SPERO CHE #BERLUSCONI “BACI” GIORGIA #MELONI


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È probabile che nei prossimi giorni, in presenza di dati negativi provenienti dai sondaggi, Berlusconi abbandoni Bertolaso come candidato sindaco al comune di Roma. Il mio augurio è che il “bacio” dell’ex-cavaliere venga dato a Giorgia Meloni e non ad Alfio Marchini, che di recente ha giustamente affermato che “le elezioni comunali di Roma sanzioneranno la morte del centro-sinistra e la morte del centro-destra”, scegliendo lo slogan elettorale “LIBERI DAI PARTITI” e rivolgendo il suo appello ai “romani liberi e forti”. Se dovesse accettare il “bacio”, ossia l’appoggio di Berlusconi, Alfio Marchini contraddirebbe le suddette affermazioni, con il pericolo di perdere almeno 5 voti (che potrebbe ricevere da parte dei tanti elettori ora indecisi e astensionisti) per ogni voto eventualmente guadagnato grazie a quel “bacio”. Gli attuali sondaggi sulle intenzioni di voto per il comune di Roma dicono che ben il 57% degli elettori non sa ancora per chi votare o non intende andare a votare. Ciò dimostra non solo la disaffezione dei romani verso i partiti, ma anche la mancanza di fiducia verso il Movimento 5 Stelle, che punta soprattutto a raccogliere consensi tra gli “scioperanti” del voto. Ma l’elevato attuale tasso degli indecisi e degli astensionisti (57%) dimostra che per il momento a Roma il M5S sta conquistando consensi solo tra gli elettori dei vecchi partiti, senza conquistarli in quel 57%. Non credo che Marchini sia disposto ad ascoltare le “sirene” di Berlusconi o della Meloni, che giorni fa ha fatto la seguente incredibile proposta: “Io sindaco, Marchini vice-sindaco e Bertolaso city manager”. Ovviamente Marchini l’ha respinta, dimostrandosi coerente con la sua convinzione che le elezioni comunali di Roma dimostreranno anche “la morte del centro-destra”, una morte davvero meritata per i tanti nani e ballerine che hanno popolato per 20 anni i partiti di quella coalizione, compresa la Lega di Bossi, Maroni e Salvini. Se Marchini manterrà fermo al centro il suo timone di “estremista del buon senso” – come lui si è definito – ha buone possibilità di partecipare al ballottaggio con Virginia Raggi, che nel corso della campagna elettorale dovrà spiegare il motivo dei tanti espulsi e dei tanti abbandoni dal M5S, un Movimento molto più opaco dei vecchi partiti, dominato da un abile populista (Grillo) e da un personaggio (Casaleggio) già definito da molti analisti politici come un novello Rasputin. Grillo ha detto: “Se la Raggi non vince a Roma, mi do fuoco in piazza. Che dobbiamo fare per vincere: candidare la Madonna a sindaco?”. I grillini oggi si vantano di aver fatto risparmiare allo Stato 42 milioni di euro per avere rinunciato ai soldi del finanziamento pubblico. Ma è stata una rinuncia obbligata, perché questo finanziamento non è dovuto a chi – come il M5S – non presenta un resoconto delle spese e delle entrate. È anche sconosciuto il resoconto delle entrate e delle spese del blog di Beppe Grillo, uno dei più cliccati al mondo e quindi molto ricercato dalle imprese desiderose di farsi pubblicità. Anche in politica la trasparenza non è un “optional”, è la pietra d’angolo della credibilità.

Giovanni Palladino

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