“QUANDO PREGHIAMO, PARLIAMO CON DIO. MA QUANDO LEGGIAMO, È DIO CHE CI PARLA”San Girolamo


Milioni di persone hanno già letto uno dei libri più straordinari della storia umana. Ma forse si dovrebbe dire “il libro più straordinario e importante della storia umana”, se si crede – come in molti ormai credono – che L’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO (edito dal Centro Editoriale Valtortiano) sia stato scritto da due autori: Gesù e Maria Valtorta. Infatti il libro è frutto di circa 800 dettati fatti da Gesù a Maria Valtorta dal 23 aprile 1943 al 28 aprile 1947 e di 647 visioni offerte da nostro Signore alla Valtorta riguardanti la Sua vita e in particolare episodi avvenuti in circa 500 dei Suoi 1.200 giorni di vita pubblica. Grazie ai dettati e alle visioni si è potuto stabilire che nel corso della Sua vita pubblica Gesù è stato in almeno 350 luoghi in Israele (fra i quali 9 villaggi scoperti dagli scavi archeologici solo dopo la morte di Maria Valtorta, avvenuta nel 1961) e ha conosciuto “de visu” più di 500 persone, tanto da indicarne il nome nel libro. Tanti dettagli e così precisi (non essendo stati ritenuti falsi da alcuno studioso della materia negli ultimi 60 anni) fanno ritenere che il libro – edito in ben 10 volumi per un totale di oltre 5.000 pagine – sia di origine divina. Infatti Maria Valtorta, paralizzata a letto dal 1934 sino alla sua morte, non andò mai in Terra Santa, non era una studiosa della materia e non poteva avere tanta “scienza” infusa da consentirle in modo autonomo di scrivere una tale opera “monumentale”. Pio XII, dopo aver letto il manoscritto, nel 1948 disse: “Pubblicate il libro così com’è; chi lo leggerà, capirà”. Padre Gabriele Allegra, primo traduttore della Bibbia in cinese e nel 2012 beatificato da Benedetto XVI, scrisse nel 1965 da Hong Kong una lettera entusiasta a un suo confratello, Padre Fortunato, nella quale fra l’altro diceva: “Non credo che un genio possa completare così la narrazione evangelica: digitus Dei est hic! Io sento in questo libro il Vangelo o meglio il profumo inebriante del Vangelo. Questo libro è per me un atto di divina misericordia per la Chiesa, per le anime semplici, per i cuori che sono evangelicamente fanciulli”. Per comprendere perché L’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO chiarisca, integri e quindi completi – per il bene di tutti – quanto scritto nei Vangeli dai 4 Evangelisti, è sufficiente precisare che nel libro sono descritte ben 97 parabole rispetto alle 39 dei Vangeli, ben 197 miracoli rispetto ai 30 dei Vangeli, le lunghe ore della Passione sono descritte in più di 200 pagine rispetto alle poche pagine dei Vangeli. E – fatto davvero straordinario – nel libro sono descritte ben 36 apparizioni di Gesù dopo la Risurrezione rispetto alle 4 descritte nei Vangeli, dove viene ricordato che Gesù restò con gli Apostoli per 40 giorni dalla Risurrezione sino all’Ascensione finale in Cielo. 2  Ecco le 36 apparizioni in ordine cronologico dal momento della Risurrezione: 1. A Sua Madre, Maria Vergine 2. A Maria di Magdala, ovvero a Maria Maddalena, sorella di Lazzaro e di Marta 3. A Lazzaro 4. A Giovanna di Cusa 5. A Giuseppe d’Arimatea, a Nicodemo e a Mannaen 6. Ai pastori 7. Ai due discepoli di Emmaus 8. A Longino, Plautina, Anna, Sira, Niche e Marta 9. Agli Apostoli riuniti nel Cenacolo senza Tommaso 10. Agli Apostoli riuniti nel Cenacolo con Tommaso 11. Agli Apostoli nel Getsemani 12. Agli Apostoli nel Cenacolo dopo la loro giornata trascorsa sul Golgota 13. Alla madre di Annalia 14. A Maria di Simone, madre di Giuda (commoventi le parole di Gesù!) 15. Ad Anna, madre di Joanna, e al vecchio Anania 16. Ai bambini di Jutta con la mamma Sara 17. Al giovinetto Jaia 18. A Giovanni di Nobe 19. A Mattia presso Jabes Galaad 20. A Dorca e al suo bambino nel castello di Cesarea di Filippo 21. A un gruppo di rabbi a Giscala 22. A Gioacchino