NON FARE LA GUERRA ALL’#EURO


eurotruffati-620x350

Sono d’accordo con Alessandro Corneli che l’Euro non ha eliminato totalmente la competizione fra Stati. La moneta unica è però centrale nella direzione della creazione di un polo europeo solidale per esserci nella futura, necessaria, multipolarità economica generale globale. Doveva seguire e non anticipare l’Unione, o esserne contemporanea. Questo è un fatto indiscutibile. Ma tant’è. L’Europa Unita non si è fatta, ma resta da costruire come fondamentale obiettivo polarizzante, sempre più difficile da realizzare, come si vede ogni giorno. Altri poli si affacciano come possibili (Brexit ne potrebbe consolidare uno con GB, Cina, India e dintorni). Che sia ancora viva una sorta di competizione finanziaria è vero, ma ne subiscono le conseguenze non i più deboli, ma specificamente solo i Paesi con Istituzioni corrotte, disastrate o inesistenti. Non è stato l’Euro da solo a eliminare quella voce di Pil industriale riferito alle industrie di Stato, Fiat compresa. L’eliminazione dello Stato imprenditore italiano precede di molto l’Euro. Draghi, Prodi e Amato lo fecero molto prima, eliminando in radice l’impiego di fondi pubblici a sostegno delle perdite private, pagate con la stampa di soldi inflazionati. Quello che resta oggi dell’industria e della finanza di Stato italiane, non ha dimestichezza con la competizione, ma solo con il monopolio. Costruisce PIL, ma in maniera impercettibile e non determinante come altrove, in Francia e in Germania. Sicuramente l’Euro c’entra nella giostra di carta straccia che ha visto le nostre maggiori banche indebitarsi in titoli farlocchi, lasciando sopravvivere (male) un sistema di credito territoriale in mano a ‘ndrine localistiche e partitiche (anche oggi le obbligazioni di MPS “non si possono” tramutare in azioni perché le ‘ndrine ne perderebbero il controllo e non tutto quello che c’è da sapere sulle passate gestioni si vuole far conoscere). Non è stato certo l’Euro a determinare il collasso di BNL e MPS e lo stato comatoso di Intesa e Unicredit. L’Euro ha certo contribuito a bloccare l’aumento indiscriminato dei valori immobiliari, eliminando in pratica la nuova edilizia nazionale, espellendo 500.000 lavoratori dal comparto. Ma non è stato l’Euro a impedire la trasformazione e il “recupero” dell’edilizia esistente delle periferie delle nostre città d’arte, la riorganizzazione della rete viaria e ferroviaria, dei porti e degli aeroporti. Le competenze tecniche e amministrative italiane sono da terzo mondo. Il fallimento solo italiano della finanza di progetto non l’ha procurata l’Euro, né l’Europa, ma una classe imprenditoriale piccola, corrotta, incapace, associata a “compari” e “compagni di merende” della politica e soprattutto dell’amministrazione. Non è stato l’Euro a impedire la riorganizzazione delle professioni, che vede il mondo che compete con noi offrire, ad esempio, studi tecnici di ingegneria e architettura di 1000 professionisti associati, legati a doppio filo con imprese edilizie che superano abbondantemente i 20 miliardi di fatturato annuo. Noi ne abbiamo solo una, dell’ENI, che arriva a 10 miliardi. Non è stato l’Euro a determinare la mancata riforma della giustizia civile, del sistema autorizzativo pubblico territoriale, del nuovo e inutile codice appalti che non ha ancora neppure un regolamento. Per non parlare dei grandi centri di Ricerca che mancano in Italia, per non chiudere il patetico sistema assistenziale delle Start -up gestite dalle ‘ndrine accademiche. È certamente vero che la Germania ha goduto di indubbi vantaggi imposti agli altri partner europei da input internazionali irrinunciabili dopo la riunificazione, alla quale dovevamo contribuire noi europei, giacché gli SU si erano defilati, come stanno defilandosi anche dal sistema di difesa europeo, chiedendo a tutti il 2% del PIL per la bisogna (vedi NATO-Varsavia). È certamente vero che la Germania non vuole rinunciare alla grande abbuffata di surplus commerciale, intensificando il controllo finanziario interno all’EU, eliminano BCE e FMI dai fondi per il salvataggio degli Stati. Resisterà solo ESM, che la Germania controlla e controllerà in modo ferreo. In tal modo detterà regole e comportamenti decisivi per il mantenimento di vantaggi commerciali in danno dei principali concorrenti europei, cioè noi. Ma la complessità della situazione non si risolve combattendo l’euro. Occorrerebbe potersi opporre con più efficienza istituzionale, più controllo del territorio, che vale sicuramente una frazione a due cifre del PIL nazionale, a recupero completo dei “danni” da Euro, da inflazione nascosta e da gap commerciali “imposti” dalla Germania.

Giampiero Cardillo

One thought on “NON FARE LA GUERRA ALL’#EURO

  1. Pingback: L’#EURO NON HA ELIMINATO IL FENOMENO DELLE SVALUTAZIONI |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...