SONO IL DIO DEL PERDONO, NON DELLA VENDETTA


A proposito dell’angosciosa domanda “DOV’È DIO?” fatta da Papa Francesco nel visitare il campo di sterminio di Auschwitz (https://liberaeforte.net/2016/08/02/dove-dio-e-la-dove-ce-amore/), leggo su “I QUADERNI DEL 1943” (Ed. Centro Editoriale Valtortiano) una significativa risposta di Gesù a una domanda fatta da Marta Diciotti(1) a Maria Valtorta nel corso dei primi bombardamenti inglesi su Viareggio. Terrorizzata, Marta chiede a Maria: “Perché Gesù non mostra il Suo volto irato per impaurire chi ci ha portato a questa guerra?”. Il 5 giugno 1943 Gesù risponde: “Vorreste che io venissi e mi mostrassi per terrorizzare e incenerire i colpevoli. O miseri! Non sapete quello che chiedete. Ma se anche io mi mostrassi, dove è nei cuori, e specie in quelli maggiormente colpevoli delle sciagure odierne, quel tanto residuo di fede e di rispetto che li farebbe curvare con il volto a terra per chiedermi pietà e perdono? No, figli che chiedete al Padre vendetta, mentre Egli è il Padre del perdono! Se anche il mio Volto balenasse nei vostri cieli e la mia Voce, che ha fatto i mondi, tuonasse da oriente a occidente, le cose non muterebbero. Ma soltanto un nuovo coro blasfemo di insulti e una nuova ridda di ingiurie sarebbero lanciati contro la mia Persona. Ripeto: potrei fare un miracolo e lo farei se sapessi che poi voi vi pentite e divenite migliori. Voi, grandi colpevoli che portate i piccoli a disperare e a chiedere vendetta; e voi, piccoli colpevoli, che chiedete vendetta. Ma né voi, grandi colpevoli, né voi, piccoli colpevoli, vi pentireste e non diverreste migliori dopo il miracolo. Anzi calpestereste, in una furia di gioia colpevole, i corpi dei puniti, demeritando subito al mio cospetto, e vi montereste sopra per opprimere, a vostra volta, da quel trono fondato su una punizione. Questo vorreste. Che Io colpissi per poter colpire a vostra volta. Io sono Dio e vedo nel cuore degli uomini; perciò non vi ascolto in questo. Non voglio che vi danniate tutti. I grandi colpevoli sono già giudicati. Ma voi tento di salvarvi. E quest’ora, per voi, è vaglio di salvezza”. Da ciò si capisce che la tragica fine di Mussolini non fu una vendetta di Dio, ma la naturale conseguenza dei suoi errori. E due giorni dopo, il 7 giugno 1943, Gesù comunica a Maria Valtorta un’altra verità: “Una sola è la Scienza. La mia. E ve la comunica lo Spirito di Verità. Alla sua luce tutto si santifica, si purifica, si fa buono. Se il vostro sapere trae origine da questo Sapere perfetto, il vostro sapere umano dà opere di utilità vera. Altrimenti no. Se la scienza che possedete è solo scienza umana, non è scienza vera. È profanazione. Essa strappa i veli che avvolgono le forze cosmiche in cui Io, che so dosare il bene e il male che dovete conoscere, le ho avvolte.

Il dragone fischia: “Mordi, mordi, uomo, il frutto che ti farà dio”. E voi mordete. Non sapete che mangiate la vostra condanna. Divenite, è vero, di una genialità semidivina. Avete strappato molti segreti all’universo e avete fatto schiave le forze della natura. Ma non avendo a contrappeso l’amore nel vostro sapere, il vostro sapere è divenuto anche potere distruttore. E Satana fischia la sua gioia, perché nelle vostre scoperte vede il suo segno che nega Dio. Solo il suo segno. Se per compiere il bene metteste un centesimo di quello che mettete per compiere il male, sareste già salvati. Ma seguire il Bene vuol dire essere puri, continenti, onesti, misericordiosi, giusti e umili. E voi invece preferite essere operatori di iniquità. Non potete conciliare il Regno di Dio con il regno di Satana. Non potete accontentare contemporaneamente la carne e lo spirito. Dovete scegliere. Vi ho dato l’intelligenza, perché possiate scegliere. Vi ho dato la luce, perché possiate vedere. E vi ho dato la libertà, perché altrimenti non avrebbe avuto merito la vostra esistenza. Avete sbagliato dieci, cento, mille volte. Vi ho dato i Comandamenti per aiutarvi, vi ho dato i Profeti per gridarvi la mia Volontà. Avete sbagliato cento, mille, diecimila volte. Vi ho dato Me stesso, umiliando Me, Dio, a morire come un malfattore per lavarvi il cuore e renderlo capace di accogliere Dio. Vi ho dato lo Spirito, perché vi fosse Maestro nella cognizione della mia dottrina di carità, purezza, bontà, umiltà. Avete sbagliato diecimila, un milione di volte. Non si può più contare il numero dei vostri errori. Li accumulate come una piramide gli uni sugli altri. Fate una seconda Torre di Babele per montarvi sopra e dirvi: “Ecco che siamo simili a Dio e scaliamo i cieli”. Satana vi aiuta e ride. Sa che la torre delle vostre colpe vi crollerà addosso, quando crederete di toccare i cieli e vi sprofonderà nell’inferno. Sta già crollando e travolgendovi. E non vi fermate! Oh! fermatevi, fermatevi, figli! Non respingete la mia mano che cerca di attirarvi a Me. Credete che Io non vi possa perdonare? Avrei perdonato anche Giuda, se invece di fuggire fosse venuto sotto la croce dove morivo e mi avesse detto: “Perdono!”. Sarebbe stato il mio primo redento, perché era il più grande colpevole, e su di lui avrei fatto piovere il sangue del mio cuore, trafitto non tanto dalla lancia quanto dal suo e dai vostri tradimenti. Venite, le mie braccia sono aperte. Sulla croce mi doleva di averle inchiodate, soltanto perché non avrei potuto stringerle intorno a voi e benedirvi. Ma ora sono libere di attirarvi al mio cuore. La mia bocca ha baci di perdono, il mio cuore ha tesori di amore. Non vi dico che non conoscerete più il dolore. L’ho conosciuto Io che sono Dio. Ma vi dico: il dolore diverrà soave se sofferto sul mio cuore. Venite. Lasciate quello che vi fa male, che vi vuole male. Venite a chi vi ama. Aiutatemi con la vostra volontà. La voglio per agire. Non perché mi occorra, ma perché occorre a voi per meritare il Regno. Venite. Aiutatemi a respingere l’Inferno nell’inferno e ad aprirvi il Cielo”.

È tutto molto chiaro, ma continuiamo a vivere non sfruttando in pieno il prezioso tesoro della fede e dell’amore di Dio, un tesoro per nulla immaginario come ci confermano le tante rivelazioni divine di cui l’umanità è stata generosamente beneficiata nel corso di 2000 anni.

Giovanni Palladino

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(1) Marta Diciotti ha assistito giorno e notte per 26 anni (dal 1935 al 1961) Maria Valtorta, che rimase paralizzata a letto sino alla sua morte.

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