PARADIGMI CHE CAMBIANO


Credo che in questa strana Brexit ci sia forse molto di più di quello di cui parla Flavio Felice con competenza, alla luce di quanto sta accadendo dopo il 29 maggio. Vi propongo un ragionamento di Theresa May, registrato dalla stampa specializzata ai primi del mese. “…Ciò significa lottare contro la bruciante ingiustizia del fatto che se siete nato povero, morirete in media nove anni prima degli altri. Se siete nero, sarete trattato dal sistema penale più duramente che se siete bianco. Se siete un ragazzo bianco della classe operaia, avete meno possibilità di chiunque nel paese di andare all’università. Se siete in una scuola di Stato, avete minori possibilità di entrare nelle migliori professioni che se foste stato istruito dalla scuola privata. Se siete donna, guadagnerete meno di un uomo. Se avete problemi mentali, non avrete abbastanza aiuto. Se siete giovane, troverete più difficile che mai avere la vostra casa”. Questa è la dichiarazione di Theresa May, in apertura dei lavori della Commissione interministeriale su Strategia economica e industriale del 2 agosto scorso. Non è Corbin a parlare, ma un successore della Tatcher a dire questo! L’Istituto Tavistok parla di “un cambio di paradigma” rispetto alle politiche inglesi degli ultimi decenni. Che ciò possa essere vero lo dimostra ciò che ha detto il Ministro P. Hammond di rincalzo: “dobbiamo ridurre lo scarto tra Londra e il resto della GB, per uno sviluppo armonico prevedibile del 9% della crescita nazionale”. Tata Steel, Glaxo Smith, Thissen Krupp, Jaguar Land Rover, Bae Aeronautica e l’elettronica militare inglese hanno già aderito al “nuovo paradigma” di rilancio industriale della GB, bloccando il programma di licenziamenti, chiusure di stabilimenti e reparti in fieri per aderire, tra l’altro, al progetto di riqualificazione della mano d’opera inglese, non adatta all’Industria 4.0 del prossimo futuro. Inutile chiedersi, in sostanza, se l’attuale, ottimale, fixing del cambio a 0,85 contro Euro, possa essere stato ed essere il solo motore-obiettivo- bottino di Brexit, assieme al recupero della manciata di miliardi l’anno dei contributi passivi a favore dell’Europa e all’affrancamento di uno strapotere commerciale tedesco, supportato dai francesi, sopportato sempre meno dagli USA (vedi incursioni legalitarie come in Volkswagen e Mercedes). Inutile congetturare circa l’esistenza o meno di una improvvisazione strategica ex post, indotta da un “sorprendente” orientamento popolare. La Regina era favorevole. E ciò significa più di qualcosa. Una “visione” strategica c’era prima del voto. Non sono in grado di dire da chi formulata, con chi e cosa volesse collegarsi, ma ciò che sta avvenendo svela un “piano” già confezionato da tempo, a mio parere. 2  Azzardo una ipotesi, una congettura. Fin dal ‘63 Monnet riteneva indispensabile avere gli Inglesi nella Comunità. I rapporti con gli USA ne avrebbero guadagnato. Questa “necessità” aveva a che fare già allora con la “multipolarità” necessaria per la formazione di un “Governo del mondo” che in futuro componesse pacificamente i conflitti geo-politici e favorisse lo sviluppo più armonico possibile di ogni terra del pianeta? Oggi, comunque, questa è la necessità strategica più urgente. Le troppe tensioni esplosive in atto fanno vivere momenti pre-bellici tutti i giorni. Gli inglesi, immagino, siano in grado di comporre attorno a loro un polo autonomo sia dalla Francia che dalla Germania. La contiguità territoriale polare non sembra necessaria nella realtà finanziaria e industriale attuale. Brani d’EU (Olanda, Austria, Danimarca…) e lontano oriente possono fondersi e avere a capo una GB che innovi il “paradigma”, abbandonando il teacherismo reganiano e riproponendo la centralità della produzione sulla finanza, per riequilibrare il proprio e l’altrui territorio e i redditi dei vecchi e nuovi sudditi (non solo City, come sostiene Theresa May e il suo Ministro). Un certo distacco dagli USA è in nuce, ma non è escluso che possa ricomporsi ai danni di ciò che resterebbe in EU, pienamente in crisi di idee e di azione. L’EU, dopo aver “festeggiato” Brexit, sembrerebbe inane rispetto a questo (da me) presunto progetto inglese. Si lascia tempo, non si registrano reazioni interessate o allarmate rispetto al dichiarato cambio di rotta che la GB suggerisce a sé stessa. Se non ho congetturato aria fritta, il “fascino” di un simile discorso paradigmatico, potrebbe contagiare molti cuori, sia europeisti che avversari dell’EU. Una economia globale (più) regolata, che traspare dalle dichiarazioni operative della May, dovrebbe suscitare interesse e risposte adeguate immediate, se non allarme, in EU, al di là dei discorsi più o meno paludati ascoltati finora in EU.

Giampiero Cardillo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...