LA #COSTITUZIONE ITALIANA SI RICHIAMA ANCHE AI VALORI DEL #VANGELO


rerum

Oggi è il 125° anniversario della “Rerum novarum”. Alfio Marchini lo celebra con la sua intervista odierna pubblicata su Il Messaggero dal titolo: “RIDARE BENESSERE A ROMA CON UN PATTO FRA LAVORATORI E IMPRESE”. Questo patto fu per la prima volta sollecitato il 15 maggio 1891 da Leone XIII con la sua famosa Enciclica Sociale, il cui nucleo fondamentale è sintetizzato nella seguente verità: “La concordia fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto tra capitale e lavoro non può che dare confusione e barbarie. Ora a pacificare il dissidio, anzi a svellerne le stesse radici, il Cristianesimo ha dovizia di forza meravigliosa”. Fu proprio con la “Rerum novarum” che iniziò l’interesse della Chiesa per la “questione operaia”, più tardi chiamata “questione sociale”. Leone XIII, nel lanciare il famoso auspicio “TUTTI PROPRIETARI NON TUTTI PROLETARI”, era convinto che solo con la stretta alleanza tra capitale e lavoro si sarebbe un giorno arrivati a una maggiore giustizia sociale. Solo questa stretta alleanza, nel tempo, avrebbe potuto responsabilizzare sia gli imprenditori che i lavoratori a beneficio di entrambi. È una verità che nel 1907 il Vice-Sindaco di Caltagirone, don Luigi Sturzo, volle sperimentare con gli 800 forestali del sughereto più grande d’Europa, situato nel Bosco Santo Pietro di proprietà del Comune, dando loro il 70% dell’utile annuo realizzato dal sughereto (e da quel momento la produttività del Bosco… “esplose”). È una verità che nel 1920 il Partito Popolare Italiano di Luigi Sturzo volle inserire (per primo al mondo!) in un Disegno di legge sulla partecipazione dei lavoratori all’azionariato delle grandi imprese (ma il Ddl fu purtroppo respinto da Giolitti). È una verità inserita nell’art. 47 della nostra Costituzione (“La Repubblica favorisce l’accesso del risparmio popolare (…) al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”), ma mai realizzata per il prevalere nel dopoguerra della cultura conflittuale imposta alla Dc dai partiti di sinistra e dalla Cgil, ossia per il prevalere di quel conflitto sociale che Leone XIII voleva superare con la stretta alleanza tra capitale e lavoro. E nel 60° anniversario della “Rerum novarum” (il 15 maggio 1951) Sturzo scriveva: “È strano che non sia stato compreso, né messo in luce, il diverso processo ideologico e pratico delle due posizioni della teoria di Marx e dell’Enciclica di Leone XIII, nelle varie fasi per le quali sono passate le rivendicazioni operaie sotto i regimi politici in questo ultimo sessantennio di interventismo statale. Purtroppo da parte dell’impresa libera non si è avuta una chiara concezione dell’apporto etico della scuola cattolico-sociale e dell’importanza dell’insegnamento papale, che spinge il capitalista a cercare la collaborazione di classe insieme all’integrazione delle richieste Tutto ciò è contrario sia allo spirito cristiano che agli interessi nazionali, e rende più costosa e meno efficiente l’elevazione del lavoratore”. Sembra scritto oggi… Ebbene Alfio Marchini, se dovesse essere eletto Sindaco di Roma, si propone di seguire l’esempio del Vice-Sindaco di Caltagirone, don Luigi Sturzo, che nel 1906 – come primo provvedimento – licenziò chi rubava (sosteneva che “il denaro pubblico è più sacro di quello privato”) e si mise subito al lavoro per rendere più efficiente il lavoro dei dipendenti comunali e più produttivo il patrimonio del Comune, favorendo anche lo sviluppo delle imprese private agevolando il loro lavoro con una burocrazia che fosse di loro aiuto e non di ostacolo. Inoltre l’eventuale Sindaco Marchini si è già dichiarato non disponibile a “celebrare” nozze gay. È probabile che delegherà tale compito per non infrangere la legge, qualora questa non dovesse essere cancellata da un referendum abrogativo. A livello nazionale, invece, tutt’altro esempio: Matteo Renzi, nel votare a favore delle unioni civili (“mascherate” da matrimonio), ha ricordato di avere giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo. Ma si è dimenticato che la nostra Costituzione contiene articoli che sono stati scritti nel pieno rispetto dei valori cristiani, in particolare gli articoli 29, 30 e 31 che riguardano la famiglia, nonché l’art. 47 sul diritto di proprietà e sulla stretta alleanza tra capitale e lavoro. L’art. 29 definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”. Nel definirla “società naturale” era del tutto inutile precisare che l’unione doveva avvenire tra un uomo e una donna. L’art. 30 definisce i coniugi come “genitori”, ossia come persone che “generano”, funzione che gli omosessuali non possono svolgere con la loro unione. Unione che ora la legge protegge solo ai fini assistenziali ed economico-patrimoniali. E non si capisce perché tale unione, per essere perfezionata, debba avere bisogno della presenza di un Sindaco. Basterebbe un notaio. L’art. 31 sostiene che “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”. È purtroppo un impegno costituzionale (come molti altri) non ancora attuato, ma è anche un articolo che non riguarderebbe le unioni omosessuali, che notoriamente non sono “ricche” di figli, adottati o meno. Le statistiche ci dicono che la stragrande maggioranza di queste coppie non vanno oltre un figlio. Inoltre è importante ricordare il significato della parola “matrimonio”, come si ricava dai principali Dizionari etimologici, che fanno riferimento al “compito di madre” più che a quello di “moglie”, ritenendo che la completa realizzazione dell’unione tra un uomo e una donna avvenga con l’atto della procreazione. Morale: se Renzi ha giurato solo sulla nostra Costituzione, non dovrebbe gloriarsi di aver fatto un atto eroico con l’approvazione di una legge, che nelle intenzioni dei promotori dovrebbe innovare in materia di famiglia. La famiglia è da sempre la stessa (madre, padre, figli) sia per la Costituzione che per il Vangelo.

Giovanni Palladino

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