e Maria a Bozra 23. A Maria di Giacobbe a Efraim 24. A Sintica ad Antiochia 25. Al levita Zaccaria 26. A una donna di Saron che ottiene la guarigione del figlio malato 27. A un gruppo di pastori sul Grande Ermon 28. Al bambino che era cieco nato a Sidone 29. A contadini di Giocana 30. A Daniel, parente del fariseo Elchia, con il sinedrista Simone 31. A una donna galilea, che ottiene la risurrezione del marito morto 32. Sulle rive del lago di Tiberiade per il conferimento dell’incarico a Pietro 33. Agli Apostoli sul monte Tabor 34. Agli Apostoli su un altro monte: lezioni sui Sacramenti e predizioni sulla Chiesa 35. Agli Apostoli e a Sua Madre nel Cenacolo 36. A Sua Madre, agli 11 Apostoli, ai 72 Discepoli e a centinaia di persone sul monte Uliveto che sovrasta Gerusalemme (ultima apparizione con l’Ascensione al Cielo) È nel corso di queste 36 apparizioni che sono forse scritte le pagine più belle (ben 205) de L’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO. È un misto di discorsi di Gesù e di visioni descritte da Maria Valtorta che tutti – per primi i sacerdoti sin dagli anni trascorsi nei seminari – dovrebbero leggere per capire la bellezza e l’importanza della Parola di Dio. Qui di seguito riportiamo alcuni brani tratti dalle due ultime apparizioni di Gesù pubblicati nel 10° volume dell’Opera. 3  AMATE IL MONDO PER INSEGNARGLI AD AMARE Dice Gesù agli Apostoli: “…considerate che contro di voi cospira il mondo, l’età, le malattie, le persecuzioni. Non vogliate perciò essere avari di ciò che avete saputo e imprudenti. Trasmettete per questo in Nome mio il sacerdozio ai migliori fra i discepoli, perché la Terra non resti senza sacerdoti. E sia carattere sacro concesso dopo acuto esame non verbale, ma delle azioni di colui che chiede di essere sacerdote o di colui che voi giudicate buono a esserlo. Pensate a ciò che è il Sacerdote. Al bene che può fare. Al male che può fare. Avete avuto l’esempio qui in Israele di ciò che può fare un sacerdozio decaduto dal suo carattere sacro. In verità vi dico che per le colpe del Tempio di Gerusalemme questa nazione sarà dispersa. Ma anche in verità vi dico che ugualmente sarà distrutta la Terra, quando l’abominio della desolazione entrerà nel novello Sacerdozio conducendo gli uomini all’apostasia per abbracciare le dottrine d’inferno. (…) Guai, tre volte guai se, a confortare gli ultimi cristiani, non ci saranno VERI sacerdoti, come ci saranno per i primi. (…) Ma il bene e il male futuro ha radice nel presente. Le valanghe hanno inizio da un fiocco di neve. Un sacerdote indegno, impuro, eretico, infedele, incredulo, tiepido o freddo, spento, insipido, lussurioso fa un male decuplo di quello di un fedele colpevole degli stessi peccati e trascina molti altri al peccato. La rilassatezza nel Sacerdozio, l’accoglimento di dottrine impure, l’egoismo, l’avidità, la concupiscenza nel Sacerdozio, voi sapete dove sfocia: nel deicidio. Nei secoli futuri non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l’idea di Dio, sì. Perciò sarà compiuto un deicidio ancor più irreparabile, perché senza risurrezione. Si potrà compiere per i troppi Giuda dei secoli futuri. Orrore!… La mia Chiesa scardinata dai suoi stessi ministri! E Io che la sorreggo con l’aiuto delle vittime. Ed essi, i Sacerdoti, che avranno unicamente la veste e non l’anima del Sacerdote, che aiutano il ribollire delle onde agitate dal Serpente infernale contro la tua barca, o Pietro. In piedi! Sorgi! Trasmetti quest’ordine ai tuoi successori: ‘Mani al timone, sferza sui naufraghi che hanno voluto naufragare e tentano di far naufragare la barca di Dio’. Colpisci. Ma salva e procedi. Sii severo, perchè sui predoni è giusto il castigo. Difendi il tesoro della fede. Tieni alto il lume come un faro sopra le onde sconvolte, perché quelli che seguono la tua barca vedano e non periscano. Pastore e nauta per i tempi