COMBATTERE L’#ECONOMIA CHE UCCIDE


L’economia che uccide ha tanti protagonisti. Fra questi vi è soprattutto il crescente esercito della criminalità organizzata, il cui giro d’affari non è mai stato in forte espansione come oggi. Il “merito” non va tanto dato al fatturato della droga quanto all’esplosivo aumento del numero dei migranti. Se è vero che sulle coste del Nord Africa si stanno ammassando 800.000 profughi, in poco tempo (entro un anno) l’incasso per gli organizzatori di questo vergognoso e tragico traffico marittimo potrebbe essere di $1.200 miliardi (stimando una media di $2.000 per passeggero). È un fatturato che non può non attirare l’interesse dei trafficanti. A questa “torta” appetitosa vanno poi aggiunti i consistenti fondi dell’assistenza sociale dati in gestione anche a personaggi come il Buzzi o il Carminati di Mafia Capitale (fondi sottratti, purtroppo, all’assistenza di tanti italiani in condizioni analoghe di grande indigenza). Il tutto è ben descritto nel prossimo libro di Mario Giordano “Profugopoli” (Ed. Mondadori), dal quale emergono anche gestori privati che possono finalmente permettersi di viaggiare in fiammanti Ferrari per l’ottimo andamento del loro “business”. È un fenomeno che giunge come una insperata manna anche per i vari Salvini di turno, che acquisiscono voti da tanti elettori preoccupati per una invasione, che è ancora negata da Renzi, ma che con l’estate in arrivo è probabile che si trasformi in valanga. È un fenomeno che dovrebbe presto preoccupare anche Papa Francesco, che è sfruttato dai trafficanti dei migranti come un grande “propagandista” della traversata. Il malessere sociale causato da tutto ciò sta anche dividendo la stessa Chiesa, con parroci favorevoli all’accoglienza e parroci sfavorevoli. E con il Ministro Alfano che dice “non possiamo accoglierli tutti”, mentre Mons. Galantino, Segretario Generale della CEI, sostiene il contrario. Il fenomeno è destinato a diventare “esplosivo” per tutti, se i paesi del mondo sviluppato non avranno il coraggio di risolverlo alla fonte, ossia aiutando i paesi in sofferenza a compiere i passi necessari per avviarli sulla strada dello sviluppo interno. Utopia? Sino ad oggi l’utopia è stata quella di credere che il problema si può risolvere con la generosa accoglienza dei migranti in Europa. Portare come esempio quanto avvenuto a suo tempo negli Stati Uniti con gli emigranti europei è del tutto fuori luogo. Quella fu una emigrazione “costruttiva”, mentre questa minaccia di essere “distruttiva” per la forte diversità culturale e di voglia di lavorare. Meglio contribuire a radicare che a sradicare dalla propria terra.

Giovanni Palladino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...