La sana rivoluzione di Sanders: Yes, I must!


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di Giovanni Palladino

La vittoria di Bernie Sanders su Hillary Clinton nelle elezioni primarie del New Hampshire rappresenta il primo campanello d’allarme per chi da sempre ha controllato e condizionato la politica economica negli Stati Uniti, ossia per i “poteri forti” della grande industria e della grande finanza.

Ma questa vittoria vuol dire anche che si sta rafforzando la voce dei “senza voce” che lanciò un primo “grido” 8 anni fa con l’inaspettata nomina di Obama al vertice del Paese. Il suo slogan fu YES, I CAN (Sì, posso farcela), ma poi si capì presto che “a farcela” sarebbero stati i soliti noti: la grande industria e la grande finanza.

È così continuato il dannoso processo di finanziarizzazione dell’economia americana e si è ampliato il “gap” tra i pochi plutocrati (grandi finanziatori di tutti gli inquilini della Casa Bianca) e il resto della popolazione. La ricchezza è concentrata in poche mani, la classe media sta perdendo peso economico-sociale e i poveri sono in forte aumento.

Ora lo slogan di Sanders potrebbe essere YES, I MUST (Sì, devo farcela) dopo le speranze deluse dallo YES, I CAN. È una novità “obbligata” per portare l’economia Usa sui binari di uno sviluppo economico-sociale più sano ed equilibrato. Gli avversari di Sanders lo accusano di essere un socialista e un grande nemico di Wall Street.

Ma la vera novità è che Sanders si è dichiarato a favore dell’economia sociale e solidale di mercato, nonché grande nemico del capitalismo stile Las Vegas, che da lungo tempo prevale a Wall Street, e grande nemico dello scandaloso sistema di finanziamento della politica. Se questo vuol dire essere socialista, ben venga il socialismo, ma sappiamo che Adenauer, Sturzo o Einaudi – fautori di quel tipo di economia sociale e convinti oppositori del capitalismo speculativo – non avrebbero mai accettato di essere definiti socialisti.

Sanders sta “svegliando” la vasta base dell’elettorato americano, che da decenni è assenteista. Potrebbe vincere, perché pochi dollari a testa versati da decine di milioni di elettori per finanziarlo potrebbero dimostrarsi più forti dei tanti dollari versati a Hillary Clinton da qualche decina di miliardari. Miliardi, come quelli di Donald Trump, non graditi dalla grande maggioranza degli elettori.

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