NON PUÒ ESISTERE SOCIETÀ SENZA FAMIGLIA NÉ IMPEGNO CIVICO SENZA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE


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Pubblichiamo l’intervista fatta dall’Agenzia di Stampa AGENPARL all’Ing. Andrea Aquilino, aderente a PLF, un convinto sturziano, che concorre nella Lista Marchini al Consiglio Comunale di Roma.

 

Andrea Aquilino, 50 anni, è ingegnere, già professore a contratto di Tecnica delle Costruzioni alla facoltà di Architettura all’Università di Roma “la Sapienza”, ha un figlio di 6 anni, una moglie avvocato. Tra i fondatori del M5S Romano, nel 2013 è stato candidato come numero due al Consiglio Regionale del Lazio (dove ha mancato la nomina per pochi voti), e quindi uno dei principali coordinatori della campagna del candidato sindaco grillino Marcello De Vito alle scorse amministrative romane. Fu espulso dal partito pentastellato l’8 settembre del 2014 a seguito delle sue battaglie sui temi etici in aperto contrasto con la linea laicista del Movimento. A distanza di più di un anno e mezzo da quell’evento che suscitò non poco scalpore sulla stampa, non solo cattolica, Agenparl lo ha incontrato in occasione della sua candidatura al Comune di Roma nella Lista civica di Alfio Marchini. (D.) Ingegnere Aquilino, entrando subito nel merito della sua decisione a candidarsi al Comune di Roma nella Lista Marchini, le chiedo se il vostro programma proposto ai romani, per molti versi suggestivo, non risulti troppo ambizioso. (R.) Res non verba: fatti e non parole. Il celebre motto di Luigi Sturzo sintetizza con forza lo spirito di un programma come quello di Marchini. Si tratta di 101 punti che resterebbero solo parole, se non ci fosse in capo all’elenco la frase “piedi nei quartieri, testa nel mondo”. Ciò significa che vogliamo portare nella politica comunale ciò che nel mondo c’è di meglio, ma restando con i piedi ben piantati nelle esigenze dei nostri concittadini romani. Roma è stretta dalle ganasce di una tenaglia che l’hanno stritolata: da un lato c’è l’amministrazione comunale, gigantesca, pletorica, mal organizzata, come le sue diramazioni inutili e mangia-risorse, con una produttività interna sotto i minimi della decenza e una sostanziale indisponibilità a cambiarsi per far cambiare le cose; dall’altro c’è una Regione che regola e gestisce la sanità e l’urbanistica, che monopolizza i fondi per lo sviluppo anche Europei, che rappresenta la città anche in settori nei quali dovrebbe essere la Municipalità ad esprimersi. Solo per fare un esempio, ai recenti “Stati Generali dell’Industria” il Comune di Roma era scandalosamente assente! E dire che la capacità industriale della nostra regione è in gran parte romana! Penso al turismo, all’agricoltura, alla ricerca, alla didattica superiore e a molto altro… (D.) È innegabile che un vero sviluppo in tempi di crisi si raggiunge solo attraverso l’attuazione di grandi progetti nel lungo periodo. Riconosciamo che il programma industriale per Roma della Lista Marchini evidenzia una strategia di lungo termine indicando, con precise scadenze temporali, numerosi impegni per il futuro. Ma sono sufficienti a far ripartire Roma? (R.) Partire, più che ripartire. Vede, anche le grandi opere, che certamente auspico, se gestite male come è accaduto nelle Olimpiadi di Roma del ’60 o come per il Campionato mondiale di calcio Italia ’90, si trasformano in operazioni fallimentari. A Roma lamentiamo una cronica mancanza di programmazione e di validi criteri di aggiudicazione dei lavori pubblici. Le abusate emergenze, le proroghe dei contratti in essere o delle procedure negoziate per l’affidamento dei lavori, sono state all’ordine del giorno e tra le principali cause di casi di corruzione. Occorre un cambio di passo, creando rapidamente le condizioni per aprire alla libera concorrenza. Pensiamo al Giubileo. Poteva, e doveva, essere un’occasione di rilancio per Roma. Invece abbiamo solo assistito ad uno stanziamento spot di poche decine di milioni di euro di manutenzione urbana. Una somma che, come indicato dal Presidente dei costruttori romani, Acer, Edoardo Bianchi, rappresenta un decimo di quanto sarebbe annualmente necessario in un piano quinquennale d’interventi volto a risolvere il solo problema delle buche stradali. Da ingegnere strutturista quale sono dico che, se per un verso è imperativo ridare slancio all’edilizia, è però improponibile consumare altro territorio. Occorre quindi procedere per altre vie, come ad esempio attraverso l’efficientamento energetico del patrimonio pubblico romano, che è notevolissimo. Si stima che l’80% di tale pratica sia edilizia tradizionale e il 20% impiantistica innovativa. Vi sono notevoli possibilità di ottenere finanziamenti europei sia per l’efficientamento, sia