#GRAMSCI E #STURZO: DUE COMBATTENTI CON DUE CULTURE OPPOSTE


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Si celebra in questi giorni a Milano – in una Mostra alle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo – la figura di Antonio Gramsci e in particolare uno dei suoi scritti più famosi: I QUADERNI DEL CARCERE. Giorgio Napolitano li ha definiti “un grande monumento morale”. Ma dopo la morte di Gramsci, avvenuta nel 1937, il pensiero gramsciano fu poco curato da Togliatti, che forse lo riteneva troppo eretico nei confronti del comunismo sovietico e quindi non credeva alla validità del “monumento”. E non si capisce come il pittore Guttuso – nel suo famoso quadro sui funerali di Togliatti – fra tanti noti comunisti allora viventi (Berliguer, Ingrao, Amendola, Jotti, etc.) abbia inserito anche il defunto Gramsci, che se fosse stato vivo non avrebbe forse partecipato a quel funerale… È nota la stima che Gramsci aveva nei confronti di Sturzo, forse perché vedeva in lui un grande combattente. Entrambi puntavano a creare un partito di massa. Ma entrambi sapevano che fra le loro due culture non poteva avvenire alcun “matrimonio”. Gramsci puntava al duro conflitto tra capitale e lavoro per conseguire la giustizia sociale, mentre Sturzo credeva nella stretta alleanza tra le imprese private e i lavoratori. Tra il pensiero di Marx e quello di Leone XIII non potevano avvenire compromessi. Ma ciò che forse divideva maggiormente Gramsci da Sturzo era la concezione religiosa della vita. Il politico sardo fu sempre contrario a ogni confusione tra socialismo e cristianesimo, perché per lui il socialismo era la “religione”, era la concezione del mondo che avrebbe dovuto sconfiggere la religione propriamente detta. Togliatti disse che “come uomo Gramsci era un pagano”. Non fu mai “uomo del dialogo”. La sua attenzione verso il mondo cattolico era del tutto politico-strumentale, come poi fu quella di Togliatti e di Berlinguer, che insieme a Gramsci credevano nella superiorità del settore pubblico rispetto a quello privato. Era ciò che fu insegnato per decenni alla “università” delle Frattocchie. “Gli scritti di Gramsci – commenta Giovanni Bazoli, cattolico ed ex Presidente di Intesa Sanpaolo – hanno esercitato una importante influenza nel rinnovamento della cultura italiana del secondo dopoguerra. Un confronto con il dibattito politico odierno mostra impietosamente una grande distanza culturale”. A noi risulta che quel rinnovamento non c’è affatto stato (tutt’altro!), perché la corrente di sinistra della DC ha creduto nel “matrimonio” in cui non credevano Gramsci e Sturzo. Ma le idee del politico sardo avrebbero comunque rovinato l’Italia, mentre quelle del sacerdote siciliano l’avrebbero salvata dallo statalismo e dalla conseguente corruzione. A quando una Mostra sull’Opera Omnia di Sturzo? Sarebbe certamente più costruttiva per il futuro dell’Italia.

Giovanni Palladino

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