È possibile opporsi al capitalismo speculativo


Wall-Street-sign

di Giovanni Palladino

1) IL CREDITO NON SI STAMPA

Su Il Messaggero del 24 gennaio scorso, Romano Prodi scriveva: “Se non fosse intervenuta la Banca Centrale Europea a mettere in guardia gli speculatori, credo proprio che la tempesta durerebbe ancora. Anche se è assai difficile indicare rimedi concreti agli enormi flussi speculativi, bisogna avere ben chiaro che, con la progressiva finanziarizzazione dell’economia mondiale, eventi di questo tipo (le “tempeste” in Borsa) non potranno che ripetersi. E non pensiamo che gli interventi di una qualsiasi Banca Centrale siano sempre sufficienti a evitare disastri”.

Ma in realtà il 21 gennaio scorso Mario Draghi, Presidente della BCE, non ha messo in guardia gli speculatori, ma li ha aiutati per l’ennesima volta, assicurando che avrebbe continuato a inondare il mercato di liquidità con la sua politica di espansione monetaria, che sarebbe più corretto chiamare di ESPANSIONE CREDITIZIA. Infatti negli ultimi 10 anni le principali Banche Centrali del mondo hanno dato alle banche commerciali enormi risorse finanziarie aggiuntive (ben $14.000 miliardi!) nella speranza di “spegnere” le crisi e di “riaccendere” lo sviluppo.

Tuttavia questa politica creditizia espansiva, in un mondo già super indebitato e squilibrato (le disuguaglianze sono in forte aumento), non solo è insufficiente a evitare i disastri, ma può addirittura causarli, se le risorse finanziarie aggiuntive non vengono usate per fini produttivi. La verità è che il credito non può essere “stampato”, lo si deve erogare solo in presenza di opportunità d’investimento credibili e produttive.

2) LA PERICOLOSA NOVITA’ DEI TASSI D’INTERESSE NEGATIVI

Nelle intenzioni di Draghi il “quantitative easing” avrebbe dovuto aiutare l’economia reale a crescere e a portare il tasso d’inflazione verso il 2% (oggi è vicino allo zero). Tuttavia a distanza di 10 mesi – dopo che la BCE ha già dato alle banche europee ben 600 miliardi di nuovo credito – i suddetti due obiettivi sono ancora lontani dall’essere raggiunti. È stata invece aiutata la speculazione di Borsa, che applaude sempre quando la BCE aumenta la liquidità delle banche con l’acquisto di titoli di Stato posseduti da queste, operazione che di solito fa scendere i tassi d’interesse. Ma questa volta li ha addirittura portati sotto lo zero.

Questo incredibile fenomeno (gli Stati si finanziano PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA a costo sotto zero, ossia senza pagare gli interessi, addossando il costo del prestito ai loro… creditori!) è stato causato dalla generosa (o folle?) politica di espansione creditizia della BCE. Infatti, l’enorme credito aggiuntivo fornito alle banche non è servito a far aumentare di molto – come sperava la BCE – i prestiti concessi alle imprese e alle famiglie.

Ciò dimostra che i problemi causati da scorrette politiche economiche e fiscali non si risolvono con la supposta bacchetta magica delle politiche monetarie espansive. Si risolvono con corrette politiche economiche e fiscali per facilitare (e non ostacolare) il difficile lavoro delle imprese.

Frustrando le speranze di Draghi, le banche europee hanno iniziato a depositare la liquidità in eccesso (perché non utilizzata) presso la Banca Centrale a Francoforte. Questa a sua volta – per contrastare una tendenza non desiderata – ha iniziato a “punire” le banche, imponendo sulle loro riserve in eccesso un tasso d’interesse negativo: dapprima dello 0,10%, poi dello 0,20%, ora è dello 0,30% ed è probabile che a marzo verrà portato allo 0,40%.

