IN #EUROPA (E NON SOLO) C’È BISOGNO DI #AMORE


Papa Francesco, nel corso del suo viaggio in Armenia, ha reagito così alla Brexit: “Dove sono gli Schuman, gli Adenauer, i De Gasperi? Che ti è successo, Europa?”. Gli ha fatto eco Silvio Berlusconi con una proposta: “Occorre dare una risposta immediata e straordinaria da parte di chi l’Europa l’ha pensata e voluta. È urgente ricostruire l’Europa come comunità politica basata su valori condivisi, prima che economica o burocratica, vissuta dagli europei come la loro patria e non più come una imposizione o una fastidiosa necessità. Occorre farlo rivedendo al più presto i trattati europei, dove essi si sono dimostrati inefficaci o dannosi. Proporrò quindi al PPE un congresso straordinario per lanciare un manifesto di rifondazione dell’UE, fondata su un metodo nuovo, che parta dal basso, dalla condivisione, dalla partecipazione, dalla sussidiarietà. Un’Europa come sarebbe piaciuta a Adenauer, a Schuman e a De Gasperi, spazio di libertà, di valori condivisi, di forti radici comuni, con una comune politica estera e di difesa”. Adenauer, Schuman, De Gasperi: furono tre uomini di forte ispirazione cristiana. Peccato che Papa Francesco e Berlusconi non ne abbiano citato un quarto, Luigi Sturzo, che fu il primo a pensare e a volere l’Europa Unita ‘DALL’ATLANTICO AGLI URALI’. E fu Sturzo, da Segretario Politico del PPI, insieme a De Gasperi, Presidente del Partito, che nel 1921 si recò a Colonia per incontrare il Sindaco Adenauer per proporgli la costituzione del Partito Popolare Europeo, riunendo su valori comuni i movimenti europei di ispirazione cristiana che si stavano formando dopo ‘l’inutile strage’ della prima guerra mondiale. E su iniziativa di Sturzo, già in esilio, nel 1925 a Parigi nacque il “Secretariat International des Parties Democratiques d’inspiration chrètienne”, che poi si trasformerà nel 1976 nel PPE. Nell’ottobre del 1929 Sturzo scriveva queste profetiche parole: “Gli Stati Uniti d’Europa non sono un’utopia, ma soltanto un ideale a lunga scadenza, con varie tappe e con molte difficoltà. Occorre anzitutto il risanamento finanziario attraverso la sistemazione definitiva di tutti i debiti di guerra, e il risanamento delle diverse monete. Bisogna poi procedere a una revisione doganale, che prepari una unione economica con graduale sviluppo, fino a potere sopprimere le barriere interne. Il resto verrà in seguito”. Per tutti gli anni successivi, anche nei momenti più bui, Sturzo si batté per la realizzazione dell’Europa Unita contro la maggioranza di chi la riteneva un’utopia. La sera della storica firma del Trattato di Roma (25 marzo 1957), Schuman e Adenauer vollero andare a visitare Sturzo presso l’Istituto delle Suore Canossiane per ringraziare l’uomo che aveva sempre creduto nel… miracolo. Ma il miracolo, per essere veramente compiuto e avere il successo desiderato, aveva anche bisogno di un “ingrediente”, di cui non si è affatto parlato nei mille commenti successivi al Brexit: l’Amore. Ne parlò Sturzo il 19 maggio 1957 in una lettera inviata al Prof. Danilo Angeletti, Presidente del Movimento “Incontri per la nuova Europa”, in occasione del Secondo Incontro Internazionale di Fermo: “Illustre Presidente, mi duole non poter essere presente al vostro Incontro, ma vi sarò con il pensiero e con il cuore. Europa è oggi parola di speranza, più di ieri. Anche nei secoli passati, l’Europa fu ideale e realtà: impero romano, impero di occidente, impero carolingio, sacro romano impero, cristianità. L’Europa fece fronte al pericolo islamico. Con alterna fortuna creò regni, formò nazionalità, promosse leghe; penetrò ovunque per il bene e per il male. La civiltà di ieri e di oggi è europea. Dall’Europa si è affermata in tutto il mondo. (…) Ciò nonostante, l’Europa ha una storia di sangue fraterno; l’Europa diversa, divisa, individualista, irrequieta. Mai si è sentita veramente una e vitale, superando ambizioni di principi, ingordigie di profittatori, agitazioni di masse. Mai l’Europa ha frenato l’ansia della conquista, mai ha estinto la sete di dominio. Assoggettare gli altri al proprio vantaggio, dominare popoli ed esigerne tributi, cercare zone di immunizzazione bellica e condurre imprese oltre i confini propri e oltre gli spazi marini, propagandare la parola di Dio e diffondere la parola dell’uomo. Che storia piccola e grande, abusiva ed eroica, materiale e spirituale! Ma in mezzo a tanti conflitti una voce è sempre echeggiata: tutti siete figli di Dio, amatevi come fratelli. La stessa voce profetizzava che nel mondo vi saranno contrasti, lotte e guerre; che i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce; che per andare a portare parole di speranza, di pace e di amore, occorre farsi agnelli in mezzo ai lupi, perché solo il sacrificio per il bene porta alla resurrezione. (…) L’Europa si è ridestata dalla crisi della seconda guerra mondiale; si va attrezzando economicamente; adegua il suo armamento a quello delle due potenze più forti. Ma la parola di vita ieri e oggi è sempre la stessa: amatevi come fratelli, voi che siete figli dello stesso Padre. È così che si rinnova lo spirito cristiano della