PERCHÉ NON CRESCIAMO PIÙ?


L’autorevole centro di studi e analisi McKinsey Global Institute ha di recente calcolato che nel decennio 2005-2014 nella media ben due terzi delle famiglie residenti in 25 paesi sviluppati non hanno visto crescere il proprio reddito in termini reali, che è rimasto stabile o che ha addirittura subito una riduzione. È purtroppo l’Italia a guidare questa spiacevole classifica con ben il 97% delle famiglie in una situazione reddituale di stallo o di decrescita; seguono le famiglie Usa (81%), quelle inglesi (70%), olandesi (70%) e francesi (63%). Di qui l’accusa ai paesi in via di sviluppo o emergenti, che grazie all’esplosivo fenomeno della globalizzazione hanno sottratto investimenti, lavoro e quindi capacità di crescita interna ai paesi sviluppati. Ma l’accusa è fondata? Dagli Stati Uniti molti economisti sostengono di sì e mettono in risalto che dal 1947 al 2000 l’aumento medio annuo del Pil Usa è stato del 2,2%, mentre dal 2001 al 2015 è stato dello 0,9% (ma in Giappone e in Europa queste percentuali sono state più basse). Dice Trump: se non la smette la Cina a farci concorrenza sleale… Tuttavia un esame più “onesto” di quanto è avvenuto nel mondo occidentale con l’ingresso nel 21° secolo ci farebbe vedere quante enormi risorse non sono state usate in modo produttivo e quante ne sono state usate in modo distruttivo. Non vi è dubbio che a partire dal nuovo secolo è cresciuta molto – in particolare negli Stati Uniti – la finanza del gioco d’azzardo o puramente speculativa, che con l’economia reale non ha alcun collegamento produttivo. Ha invece un effetto negativo o di freno alla crescita economica, perché sottrae preziose risorse all’economia imprenditoriale, quella vera, che non si affida al gioco d’azzardo per crescere. È amaro constatare che proprio nel periodo in cui nel mondo aumentava molto la platea degli imprenditori privati e dei consumatori, il mondo della finanza non ha saputo accompagnare al 100% lo sviluppo degli investimenti produttivi, dando invece enormi risorse ai giocatori d’azzardo e creando nuovi servizi finanziari, che con l’economia reale non hanno alcun legame. Se poi a questi difetti finanziari strutturali aggiungiamo gli errori geopolitici (clamorosi errori di Washington nel Medio-Oriente, pessima gestione del fenomeno dei migranti e del terrorismo, sanzioni economiche contro la Russia, Grexit e Brexit, Europa disunita, etc.) capiamo quali sono le vere cause del rallentamento economico dell’Occidente. La globalizzazione è una grande opportunità offerta al mondo, ma se viene gestita male… Mai come oggi c’è bisogno di buoni gestori. Per il momento, purtroppo, non se ne vedono all’orizzonte. Corazziamoci di fede e di speranza, ma anche di buona cultura e di coraggio per produrre il necessario cambiamento.

Giovanni Palladino

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