3) GLI SPECULATORI VANNO A NOZZE CON I TASSI SOTTO ZERO

Ma per ridurre il costo della “punizione” le banche hanno comprato più titoli di Stato con la liquidità in eccesso. La sensibile domanda aggiuntiva su questo mercato ha favorito un rialzo delle quotazioni, sino a determinare tassi d’interesse negativi anche per questi titoli, ma a un livello inferiore ai tassi negativi dei depositi presso la BCE. È quindi la “logica” della punizione più leggera che spiega il nuovo fenomeno del tutto “illogico” dei titoli di Stato emessi a un costo pagato dai creditori (le banche) anziché dai debitori (gli Stati).

Tutto ciò rappresenta una evidente violazione dell’ordine naturale delle cose, dove il debitore dovrebbe pagare gli interessi e il creditore dovrebbe incassarli. Ma è una violazione che piace molto alla finanza speculativa, che va a nozze in un clima di tassi vicini allo zero o addirittura sotto zero, clima che di solito favorisce la creazione di allettanti ma sempre pericolose “bolle”, che prima o poi scoppiano.

Ora Prodi sembra arrendersi non solo di fronte al capitalismo stile Las Vegas (“è assai difficile indicare rimedi concreti per imporre delle regole agli enormi flussi speculativi”), ma anche di fronte alla inevitabile crescita della finanza d’assalto (“con la progressiva finanziarizzazione della economia mondiale, eventi di questo tipo non potranno che ripetersi”).

4) PORRE “WALL STREET” AL SERVIZIO DI “MAIN STREET”

Eppure i rimedi esistono, anche se per applicarli con successo sarebbe necessario che la Politica con la P maiuscola riprenda in mano la sua naturale funzione legislativa e regolativa per opporsi ai “poteri forti” della finanza speculativa che ogni anno si presentano alla tre giorni di Davos per applaudire i banchieri centrali, che ubbidiscono ai loro desideri (che poi diventano ricatti allarmistici: “se non ci venite incontro, qui scoppia il panico! …”).

Bisogna quindi eliminare il gioco d’azzardo dal mercato dei capitali produttivi (produttivi perché devono porsi all’esclusivo servizio delle imprese produttive) con la proibizione dell’utilizzo di strumenti ideati da menti malate. Sono prodotti e servizi finanziari creati con l’unico obiettivo di scommettere sul rosso o sul nero, senza alcun legame con l’economia reale. Con l’eliminazione di questo gioco d’azzardo del tutto “fuori luogo”, le politiche economiche e fiscali verrebbero attuate in un mercato più ricco di risorse finanziarie da utilizzare per fini produttivi. Senza bisogno della facile ma artificiosa scorciatoia del “quantitative easing”.

Praticamente “Wall Street”, simbolo del mercato finanziario, deve porsi al servizio di “Main Street”, simbolo dell’economia reale e quindi delle imprese produttive, che non amano affatto il Casinò. Questa semplice verità emerge dalla crescente popolarità del democratico Bernie Sanders nella corsa verso la Casa Bianca, perché visto come un serio candidato dalla classe media. È cioè visto come un difensore di “Main Street” che si pone contro Hillary Clinton, Donald Trump e Michael Bloomberg, ritenuti espressione di “Wall Street-Las Vegas”, i cui miliardi forse non basteranno – come già avvenne con Obama – a battere il candidato della classe media. E Sanders, a differenza di Obama, si annuncia più credibile nell’opporsi contro il capitalismo speculativo.

Questa della Borsa-Casinò è una visione teoricamente sbagliata, ma che purtroppo emerge dalla realtà della politica economica americana e ora anche di quella europea. Ma è una realtà destinata a essere sconfitta dall’ennesimo (e speriamo che sia l’ultimo!) fallimento del capitalismo speculativo, che si annuncia prossimo. Errare è umano, perseverare nell’errore di ubbidire ai “poteri forti” è diabolico. Nell’era della globalizzazione di tutto, anche dei sistemi informativi e della conoscenza, è poco probabile che l’1% possa continuare a dominare a suo piacimento il 99%. Soprattutto se contribuisce a impoverirlo.

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