per l’innovazione impiantistica, soprattutto per quei beni pubblici presenti entro il perimetro delle mura Aureliane. Il programma della Lista Marchini vola alto, ma offre soprattutto soluzioni innovative per i problemi che viviamo ogni giorno: mobilità, riorganizzazione delle singole amministrazioni, manutenzioni, decoro, appalti, verde, rifiuti, etc. Quando pensiamo a un serio piano industriale per Roma, ecco che si ripresenta l’esigenza di dover gestire in sinergia un equilibrio di poteri fra Stato, Regione, Comune e municipalità. A Londra si è potuto fare. Ma il centro di Londra è quasi una nazione a sé da molti anni e il resto della città è divisa in municipi indipendenti. Per poter trasformare Roma in una smart city di rango europeo dovremo ispirarci alle più significative esperienze internazionali, puntando su tecnologia e innovazione. Solo così saremo in grado di dare risposte immediate alle emergenze e offrire una prospettiva lungimirante. (D.) Un “Senato civico capitolino”, già nei fatti presente in maniera occulta da molti decenni, è ora riproposto nel programma Marchini in una chiave molto diversa di democrazia attiva e partecipata. Marchini, però, è un uomo che ha ereditato una certa influenza tra le migliori famiglie e aggregazioni economiche romane. Può essere una contraddizione? (R.) Seguo Alfio da molti anni. Abbiamo la stessa età, entrambi abbiamo avuto un’istruzione cattolica e abbiamo frequentato assieme la facoltà di Ingegneria. A mio avviso si è già ampiamente dimostrato quanto la forza della proposta di Marchini risieda proprio nella convergenza non ideologica tra le esigenze di cittadini di ogni estrazione e le responsabilità di chi guida con competenza tecnica e amministrativa grandi realtà produttive. (D.) Lei è stato tra i fondatori del Movimento 5 Stelle romano. Un movimento che, ben lungi dal sostenere la stabilità della famiglia e la sua fertilità, nei fatti è risultato protervamente animato da uno smaccato populismo anti-cattolico, ponendo come sue priorità l’utero in affitto da parte di coppie omosessuali, il matrimonio e le adozioni gay, il “gender” e la liberalizzazione delle droghe leggere. (R.) La mia esperienza nel M5S si è conclusa quando, all’inizio dell’attuale Legislatura, la vera dirigenza del movimento (una società commerciale…) ha svelato la sua autentica finalità occulta: essere contro l’Europa, contro la Chiesa, contro la famiglia. Ho tentato di avviare un serio dibattito interno proattivo su questi temi, così sentiti nel nostro Paese, senza riuscirvi. Il fatto di aver poi richiamato l’attenzione della stampa ha comportato prima la mia censura pubblica dei portavoce romani fra cui l’attuale candidata sindaco Virginia Raggi e, successivamente, la vile espulsione dal movimento, comminatami dallo stesso Grillo. Epurazione avallata, implicitamente e colpevolmente, proprio dai sedicenti cattolici di punta del M5S, primo tra tutti il Vicepresidente della Camera Luigi di Maio. Come ebbi già modo di dire, famiglia e libertà d’espressione sono le pietre angolari della politica ispirata al civismo. Nell’aderire alla Lista Marchini ho solo mutato lo scenario politico, ma certo non ho cambiato le mie ragioni: non vi può essere società senza famiglie, così come non può esistere impegno civico senza libertà d’espressione. Marchini, dal canto suo, si è sempre dimostrato sensibile a questi temi e ha saputo dedicare nel proprio programma ampio spazio al sostegno dei crescenti bisogni familiari, sempre più pressanti in tempi di crisi. Anche per questo motivo ritengo sia lui oggi il candidato destinato a raccogliere un ampio consenso proprio in quell’elettorato moderato, non ideologizzato, che ha sempre avuto difficoltà a riconoscersi politicamente in questo o quello schieramento, spesso estemporaneo, e che, recentemente, è stato tradito anche e soprattutto dal M5S. (D.) Lei si richiama a Luigi Sturzo. Come è possibile conciliare la “lezione sturziana” con il suo nuovo impegno politico? (R.) Più che un impegno politico mi piace definirlo un impegno civico: l’offrirsi alla politica solo se si è in grado di servire e di non servirsi di essa, la sussidiarietà competente e impegnativa, il rispetto della dignità del prossimo, l’obbligo di essere cittadini proattivi, partecipi e responsabili, l’essere autenticamente laici e perciò non ideologici o confessionali, sono tutti punti presenti nel programma di Marchini e in linea con l’insegnamento politico cattolico e la Dottrina Sociale della Chiesa, di cui Luigi Sturzo resta il sommo punto di riferimento. È in questo ambito, alla luce della mia esperienza personale, professionale e politica, che si inserisce e si colloca questa mia nuova sfida.

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