Da dipendenti a collaboratori: è la soluzione proposta sin dal 1891 dalla Dottrina Sociale della Chiesa


Gestione-Collaborazione-Complessità-Imc

di Giovanni Palladino

Riporto alcuni brani dell’articolo di Danilo Taino (“Salari e orari: addio sindacato. L’operaio adesso vuole fare da sé”) pubblicato il 26 novembre in prima pagina dal Corriere della Sera:

“Il sociologo ed ex operaio Aris Accornero coniò diversi anni fa un’espressione fulminante per riassumere l’itinerario politico-culturale delle tute blu del Novecento italiano: ‘Sono state macchine per la lotta di classe’. Detta da uno che di operai e sindacati se ne intende, la definizione valeva e vale moltissimo e non a caso mi è tornata immediatamente in mente leggendo i risultati dell’indagine resa nota ieri dalla Federmeccanica e affidata alla supervisione scientifica di Daniele Marini. (…)

Il lavoro sta divorziando dall’ideologia che lo hatenuto prigioniero lungo tutto il secolo scorso e per buona parte della prima decade del nuovo. Gli operai smettono di essere strumento di lotta politica e diventano persone, si liberano dal copione che l’ideologia aveva scritto per loro obbligandoli a sentirsi comunque e solo merce, e a nutrire ostilità pregiudiziale nei confronti del padrone.

L’indagine della Federmeccanica ci dice invece che l’operaio ha preso a identificarsi con il proprio lavoro e anche con l’aziendadi cui fa parte. Dove l’imprenditore riesce a creare un clima comunitario e a innovare sul piano dei rapporti quotidiani, il risultato è che il successo dell’impresa diventa un obiettivo comune. (…) E non è un caso che in molte piccole imprese i proprietari definiscano le persone che hanno a busta paga come dei ‘collaboratori’ e non come dei dipendenti”.

Questa collaborazione è un’idea nuova? No, è una stretta alleanza suggerita nel lontano 1891 da Leone XIII nella “Rerum novarum” per contrastare l’idea marxista della lotta di classe. Scrisse il Papa: “La concordia fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto tra capitale e lavoro non può dare che confusione e barbarie. Ora a comporre il dissidio, anzi a svellerne le stesse radici, il cristianesimo ha una ricchezza di forza meravigliosa”. È un’idea che “infiammò” l’azione politico-sociale di Luigi Sturzo, che passò subito dalle parole ai fatti nella sua Caltagirone e poi a livello nazionale. Ma dapprima il fascismo e poi lo statalismo ne ostacolarono purtroppo l’azione.

Quanta “confusione e barbarie” avremmo evitato se questa idea, consigliata in tutte le Encicliche sociali, fosse stata seguita innanzitutto dai politici e dagli imprenditori che si definivano cristiani… L’augurio è che la realtà “scoperta” con un certo ritardo dalla Federmeccanica possa essere diffusa e ben radicata da provvedimenti legislativi che Luigi Sturzo suggeriva al Parlamento con grande preveggenza e concretezza sin dal 1920.

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