbene Crocetta è entrato a Palazzo d’Orleans nell’autunno del 2012, quando il debito regionale della Sicilia era di 4 miliardi di euro; in meno di tre anni è raddoppiato a 8 miliardi, record storico negativo di sperpero del denaro pubblico in un periodo così breve nei circa 70 anni di autonomia siciliana. Si sono poi avute – altro record assoluto – le dimissioni di ben 36 assessori, da Franco Battiato a Lucia Borsellino. Per quanto riguarda la corruzione, infine, sotto la presidenza Crocetta molti paladini dell’antimafia sono stati arrestati per reati di corruzione e di connivenza con i metodi mafiosi.

Tsipras ha iniziato a governare nel gennaio 2015, quando il rapporto tra debito pubblico e pil era del 177%. Sembra che oggi sia già arrivato al 200%. E l’economia greca, che alla fine del 2014 era in fase di leggera ripresa, ora è caduta di nuovo in recessione, aggravata dalla chiusura di ben tre settimane degli sportelli bancari. Mai nel mondo occidentale le banche sono rimaste chiuse per un periodo così lungo.

Ma dove sono finiti gli 89 miliardi di euro di liquidità d’emergenza forniti da Mario Draghi alle banche greche per fare fronte alla “sete” del Paese? È molto probabile che in gran parte siano stati assorbiti (e portati fuori dal sistema bancario greco) dai grandi e meno grandi evasori fiscali, che da una vita sono abituati a evadere.

Ora Draghi ha deciso di dare alle banche greche – per una settimana – altri 900 milioni di liquidità d’emergenza. Ma è facile prevedere che in un paio di giorni faranno la stessa fine dei “defunti” 89 miliardi: usciranno dal circuito dell’economia greca, perché ormai prevale l’opinione che ritornerà la dracma, moneta amata dai poveri (che erano meno poveri quando non c’era l’euro) e temuta dai ricchi (che erano meno ricchi quando c’era la dracma). Quindi l’euro viene oggi in gran parte tesaurizzato dai greci più ricchi, è visto come una specie di polizza di assicurazione contro l’inevitabile minor valore (30%?) della nuova dracma. In un clima di sfiducia monetaria, Golia batte sempre Davide.

Insomma un bel pasticcio, aggravato dall’illusione dei banchieri centrali che basti stampare tanta moneta per risanare una economia dilaniata da quelle “male bestie” tanto temute da Luigi Sturzo nei lontani anni 50. Sarà sempre una fatica di Sisifo, finché al vertice prevale una classe dirigente che non lotta seriamente contro la corruzione e lo sperpero del denaro pubblico. Purtroppo in Italia il debito pubblico è in allarmante aumento, perché gestioni alla Crocetta e alla Marino continuano ad essere finanziate a piè di lista. L’attuale “disunione” europea è causata anche da questo scandalo. Facile e ipocrita prendersela con la Germania.

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