tremendi, raccogli, guida, solleva il mio Vangelo, perché in questo e non in altra scienza è la salute. (…) Cos’è la scienza se manca la sapienza? Paglia è. Paglia che gonfia e non nutre. E in verità vi dico che un tempo verrà nel quale troppi tra i Sacerdoti saranno simili a gonfi pagliai, superbi pagliai, che staranno impettiti nel loro orgoglio di essere tanto gonfi, come se da loro si fossero dati tutte quelle spighe che coronarono le paglie, e crederanno d’essere tutto perché avranno tutta quella paglia, invece del pugnello di grani, ossia del vero nutrimento che è lo spirito del Vangelo. Ma può bastare la paglia? Neppure per il ventre del giumento essa basta e, se il padrone dello stesso non corrobora l’animale con biade ed erbe fresche, il giumento nutrito di sola paglia deperisce e anche muore. 4  Eppure Io vi dico che un tempo verrà nel quale i Sacerdoti, immemori che con poche spighe Io ho nutrito gli spiriti alla Verità, e immemori anche di ciò che è costato al loro Signore quel vero pane dello spirito, tratto solo dalla Sapienza divina, detto dalla divina Parola, dignitoso nella forma dottrinale, instancabile nel ripetersi perché non si smarrissero le verità dette, umile nella forma, senza orpelli di scienze umane, senza completamenti storici e geografici, non si cureranno dell’anima di esso, ma della veste da gettargli sopra per mostrare alle folle quante cose essi sanno, e lo spirito del Vangelo si smarrirà in loro sotto valanghe di scienza umana. E se non possiedono questo spirito, come possono trasmetterlo? Che daranno ai fedeli questi pagliai gonfi? Paglia. Che nutrimento ne avranno gli spiriti dei fedeli? Che frutto matureranno da questo insegnamento e da questa conoscenza imperfetta del Vangelo? Un raffreddarsi dei cuori, un sostituirsi di dottrine eretiche all’unica, vera Dottrina, un prepararsi il terreno alla Bestia per il suo fugace regno di gelo, di tenebre e orrore. (…) Ma tu, Pontefice, e voi, Pastori, in voi e nei vostri successori vegliate perché non si perda lo spirito del Vangelo, e non lasciate cadere nel vuoto le mie voci future. Ognuna di esse è una misericordia mia in vostro aiuto e tanto più numerose saranno quanto più per ragioni divine Io vedrò che il Cristianesimo ha bisogno di esse per superare le burrasche dei tempi. (…) Pastore e nauta, Pietro, nei tempi tremendi! È tua bussola il Vangelo. In esso è la Vita e la Salute. E tutto è detto in esso. E fa’ che da esso non si scostino Sacerdoti e fedeli. Fa’ che non vengano dubbi su esso. Alterazioni ad esso. Sostituzioni e sofisticazioni di esso. Il Vangelo è Me stesso. Dalla nascita alla morte. Nel Vangelo c’è Dio, perché in esso sono manifeste le opere del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Il Vangelo è amore. Ho detto: ‘La mia Parola è Vita’. Ho detto: ‘Dio è carità’. Conoscano dunque i popoli la mia Parola e abbiano l’amore in loro, ossia Dio. Per avere il Regno di Dio. Perché chi non è in Dio non ha in sè la Vita. Chi respinge in tutto o in parte la mia Parola è un membro nel quale non scorre più la linfa della Vite. La mia Parola è succo che nutre, fa crescere e portare frutto. (…) ******* Il primo miracolo lo feci per la gioia di Maria a Cana di Galilea. L’ultimo miracolo, anzi gli ultimi miracoli, per il conforto di Maria a Gerusalemme: l’Eucarestia e il velo della Veronica. Questo per dare una stilla di miele all’amarezza della Desolata; quello per non farle sentire che non c’era più Gesù sulla Terra. Tutto, tutto, tutto, voi avete per Maria! Dovreste amarla e benedirla a ogni vostro respiro. Il velo della Veronica è anche un pungolo alla vostra anima scettica. Confrontate – voi che procedete per aridi esami, o razionalisti, o tiepidi, o vacillanti nella fede – il Volto del Sudario e quello della Sindone. L’uno è il Volto d’un vivo, l’altro quello di un morto. Ma larghezza, lunghezza, caratteri somatici, forma, caratteristiche