LA CREDIBILITÀ SI GUADAGNA SUL CAMPO


L’onestà intellettuale o di pensiero è altrettanto importante dell’onestà di chi lavora bene senza rubare. I commenti euforici dei grillini per le vittorie a Roma, a Torino e nelle altre città conquistate hanno trascurato una grande verità: il loro successo è derivato più dai demeriti degli avversari che non dai meriti del M5S, meriti gestionali ancora tutti da dimostrare. Inoltre la vittoria a Torino non è dovuta ai voti targati M5S, ma ai voti targati CENTRODESTRA dati più contro Fassino (per farlo perdere) che non a favore di Chiara Appendino (per farla vincere). Un po’ di onesta umiltà sarebbe stata un buon segnale di prudenza e di intelligenza. È invece mancata, soprattutto da parte di Luigi Di Maio, che ha dichiarato: “Siamo i più credibili. Ora siamo pronti per il governo del Paese”. Ovviamente con lui candidato trentenne Premier, record mondiale di giovinezza per una simile carica. E l’augurio di Grillo è che il giovane Renzi possa presto essere sostituito dal giovanissimo Di Maio. Allacciamoci le cinture… Vola ancora più in alto Virginia Raggi, a dimostrazione che i grillini si sono un po’ montati la testa: “Si è aperto un nuovo corso, che inciderà positivamente non solo su Roma, ma anche sul peso politico dell’Italia in Europa”. Ormai sono sicuri di essere non solo i più onesti, ma anche i più competenti. Ma non è questa l’opinione delle decine di deputati, senatori e collaboratori del M5S che negli ultimi tre anni hanno abbandonato il Movimento o ne sono stati espulsi. Per quale motivo? Ecco il parere di un espulso, l’Ing. Andrea Aquilino: “Il M5S è oggi riconosciuto da molti come l’unica formazione politica coerente, capace di porsi in totale discontinuità con un sistema politico degradato come quello attuale. Viene visto come un movimento giovane, trasparente e democratico, che propone volti nuovi e onesti, frutto di una reale legittimazione popolare ottenuta attraverso una severa selezione in rete dei propri rappresentanti, valutati attentamente attraverso il loro CV. Tuttavia la realtà è un’altra. Il controllo interno esercitato dalla Casaleggio Associati è assoluto, sia a livello di scelta dei rappresentanti che di agenda politica. La democrazia della rete, architrave del movimento, è stata negata sin dall’inizio, nella fase di reclutamento dei candidati alla Camera e al Senato, con il Comunicato Politico n. 53. Un Comunicato strumentale alla Casaleggio Associati nell’imporre la scelta di un numero limitato di candidati già accuratamente selezionati a monte per le loro caratteristiche culturali e di preparazione. Le priorità politiche, a loro volta, si sono subito ridotte a delle scelte laiciste sui temi etici con nessuna volontà di promuovere l’approvazione e lo sviluppo di qualcuno dei 20 punti di programma concordati inizialmente e che mi avevano attirato a entrare nel M5S. Chi ha eccepito, rivendicando il programma originario e la necessità di attingere a solide competenze dalla società civile, è stato relegato a ruoli secondari o addirittura espulso. Negli ultimi tre anni il M5S, dopo avere esordito con ben 163 tra deputati e senatori, non si è mai preoccupato di fare evolvere una classe dirigente preparata, né di produrre un serio progetto di lungo termine per il Paese. Sino ad oggi ben 37 parlamentari grillini (18 deputati e 19 senatori) hanno abbandonato il movimento o ne sono stati espulsi. In numero ben maggiore lo hanno lasciato o sono stati espulsi gli iscritti della prima ora. Si tratta di un ‘bluff’, che presto verrà scoperto con il lavoro dei governi locali affidati al M5S. Per essere veramente credibili è indispensabile presentarsi preparati, oltre che essere onesti. Come si può credere a un Di Maio, che nel corso della campagna elettorale ha più volte affermato che ‘non è importante cosa c’è scritto nel Programma di un candidato Sindaco, ma la credibilità di chi lo porta avanti’? La verità è che il successo del M5S è per lo più dovuto alla totale perdita di credibilità degli avversari nei Comuni in cui ha vinto. E non basta rinunciare a una parte dello stipendio, se poi si deve ubbidire alle regole di una ‘centrale’ non dotata di grande trasparenza. Alla base di un buon politico ci deve essere una buona formazione morale e tecnica, requisito indispensabile per ottenere risultati concreti nell’interesse della collettività. E’ quella formazione che uomini come Einaudi, De Gasperi, Adenauer, Sturzo e Olivetti possedevano e che poi la politica italiana ha purtroppo trascurato di curarla sino a dimenticarla del tutto. Sono convinto che sia necessario ripartire da quei principi e valori fondamentali per superare gli ostacoli che si oppongono al buon governo”. Il grande successo elettorale del M5S ha comunque contribuito a dare un colpo mortale alla “catena” PCI-PDS-DS-PD, ormai prossima a dividersi e a indebolirsi tra i nostalgici dei vecchi socialcomunisti e i nostalgici dei vecchi democristiani di sinistra. È una “catena” destinata a scomparire del tutto dal panorama politico italiano, perché affonda le sue radici dapprima nella cultura marxista del duro conflitto sociale e in seguito nella cultura statalista nata con l’apertura a sinistra della DC a partire dal 1963. La “rivoluzione liberale” promessa da Berlusconi è poi fallita per la forte opposizione di quella “catena” e per il mancato ritorno alla cultura degli statisti menzionati dall’Ing. Aquilino. Quella “rivoluzione” va ripresa per dare voce e azione ad almeno il 70% degli elettori italiani, che non credono più ai “miracoli” della sinistra né ai “voli” dei grillini.

Giovanni Palladino e Andrea Aquilino

 

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