IGNAZIO #VISCO E LE BRACCIA CHE TORNANO ALL’AGRICULTURA


Nelle Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è stato ovviamente affrontato anche il tema delle crisi bancarie. Non entro negli aspetti tecnici, ma mi soffermo sul “rimedio” più semplice e comprensibile a tutti che è stato suggerito: ridurre il numero degli sportelli e dei dipendenti. È probabile che proprio quest’ultima soluzione, la più semplice, verrà messa in pratica: è come pulire davanti alla propria casa e poi buttare la spazzatura sulla strada. Pochi o molti che siano, questi dipendenti e loro famiglie, che cosa faranno? Se resteranno nell’ambito finanziario, andranno a svolgere lavoro di supporto di tipo finanziario-speculativo per le imprese e i privati. Forse qualcuno investirà la buonuscita in un immobile. Qualcun altro acquisterà terreni e si dedicherà a promettenti attività agricole o agrituristiche. Sul Corriere della Sera di oggi, 1 giugno, nella rubrica “Commenti dal mondo”, a pagina 27, è riportato un brano dal Wall Street Journal: “Un vincitore è già emerso dalle rovine delle elezioni Usa: il robot” che rimpiazzerà i lavoratori a basso costo chiunque sarà il presidente. Sotto Trump, “gli immigrati illegali, forse pure quelli legali, faticheranno a trovare lavoro, e le aziende li sostituiranno con le macchine”. Sotto la Clinton, “il sicuro aumento del salario minimo” avrà effetti simili. Conclusione: “La rivoluzione robotica sovvertirà la società più di quanto ha fatto quella informatica”. C’è quindi bisogno di riflettere in modo più approfondito sui meccanismi economici e sui principi che li regolano. Produttività, efficienza, profitto sono certamente parametri fondamentali, ma se ciascun operatore economico li persegue fino all’estremo, incalzato dalla concorrenza, quali saranno i costi complessivi per la società e chi li pagherà? D’accordo: saranno fabbricati robot in grado di seminare le patate, raccoglierle, lavorarle, friggerle e imbustarle e rifornire le macchine distributrici o gli scaffali dei supermercati. Ma gli esseri umani, le persone, che cosa faranno? Non ci sarà un sorvegliante umano per ogni robot in quanto ne basteranno pochi per migliaia di robot, o un robot controllore dei robot. Ancora per pochi decenni la situazione sarà più o meno sostenibile. Ma poi? Il progresso non è arrestabile, ma qualcuno dovrà assumersi il compito di guidarlo pensando che esso deve essere subordinato alle esigenze umane e non fine a se stesso. È evidente che manca un pensiero politicoeconomico all’altezza dello sviluppo tecnico-scientifico. Non sarebbe il caso di dedicare energie intellettuali a studiare questo futuro?

Alessandro Corneli

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