SE DE GASPERI E STURZO AVESSERO VINTO…


sturzook_1090988_659405… oggi l’Italia sarebbe un Paese molto diverso. Invece De Gasperi e Sturzo hanno perso e oggi siamo… come siamo: un Paese in profonda crisi morale e crisi culturale, che sono le due vere cause della nostra crisi economico-sociale odierna. Il Prof. Remo Roncati riassume molto bene nel suo libro le ragioni di Alcide De Gasperi, tutte fondate e radicate nella “pietra d’angolo” della Dottrina Sociale della Chiesa, fondamentale “faro” della sua attività politica, come pure lo fu – “pietra d’angolo” e “faro” – per l’attività politica di Luigi Sturzo. Possiamo definire lo statista trentino e il sacerdote siciliano come i primi due convinti e concreti promotori di tale Dottrina, che purtroppo è rimasta una illustre sconosciuta per molti politici cattolici, soprattutto dal momento in cui De Gasperi e Sturzo ci hanno lasciato. Leone XIII disse profeticamente: “Se il movimento della democrazia cristiana sarà veramente cristiano, esso farà molto bene all’Italia e al mondo”. Che non fosse una utopia questa speranza lo dimostrò Sturzo nei suoi 15 anni alla guida amministrativa di Caltagirone dal 1905 al 1920. Quando riceveva complimenti per il suo lavoro davvero “rivoluzionario” per quell’epoca, egli rispondeva sempre: “Non è farina del mio sacco, devo tutto al Vangelo e alla Rerum Novarum”. E nel 1919 il Partito Popolare Italiano, con De Gasperi Presidente e con Sturzo Segretario Politico, fu fondato come partito aconfessionale, ma di ispirazione cristiana, ossia ben radicato su quei valori nel rispetto dei quali sarebbe stato possibile realizzare la speranza della giustizia sociale, una speranza che sino ad allora (e purtroppo sino a oggi) è ancora pura utopia. In Italia questa speranza fu dapprima sconfitta dal fascismo, con Sturzo costretto all’esilio all’estero per ben 22 anni e con De Gasperi costretto all’esilio in Vaticano, dopo avere sofferto il dolore e l’umiliazione del carcere, nonché diversi anni di difficoltà economiche per la sua famiglia. La speranza di realizzare una maggiore giustizia sociale fu poi sconfitta dallo statalismo, quando la “diga” dei valori e dei principi di buon governo nei quali credevano e con i quali operavano nel concreto De Gasperi e Sturzo fu abbattuta dagli anni 60 in poi da uomini politici che non si chiamavano più democristiani, ma – a seconda delle correnti di appartenenza – fanfaniani, dossettiani, morotei, dorotei, andreottiani, forlaniani, demitiani, etc. Cosa avvenne? Alla scomparsa dei due “giganti”, molti democristiani al vertice del partito dimenticarono un invito ammonitore di Alcide De Gasperi (“Uniti siamo forti, se siamo forti saremo veramente liberi”). E dimenticarono anche una profetica previsione di Luigi Sturzo fatta pochi giorni prima della sua morte, avvenuta l’8 agosto 1959: “Cari amici democristiani, guardate bene ai pericoli delle correnti organizzate: si comincia con le divisioni ideologiche, si passa alle divisioni personali, si finisce con la frantumazione del partito”. Il partito non aveva più una identità comune, un “idem sentire” fondato sulla “pietra d’angolo” e sul “faro” della DSC. Venne così a mancare quel forte senso di appartenenza, necessario per porsi al servizio esclusivo del Paese, come raccomandavano sempre De Gasperi e Sturzo. Si finì per servire e nutrire le correnti, ossia le ambizioni dei troppi leaders, che nel frattempo si erano divisi ideologicamente tra sinistra, centro e destra, creando quella diaspora dei cattolici in politica che tuttora esiste ed è molto difficile da curare. Eppure la DSC ha sempre parlato chiaro e con grande coerenza, come ben descrive il Prof. Roncati nel suo libro, indicandoci passi molto importanti delle numerose Encicliche Sociali di Leone XIII e di Pio XI, nonché dei discorsi e dei radiomessaggi di Pio XII. Purtroppo oggi dobbiamo dire: “Peccato! Quanta saggezza non è stata ascoltata e applicata…”. E quanta saggezza e buona cultura c’era nel pensiero e nell’azione politica di De Gasperi. Ci tengo a riprendere un brano di questo libro che fa emergere i grandi ideali nei quali credeva De Gasperi. Nel febbraio 1944 egli scrisse: “Alla vigilia della costruzione del nuovo Stato, noi ci volgiamo pieni di fede al popolo italiano, col proposito non di governarlo, ma di servirlo in spirito di giustizia e di carità nel senso più profondo e fraterno (…). Ridonargli questa fede, confortarlo in questa speranza, sorreggerlo finché riprenda coscienza di sé e impari a governarsi in libertà e in disciplina: questo è il compito più urgente della DC. (…) Questo è un servizio al quale noi dovremo sentirci particolarmente idonei, purché l’eterna fonte del Vangelo sgorghi nel nostro spirito sempre viva e abbondante, così da poterla comunicare ai nostri fratelli che, arsi da tanta violenza e da tanto odio, hanno sete di giustizia e d’amore”. Purtroppo a partire dagli anni 60 “l’eterna fonte del Vangelo” e l’insegnamento della DSC sono stati gradualmente abbandonati nella politica e nell’economia italiana, politica ed economia che si sono sempre più “intrecciate” fra di loro, con lo Stato nel doppio e scorretto ruolo di arbitro e di giocatore, finendo così per fare male sia l’arbitro che il giocatore. Mi auguro che il libro del Prof. Roncati sia letto soprattutto dai giovani che intendono impegnarsi in politica. Uomini come De Gasperi e Sturzo hanno ancora tanto da insegnare, perché la loro “farina” non scadrà mai, provenendo da un “mulino” capace di realizzare ciò che da secoli sembra irrealizzabile: lo sviluppo economico nel rispetto della giustizia sociale.

Giovanni Palladino

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