sono uguali. Sovrapponete le immagini. Vedrete che corrispondono. Sono Io. Io che ho voluto ricordarvi come ero e come ero divenuto per amore vostro. Se non foste dei perduti, dei ciechi, dovrebbero bastare quei due Volti a portarvi all’amore, al pentimento, a Dio. 5  (…) Non avrete il Regno di Dio in voi se non avrete l’amore. Perché il Regno di Dio è l’amore e appare con l’Amore. Amatevi tra voi, aiutandovi scambievolmente, perché questo è il comandamento nuovo e il segno che voi siete veramente di Cristo. Voi lo sapete che il mondo non sa amare. Ma voi d’ora in poi amate il mondo di amore soprannaturale per insegnargli ad amare. (…) Io ve l’ho detto qual è la via e la porta che conducono nel Regno dei Cieli, e Io per primo ho camminato per quella via e sono tornato al Padre per quella porta. Se ve ne fosse un’altra ve l’avrei insegnata, perché ho pietà della vostra debolezza di uomini. Ma non ve n’è un’altra… Indicandovela come unica via e unica porta, anche vi dico, vi ripeto qual è la medicina che dà forza per percorrerla ed entrare. È l’amore. Sempre l’amore. Tutto diventa possibile quando in noi c’è l’amore. E tutto l’amore vi darà l’Amore che vi ama, se voi chiederete in Nome mio tanto amore da divenire atleti nella santità. (…) Andate! Andate in mio Nome a evangelizzare le genti sino agli estremi confini della Terra. Dio sia con voi. Il suo amore vi conforti, la sua luce vi guidi, la sua pace dimori in voi sino alla vita eterna”. P.S. Il 28 aprile 1947 Gesù detta il Commiato all’Opera e afferma che tra le ragioni che Lo hanno mosso a illuminare e a dettare episodi e parole Sue al piccolo Giovanni (cioè a Maria Valtorta) vi è soprattutto “l’amore mio per la Chiesa, sia docente che militante, e il desiderio di aiutare le anime nella loro ascesa verso la perfezione. La conoscenza di me è aiuto all’ascesa. La mia Parola è vita”. Inoltre ha voluto “risvegliare nei sacerdoti e nei laici un vivo amore al Vangelo (…) e dare ai maestri di spirito e direttori di anime aiuto al loro ministero” Gesù è comunque cosciente che la Sua Parola (ovvero i dettati a Maria Valtorta e tutto quanto scritto nei 4 Vangeli) non basta. Con grande realismo ha quindi aggiunto in questa Opera “monumentale” – come Sua originale tecnica comunicativa – le “visioni”. Il 4 febbraio 1944 precisa alla Valtorta quanto segue (testo riportato nel primo volume dell’Opera a pag. 286): “La mia patria fu piena delle mie manifestazioni. Come seme gettato ai quattro punti cardinali, esse avvennero in ogni strato e luogo della vita: ai pastori, ai potenti, ai dotti, agli increduli, ai peccatori, ai sacerdoti, ai dominatori, ai bambini, ai soldati, agli ebrei, ai gentili. Anche ora esse si ripetono. Ma, come allora, il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate. Ebbene, io non desisto, mi ripeto per salvarvi, per portarvi alla fede in me. Sai, Maria, quello che fai? Anzi, quello che faccio nel MOSTRARTI il Vangelo? Un tentativo più forte di portare gli uomini a me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. NON MI LIMITO PIÙ ALLA PAROLA. Li stanca e li stacca. È una colpa, ma è così. Ricorro alla VISIONE del mio Vangelo e la spiego per renderla più chiara e attraente. A te do il conforto del VEDERE. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi. E, se ancora non servirà e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te resterà il mio dono e ad essi il mio sdegno. Potrò ancora una volta fare l’antico rimprovero: ‘Abbiamo suonato e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto’. Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io sono Quello e tu sei la verga che le conduci a me”. (Indirizzi web per approfondire la conoscenza di questo libro): fondazionemariavaltortacev.org scrittivaltorta.altervista.org fondazionemariavaltorta.it bardstown.com/brchrys/summa.pdf

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