L’importanza fondamentale della fiducia


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Il CENSIS ha sentenziato che l’Italia è un Paese “in letargo” e si sa che chi dorme non piglia pesci. Da oltre 10 anni non cresciamo economicamente e regrediamo socialmente. Siamo stati “aggrediti” da una crisi di fiducia, dapprima verso la nostra classe politica, poi verso l’Europa e ora, molto pericolosa, verso il nostro sistema bancario, celebrato sino a ieri – dai nostri governanti e dai nostri banchieri – come uno dei più solidi del mondo.

Ma come si può restare solidi in un sistema politico, economico e sociale profondamente corrotto? Il 9 dicembre è stata celebrata la giornata mondiale contro la corruzione. Mattarella ha detto che “l’impegno per la legalità va testimoniato, insegnato, sollecitato con la coerenza dei comportamenti. Occorre rafforzare l’azione educativa di famiglie, scuole e corpi intermedi. Così inquina le istituzioni, altera ogni principio di equità, penalizza il sistema economico. Quando i meccanismi di controllo, accertamento e sanzione funzionano, non vuol dire che ha prevalso lo scandalo, ma il contrario: che il cancro del malaffare è stato individuato e colpito”.

Mattarella proviene da un partito che – dopo la scomparsa di De Gasperi – non ha fatto molto per testimoniare, insegnare e sollecitare la coerenza dei comportamenti, soprattutto da parte dei governanti. Una coerenza che deve soprattutto evitare che dalla “miseria morale” si debba arrivare, prima o poi, alla “miseria economica e sociale”. Per questo Luigi Sturzo si è sempre battuto con grande lungimiranza contro l’immoralità pubblica, che secondo lui non era caratterizzata solo “dallo sperpero del denaro, dalle malversazioni e dai peculati. Applicare sistemi fiscali ingiusti o vessatori è immoralità; dare impieghi di Stato o di altri enti pubblici a persone incompetenti è immoralità; aumentare posti di lavoro senza necessità è immoralità; abusare della propria influenza o del proprio posto di consigliere, deputato, ministro, dirigente sindacale, nell’amministrazione della giustizia civile o penale, nell’esame dei concorsi pubblici, nelle assegnazioni di appalti o alterarne le decisioni è immoralità”.

Il cancro del malaffare è stato individuato e colpito? Individuato senz’altro, ma per essere colpito con buone probabilità di successo il Paese ha bisogno di una classe dirigente ben diversa dall’attuale. Ci vorrà del tempo, ma il malessere causato da tanta “miseria” culturale e morale farà capire, prima o poi, quanto sia vera una profonda convinzione di Luigi Sturzo e di Luigi Einaudi: il buon governo esige buona cultura e grande spirito di servizio. Perché è dalla buona cultura, posta al servizio della società e quindi del bene comune, che deriva la coerenza dei comportamenti di chi ci governa.

Il ritorno della fiducia ne sarà poi la naturale conseguenza. Ci avvertiva (qualche anno fa…) Quintino Sella: “La grandezza e la prosperità di un Paese dipendono dalle capacità intellettuali e morali della sua classe dirigente”. È una verità lapalissiana, ma stenta a farsi strada.

Giovanni Palladino

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