Renzi non è ancora andato sul Monte Senario


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di Giovanni Palladino

Fra le tante promesse mancate da Renzi vi è il pellegrinaggio al Santuario del Monte Senario (a 20 Km. da Firenze). Lo aveva promesso un anno fa a Bruno Vespa nel corso di un “Porta a porta”. Vespa gli disse: “Non credo che lo Stato riuscirà a rimborsare quest’anno i 56 miliardi di debiti che deve alle piccole e medie imprese”. Renzi rispose: “Lo faremo entro il 21 settembre, giorno di San Matteo. Se ciò non avverrà, prometto di andare a piedi da Firenze al Santuario di Monte Senario. Diversamente ci andrà Lei”. Il Santuario è ancora in attesa di una gradita visita del Premier e nel frattempo quel debito sta superando i 70 miliardi…

Un’altra promessa di Renzi (o semplice speranza?) riguardava la ripresa economica nel 2016. Purtroppo, a causa dello scenario recessivo mondiale (e i disastri finanziari in arrivo dalla Cina), anche questa ennesima promessa-speranza mancherà all’appello. E non serve fare la voce grossa contro Bruxelles, perché la serietà, la competenza e la credibilità della nostra classe politica è compromessa da molti decenni di malgoverno. Finché serietà, competenza e credibilità non verranno “restaurate”, continueremo a perdere peso e immagine. Viviamo in un Paese dove il Governatore della Banca d’Italia, Carlo A. Ciampi, che ha svalutato la lira per ben 11 volte senza mai minacciare le sue dimissioni contro la mala-politica, è stato poi premiato dai politici con cariche analoghe a quelle meritate da Luigi Einaudi. Ma che differenza di merito e di valore tra Einaudi e Ciampi!

L’ultimo “pasticcio” di Renzi è stato fatto con la riforma delle banche popolari e del credito cooperativo, da lui ritenuta necessaria per salvare il sistema bancario. Ma questo sarà salvato, se la riforma verrà bocciata, tanto è dannosa per il sistema stesso, come è stato ben documentato dal Prof. Marco Vitale e da altri validi economisti nel recente ricorso presentato al TAR del Lazio.

Ma tra i risparmiatori l’allarme e la confusione sono tali che si è arrivati al punto di temere che presto arriveranno i tassi d’interesse negativi anche sui depositi bancari, come se l’Italia fosse diventata una Svizzera! Tuttavia a Lugano i tassi negativi sono giustificati per frenare l’afflusso di valuta estera, che desidera convertirsi in franchi svizzeri puntando sul guadagno derivante dalla rivalutazione di quella moneta. Ma in Italia con l’euro questo guadagno non è possibile.

Sono invece arrivati i rendimenti negativi sui titoli di Stato (ormai comprati solo dalle banche) con la politica monetaria espansiva varata da Mario Draghi per scoraggiare le banche europee dal depositare presso la BCE la liquidità ricevuta con il “quantitative easing”. Ma per l’Italia questa enorme liquidità aggiuntiva non è servita a fare aumentare i prestiti alle imprese. Questi non cresceranno, finché al vertice della politica vi sarà chi non sa mantenere le promesse, prima fra tutte quella di pagare alle imprese i crediti dovuti dalla Pubblica Amministrazione.

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