speranza anche nella vita terrena, passeggera e tormentata, perché la speranza viene dalla fede nella Provvidenza, dalla convinzione che il peccato contro Dio, che è anche peccato contro gli uomini, richiede perdono ed espiazione; e l’amore fraterno si attua in tutte le evidenze della vita, siano queste le più tristi e le più dolorose. Se oggi auspichiamo una Europa Occidentale unita e salda, lo è anche per i fratelli d’Europa che sono sotto il giogo tirannico di governi senza religione e senza libertà. Pur non avendo noi delle serie possibilità immediate e pratiche per intervenire in aiuto dei nostri fratelli, c’è la solidarietà ideale e affettiva per quei paesi al di là della cortina di ferro che soffrono e attendono. La preghiera a Dio è il rifugio del nostro cuore e la speranza vivificata dalla fede. L’avvenire? È nelle mani di Dio per poter adempiere il dovere di ogni momento e di ogni occasione. Anche l’Europa unita – mezzo terreno di situazioni contingenti e storiche, mentre per i paesi liberi è mezzo di difesa – sarà, lo speriamo, per i paesi oppressi mezzo di liberazione. Non è la guerra nei nostri piani; non è nei nostri desideri; non deve essere nostra iniziativa. Noi vogliamo la pace, l’intesa, la libertà per tutti, anche per gli stessi russi e per i popoli di quell’immenso paese, che anch’essi soffrono della dittatura e della miseria. In alto i cuori: la fede in Dio sorregga le nostre attività, ci dia forza per adempiere i nostri doveri. I più fervidi auguri agli intervenuti nel fraterno e cristiano saluto: Pax vobis”. Dobbiamo essere fieri che sia stato un sacerdote italiano ad avviare non solo un valido metodo di governo (il popolarismo, che dovrà portare a un capitalismo di tipo partecipativo, ossia ad una economia sociale e solidale di mercato), ma anche a fornire poi l’idea e le motivazioni per la creazione del Partito Popolare Europeo. Il problema è che oggi questo Partito, pur essendo dal 1999 il primo partito nel Parlamento europeo, non ha una chiara e precisa identità, avendone troppe e di tipo diverso. Pochi sanno che l’attuale PPE è formato da ben 73 partiti, che non hanno un unico “abito”, che dovrebbe essere il popolarismo, così come concepito da Sturzo. Cioè un “abito” chiaramente moderno e liberale, nel pieno rispetto dei principi e dei valori contenuti nell’Appello a tutti gli uomini “liberi e forti” chiamati a sollevare dalla miseria i tanti “deboli” di una società che si definiva “liberale”, ma che da millenni calpestava la giustizia e la libertà di gran parte del popolo. E oggi assistiamo al non sorprendente fenomeno dei “deboli” della Gran Bretagna che rifiutano di sottostare ai “poteri forti” dell’EU, perché è una “forza” usata male, come è naturale che sia quando produce esclusione anziché inclusione, concentrazione di ricchezza anziché una sua più giusta diffusione. È un difetto da imputare alle politiche attuate sia dai paesi deboli che dai paesi forti dell’UE, mai come oggi divisi e guidati male da Bruxelles. È quindi comprensibile la richiesta di Berlusconi per un congresso straordinario del PPE che porti a una “rifondazione” dello stesso per portare tutta l’Europa verso quella economia sociale e solidale di mercato che Adenauer era riuscito a realizzare con il miracolo economico tedesco, che si è dimostrato ben più solido e duraturo di quello italiano, perché fondato su valori liberali e non statalisti. Purtroppo la Germania si è poi avviata sulla strada di fare l’Europa più tedesca anziché la Germania più europea, ma con il colpevole aiuto dei paesi più deboli come l’Italia, la Spagna e la Grecia, che hanno ceduto più di altri allo statalismo e alla corruzione. Un ritorno alle idee e ai comportamenti dei padri fondatori del PPE può aiutare, senza vergognarci di ricordare quella voce “che è sempre echeggiata: tutti siete figli di Dio, amatevi come fratelli”, perché è senza dubbio la “pietra d’angolo” su cui l’Europa – dall’ Atlantico agli Urali – dovrà fondare il suo sviluppo futuro pacifico. È una ingenua utopia? No, perché sino ad oggi l’utopia è stata quella di ritenere che i “poteri forti” – portati sempre per loro difesa a politiche esclusive anziché inclusive – potessero essere promotori di giustizia sociale e di libertà economica diffusa. Come è anche utopistico che il dollaro possa restare ancora a lungo il principale “dominus” del sistema monetario internazionale, quando la montagna del debito interno ed esterno degli Stati Uniti sta raggiungendo vette da rendere imbarazzante l’affermazione “IN GOD WE TRUST” sul biglietto verde. Nel 1929 Sturzo precisava: “Occorre anzitutto il risanamento finanziario attraverso la sistemazione definitiva di tutti i debiti di guerra e il risanamento delle diverse monete”. Oggi bisogna sistemare enormi debiti di pace in presenza di monete bucate come groviere e sostenute artificialmente dalla generosità “non convenzionale” delle banche centrali. Un motivo in più, nel rifondare l’EU, per combattere i nuovi “baroni ladri” del capitalismo di carta che continuano ad allontanare il risparmio dall’economia reale.

Giovanni Palladino

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