IL PRIMATO DELLA COSCIENZA


Pubblichiamo il testo dell’intervento dell’On. Gianluigi Gigli (Democrazia Solidale – CD) nell’esprimere il voto negativo sulla fiducia posta dal Governo sulle unioni civili l’11 maggio scorso.

La coscienza non è solo il foro del giudizio interiore, ma anche lo spazio per l’esercizio della libertà. Un parlamentare cattolico poi deve votare secondo la propria coscienza ben formata e dico ben formata, perché non è la coscienza del «quello che mi pare», così dice Papa Francesco. Ora, se io parlamentare, vado a formare la mia coscienza, nella recente esortazione, Amoris Laetitia, al n. 52, trovo scritto che nessuno può pensare che indebolire la famiglia come società naturale, fondata sul matrimonio, sia qualcosa che giova alla società. E sul tema del voto di oggi, al n. 251, il Papa aggiunge: «Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e la famiglia». Da questo orizzonte, dico al Presidente del Consiglio che la mia coscienza, a differenza della sua, non può prescindere e, diversamente che per altri, il contentino dello stralcio della stepchild adoption, non basta a soddisfarne le esigenze. Mi dispiace che il Governo abbia rivendicato la paternità di questa legge e abbia posto la fiducia. Giudico questa scelta una forzatura, finalizzata a restringere lo spazio per il voto di coscienza all’interno della maggioranza. Prima di un voto che stravolgerà la famiglia, pilastro della società, voglio ancora sperare che i parlamentari, con cui so di condividere questi pensieri, non rinunceranno a preservare per sé lo spazio di libertà del voto di coscienza, che non faranno prevalere su di essa gli ordini di scuderia, che non avranno paura delle liste di proscrizione in cui ha avuto modo di distinguersi il consulente ingaggiato pochi giorni fa da Palazzo Chigi. Questa legge è iniqua perché, per dirla come Don Milani, con essa si fanno parti uguali tra disuguali e io non posso rinunciare al primato della coscienza su ogni valutazione politica. Thomas Moore, patrono dei politici, che per la sua coscienza salì sul patibolo, scrisse: «È già un pessimo affare perdere la propria anima per il mondo intero; figuriamoci per la Cornovaglia»; io potrei parafrasare: figuriamoci per la Toscana! È per questi motivi che non voterò la fiducia al Governo.

Gianluigi Gigli

 

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